Elena Iacopino
Elena Iacopino accanto a Bergamotta e Rosalia

Le donne di Elena Iacopino sono di cartapesta e bergamotto: «Così impasto storia, eccellenza e cultura»

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Una storia di rinascita e trasformazione, quella dell’artista di Reggio Calabria, che dopo aver perso il lavoro, ha ritrovato se stessa nell’arte e in una Bergamotta

Tempo di lettura stimato: 9 minuti


Donne, cartapesta e bergamotto di Reggio Calabria. Cosa hanno in comune? La stessa arte: non arrendersi mai. Ce lo racconta Elena Iacopino, che dal 2015, dopo aver perso il lavoro nella grande distribuzione, ha scelto di non abbandonare la sua Reggio Calabria e di mettere, letteralmente, le mani in pasta. «Ho sofferto molto. Dalle mie parti trovare un impiego è difficilissimo. Per non deprimermi, oltre a cercare un nuovo lavoro, ho iniziato a creare».

La svolta arriva allo Xenia Book Fair, mostra internazionale del libro all’aperto. Lì le commissionano tre opere e nasce l’intuizione che la renderà unica al mondo: impastare la cartapesta insieme a scorza, buccia, foglie, truciolo ed essenza di bergamotto di Reggio Calabria. Nasce così Bergamotta, la scultura che più la contraddistingue, dipinta di giallo sole.

Donne, cartapesta e bergamotto

Nelle opere di Elena, nulla è lasciato al caso. Donna, cartapesta e bergamotto hanno la stessa storia di rinascita e trasformazione.

La cartapesta è un rito di morte, trasformazione e rinascita. Una carta che non viene comprata, ma recuperata e riciclata, poi macerata in acqua calda, distrutta, frullata e impastata di nuovo fino a diventare cremosa come argilla.

Alcune delle statue in carta pesta e bergamotto di Reggio Calabria di Elena Iacopino

Esiste dai tempi degli antichi Egizi, che recuperavano papiri e stoffe. È arte di riciclo, ecosostenibile che già da sempre è stato un tramando per necessità e per virtù l’arte del recupero. Esattamente come una donna si trasforma da bambina diventa donna, poi madre, si trasforma, porta i segni di ogni trasformazione, ma rinasce più forte. Così la carta.

Il bergamotto di Reggio Calabria è la stessa cosa. Nasce ovunque come tutti gli agrumi ma solo a Reggio Calabria aggrappato a una striscia di terra tra Ionio e Tirreno, città metropolitana di Reggio Calabria da Villa San Giovanni a Monasterace, grazie al microclima unico creato dall’aria dello stretto di Messina, che ne mantiene intatte le proprietà organolettiche. È il frutto idententitario storico della città di Reggio Calabria.


Si tratta di un agrume ostinato, che non si adatta altrove.
Arrivato nel 1700, usato anche nei riti pagani dei misteri eleusini, della fertilità per attirare prosperità e ricchezza, arrivato alla Corte del Re Sole dove ancora l’igiene era una rarità copriva cattiva odori.
Il frutto ha anche un suo museo a Reggio Calabria: il Museo del Bergamotto.
La sua essenza allontana le energie negative. È simbolo, storia ed eccellenza. È la Calabria che resiste.

Le forme delle dee e donne di Elena Iacopino raccontano tutto questo.
Non sono corpi eterei, sono le curve morbide e severe dell’ Aspromonte. Sono le forme piene, forti, accoglienti delle donne mediterranee. Fianchi larghi, seni generosi, braccia che custodiscono. «Noi donne siamo tutte Demetra, pronte ad andare all’inferno per ritrovare nostra figlia – spiega Elena – Siamo semidee perché doniamo la vita. Siamo noi che conserviamo e accudiamo. Essere madre non è solo un atto fisico, è un atto di accoglienza e custodia di un bene prezioso».

Tutto torna nel suo nome e nel suo colore. Elena deriva da Elios, sole. Bergamotta è gialla in onore del sole necessario alla maturazione dell’agrume, gialla come il frutto quando da verde diventa oro, gialla come il suo nome. Il giallo è luce, rinascita, allegria.

E infine, il profumo. Le sue opere non si guardano soltanto, si respirano. L’ essenza di bergamotto di Reggio Calabria in aromaterapia porta buonumore, stimola i neuroni, allontana i pensieri negativi. È arte olistica, che ti abbraccia e ti fa stare bene. Sono le donne che custodiscono intuito, tramando, creatività.

Le dee ferite che rinascono

Elena non raffigura semplici donne, ma vere divinità greche, perché Reggio Calabria è stata Magna Grecia. Le dee di Elena hanno però una particolarità, sono donne ferite. «Studiando i miti mi sono accorta che tutto ruota intorno alla figura della donna che rinasce dopo una violenza, dopo un torto, dopo le persecuzioni» dice.

La più potente è Medusa. La storia ce l’ha consegnata come un mostro con serpenti al posto dei capelli e uno sguardo che pietrifica. Ma Medusa non nacque mostro. Era una giovane bellissima, ancella pura consacrata nel tempio di Atena. Fu violata da Poseidone proprio dentro quel tempio sacro.

Un sacrilegio. Eppure Atena, dea della giustizia e della saggezza, non punì il dio colpevole. Punì lei. Le trasformò i capelli in serpenti e rese il suo volto insostenibile alla vista. Vittima due volte: della violenza di un uomo-dio e del giudizio di una donna-dea. Solo dopo, Perseo la uccise, mozzandole la testa come un trofeo.

Elena la restituisce non come mostro, ma come archetipo di ogni donna incolpata per la violenza subita.

Rosalia

Accanto a lei nascono Afrodite e Rosalia, la donna che legge.
Rosalia tiene in mano un messaggio: “La cultura rende libere e liberi. È l’unica arma di riscatto contro la violenza sulle donne”. Un invito a tutte quelle donne che, vittime di violenza, non hanno la forza di denunciare, a trovare il coraggio almeno di parlare, di confidarsi. Può fare la differenza. Il nome non è casuale: è ispirato a Santa Rosalia di Palermo, che rifiutò di andare in sposa al padrone della città e si rifugiò su un monte, dove ebbe la vocazione.

Come nascono le statue di cartapesta

Come nel passato, Elena recupera fogli di giornale, li macera in acqua, li frulla e li impasta insieme a foglie, buccia, truciolo ed essenza di bergamotto di Reggio Calabria. Crea una struttura metallica ripiena di giornali, vi spalma sopra questo impasto cremoso, lo lascia asciugare, poi leviga tutto con carta vetrata perché la cartapesta asciugandosi si increspa. Quella levigatura le permette di dipingere a mano le sue opere.

Elena Iacopino che lavora le sue statue di carta pesta e bergamotto di Reggio Calabria

Si può vivere in un mondo senza patriarcato?

«Non parlerei di un mondo senza, ma di un mondo con rispetto reciproco.
Il patriarcato è l’idea che ci sia un sopra e un sotto, chi può e chi non può, chi possiede e chi è posseduta.

Io non credo nella parità che appiattisce, credo nella cooperazione che riconosce. Siamo diversi, uomo e donna, e questa diversità è una ricchezza, non una classifica. Abbiamo tutti due braccia, due gambe, un cuore. La differenza sta nel riconoscerla.

Quello che manca non è la forza alle donne, è lo sguardo. Imparare a vedere la donna non come qualcosa da possedere, da usare, da sminuire con il femminicidio, che è l’atto più estremo o, anche con quelle violenze sottili, quotidiane, come quella psicologica, verbale e economica, che ancora nel 2026 fanno sì che una donna a parità di ruolo guadagni meno.

Un mondo senza patriarcato è semplicemente un mondo in equilibrio. Dove tu non arrivi, arrivo io. Senza paletti. Un mondo che custodisce, come fa una madre, come fa la cartapesta, come fa la mia terra».

Se dovesse scegliere una dea, quale sarebbe? «Atena mi rappresenta molto, perché come me ha una parte artistica e una guerriera».

Elena è scaramantica e non rivela niente sui suoi prossimi progetti.
Intanto Però le sue opere hanno fatto il giro dei vip, da Katia Ricciarelli ad Alessandro Borghese, da Anna Gaetano, sorella di Rino Gaetano, a Rocío Muñoz Morales e Francesca Prestia, insieme a tante personalità di rilievo politico e istituzionale della città di Reggio Calabria come l’assessore Gianluca Gallo.
basterà attendere per sapere cosa nascerà dal prossimo impasto.

Katia Ricciarelli riceve in dono la scultura di Elena Iacopino

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Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Macerata, ha collaborato con l’ufficio stampa di ateneo. Attualmente collabora con Cronache Junior e modera eventi.
Da tempo si dedica a studi e approfondimenti sulle questioni di genere perché crede che l’equità e la giustizia per tutte e tutti siano una conquista necessaria, ma alla base di tutto ci deve essere rispetto e cortesia. Crede fermamente che attraverso la gentilezza si possano raggiungere grandi obbiettivi. E’ appassionato di cinema, scrittura e letteratura.

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