Sorellanza: la forza invisibile che ha attraversato la storia delle donne
C’è una parola che, più di altre, racconta un legame antico eppure sempre nuovo: sorellanza. Non è solo una metafora dell’affetto tra donne, ma un modo di pensare la solidarietà, la politica, la libertà.
Ed è proprio a questa parola — nelle sue declinazioni letterarie, storiche e filosofiche — che sarà dedicato il convegno internazionale “Sorellanze politiche e letterarie in Italia dal 1789 a oggi”, in programma all’Université Grenoble Alpes il 26 e 27 marzo 2026.
Un incontro accademico, certo, ma anche un segnale culturale potente: riportare al centro del discorso pubblico la sorellanza, la dimensione orizzontale del legame femminile, in un mondo che troppo spesso continua a declinare la solidarietà al maschile.
Dal 1789 a oggi: quando la fraternità dimenticò le sorelle
Tutto comincia nel 1789, con la Rivoluzione francese e il suo celebre motto: Liberté, égalité, fraternité.
Ma quella “fraternità” aveva un limite: era pensata per i cittadini, non per le cittadine. Fu Olympe de Gouges, con la sua Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, a denunciare l’esclusione e a immaginare un nuovo patto tra donne.
Nel frattempo, la parola sororité esisteva già — dal latino soror, sorella — ma rimase a lungo marginale, quasi un’eco domestica e religiosa della “fraternità”. Solo nel XX secolo, grazie al femminismo anglosassone e al termine sisterhood, l’idea di una sorellanza politica tornò a farsi viva anche in Italia.
Come ricorda la studiosa Monica Farnetti, la sorellanza è un’esperienza prima ancora che una teoria: nasce da un legame concreto, da gesti di alleanza quotidiana che possono trasformarsi in comunità.
Le sorellanze italiane: salotti, lettere, riviste, battaglie
L’Ottocento è il secolo in cui la sorellanza si fa pratica.
Mentre le “repubbliche sorelle” nate sotto l’influsso napoleonico evocano un legame politico tra nazioni, le donne italiane costruiscono reti parallele: salotti letterari, circoli militanti, riviste come La Donna di Gualberta Beccari o le lettere tra attrici, scrittrici e pedagogiste.
Dietro le quinte della storia ufficiale — fatta di padri fondatori e fratellanze patriottiche — si muovono comunità di sorelle che si scambiano idee, conforto, strategie di emancipazione.
Non si chiamano ancora “femministe”, ma preparano il terreno per il secolo successivo, in cui la sorellanza diventerà una parola chiave dei movimenti delle donne.
Nel Novecento, la sorellanza assume forme concrete: società di mutuo soccorso, associazioni educative, collettivi femministi. Negli anni Settanta, la Libreria delle donne di Milano ne dà una definizione luminosa: “una risorsa insostituibile di forza personale, di originalità mentale, di sicurezza sociale”. È la stagione di Rivolta Femminile, di Carla Lonzi, della scrittura collettiva e del rifiuto del patriarcato come unica lingua possibile.

Dalla carta ai social: sorellanza 2.0
Oggi, con l’onda lunga del MeToo e la forza virale dei social network, la sorellanza sembra aver conquistato il mondo. Le donne si riconoscono, si sostengono, denunciano insieme.
Come scrive Chloé Delaume nel suo libro Sororité (2021):
“La sorellanza è uno strumento di potere, una forza di raduno, la possibilità di rovesciare il potere ancora nelle mani degli uomini.”
Eppure, come ricordava già bell hooks, la sorellanza non può essere cieca di fronte alle differenze. Classe, razza, orientamento, privilegio: se ignoriamo le disuguaglianze interne, la sorellanza rischia di diventare una parola vuota, un’illusione di uguaglianza.
Il dibattito contemporaneo, anche grazie ai movimenti Lgbtqia+, invita a pensare la sorellanza al plurale, come un mosaico di esperienze e identità.
Pensare, scrivere, vivere la sorellanza
Il convegno di Grenoble si muoverà su tre assi: pensare, scrivere e vivere la sorellanza.
Dalla fraternità delle “nazioni sorelle” ottocentesche alla sorellanza dei social network, passando per le rappresentazioni letterarie delle sorelle – biologiche o simboliche – che popolano romanzi, diari e autobiografie, il percorso promette di intrecciare storia, letteratura e attualità.
Il convegno di Grenoble non è solo un evento accademico: è un appello aperto a ricercatrici, studiose e studiose indipendenti a riflettere insieme su cosa significhi oggi sorellanza.
La call for papers, disponibile fino al 15 dicembre 2025, invita a proporre interventi (in italiano o in francese, massimo 300 parole) che esplorino le sorellanze politiche, letterarie e vissute dal 1789 a oggi.
Gli interventi, della durata di 20 minuti, saranno selezionati da un comitato scientifico internazionale — tra cui figurano nomi come Laura Fournier-Finocchiaro, Barbara Meazzi e Paola Stelliferi — che da anni lavorano sui temi della memoria e del pensiero femminile.
Ma oltre ai dati pratici (una mail, una scadenza, un titolo), questa call ha un valore simbolico: è un gesto di apertura e di fiducia nella comunità delle donne che pensano insieme.
In un tempo in cui il dibattito pubblico è spesso frammentato o urlato, costruire uno spazio di parola condiviso — libero, plurale, sororale — è già di per sé un atto politico.







