Luigia Fortunato
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Femminicidio di Luigia Fortunato, i Centri Antiviolenza: «La sicurezza delle donne non dipende da una denuncia»

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Il Coordinamento regionale delle Marche chiarisce l’importanza di evitare esitazioni terminologiche: «Quando una donna è isolata o spaventata, la responsabilità di attivare la rete di protezione non può ricadere interamente sulle sue spalle. L’assenza di una denuncia non cancella il fenomeno o il pericolo ci dice solo che la protezione delle vittime e il cambiamento…


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Il riconoscimento del femminicidio come fenomeno richiede un cambiamento culturale e di prospettiva, ma soprattutto un orientamento condiviso collettivamente. Per questo, ha il sapore di uno schiaffo il tentennamento dei magistrati, o meglio il rifiuto, di definire femminicidio il massacro di Luigia Fortunato il 9 luglio a Loreto per mano dell’ex marito. La decisione del Pm sarebbe stata determinata dal fatto che non risultavano denunce di violenza precedenti al tragico prologo.

Decisione che vede oggi schierato il Coordinamento Regionale dei Centri Antiviolenza e delle Case Rifugio delle Marche che comprendono Servizi antiviolenza il Faro, Soc. Cooperativa sociale Polo 9, soc. Coop. Il Labirinto, Coop. On The Road, associazione il Conte di Montevecchio, associazione Il Lume e associazione Donne & Giustizia.

Il Coordinamento esprime profondo cordoglio e indignazione: «Ci stringiamo nel dolore alla sua famiglia e, in modo particolare, al suo bambino di sette anni, privato della madre in modo così violento e traumatico».

No a esitazioni terminologiche


Allo stesso tempo però intervengono giustamente a chiedere una decisa presa di posizione: «Di fronte a una dinamica tristemente tragica e ricorrente – una donna separata, un ex partner che non accetta la fine della relazione, le presunte tensioni sulla gestione del figlio usate come pretesto per la violenza, e l’uomo che scende in strada dichiarando “Ho ucciso la mia ex” il coordinamento regionale non può avere esitazioni terminologiche».

Un femminicidio senza ombra di dubbio


In merito alle recenti dichiarazioni degli organi inquirenti, secondo cui l’effettiva classificazione come “femminicidio” verrà valutata solo al termine della raccolta di tutti gli elementi, il Coordinamento Regionale ritiene doveroso fare una precisazione cruciale.

«Se dal punto di vista strettamente giuridico e procedurale i magistrati devono compiere i passaggi formali previsti dal codice penale, da un punto di vista sociale, culturale e fenomenologico questo è, senza ombra di dubbio, un femminicidio e confidiamo che le indagini con i tempi e le debite verifiche porteranno a questa attribuzione.

Il femminicidio è l’uccisione di una donna in quanto donna, perpetrata da chi considerava la sua vita, la sua libertà e i suoi affetti come una proprietà personale. La storia di Luigia è la storia di tante altre, una tragedia troppo frequente nelle nostre cronache».

La violenza c’è anche senza denuncia


Il coordinamento regionale dei centri antiviolenza e delle case rifugio sottolinea inoltre che l’assenza di denunce formali non significa assenza di violenza o controllo; la violenza psicologica, economica o le minacce velate spesso non lasciano tracce legali immediate, ma logorano la capacità della vittima di chiedere aiuto.

«Il fatto che Luigia Fortunato non avesse sporto denuncia prima del delitto – scrivono chiaramente nella nota condivisa – è un elemento purtroppo ricorrente in moltissimi casi di femminicidio e di violenza domestica spesso riconducibile alla paura di ritorsioni da parte del maltrattante, all’isolamento e alla sfiducia in sé stesse che caratterizzano quasi sempre le vittime.

La sicurezza delle donne non può dipendere esclusivamente dall’atto formale della denuncia. È necessario che la società, i servizi sociali, i medici di base e i vicini di casa siano formati per cogliere i segnali premonitori prima che si arrivi al punto di non ritorno.

Quando una donna è isolata o spaventata, la responsabilità di attivare la rete di protezione non può ricadere interamente sulle sue spalle. L’assenza di una denuncia non cancella il fenomeno o il pericolo ci dice solo che la protezione delle vittime e il cambiamento culturale della nostra società richiedono ancora tanto lavoro».

«Non siete sole»



I Centri Antiviolenza e le Case Rifugio delle Marche restano aperti, attivi e accessibili ogni giorno per accogliere, sostenere e proteggere tutte le donne che si trovano in situazioni di controllo e violenza. «Non siete sole e non è necessario sporgere denuncia per ottenere ascolto e aiuto.

Numero Nazionale Antiviolenza e Stalking: 1522 (attivo 24/7) per avere sostegno immediato ed essere messe in contatto con il centro antiviolenza più vicino».


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Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.

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