Chiara Ferrari è responsabile del centro antiviolenza “Percorsi donna” della provincia di Fermo
Chiara Ferrari è responsabile del centro antiviolenza “Percorsi donna” della provincia di Fermo

Come funziona davvero un centro antiviolenza

Condividi:


di Silvia Cotechini

Da quando nelle province di Fermo e Ascoli è stato istituito il centro antiviolenza, la gestione è sempre stata assegnata alla cooperativa On the road. È dal 2009, quindi, che la cooperativa sociale si occupa anche del centro antiviolenza “Percorsi donna” della provincia di Fermo.

All’inizio dell’attività, l’obiettivo era quello di attivare uno sportello per la consulenza gratuita di supporto alle donne vittime di violenza, ma nel corso degli anni il progetto si è trasformato in qualcosa di più grande. Anche il numero degli sportelli è in aumento: oltre a quello centrale a Fermo (si trova nell’Ambito Sociale XIX, a Piazzale Azzolino, 18) gli altri sportelli di “Percorsi donna” si trovano a Pedaso, Comunanza e Porto Sant’Elpidio e con le nuove aperture si arriva a coprire maggiormente l’entroterra con due sedi a Montegiorgio e Amandola.

Invece il progetto “Donna con te” si sviluppa nella provincia di Ascoli Piceno, con la sede principale a San Benedetto del Tronto, poi a Spinetoli, Offida e ovviamente nel capoluogo. On the Road opera anche in Abruzzo con il progetto “Minerva”.

Il centro antiviolenza spiegato dall’interno

Chiara Ferrari è la coordinatrice del centro antiviolenza “Percorsi donna” della provincia di Fermo e responsabile della casa rifugio “Casa dei fiori di mandorlo”, a indirizzo segreto.

Chiara Ferrari, come fa una donna ad arrivare a On the Road?
«Il nostro centro antiviolenza è direttamente collegato al 1522, il numero verde nazionale antiviolenza e anti-stalking. Abbiamo anche un numero verde provinciale che è 800.21.58.09. Ma se una donna contatta il 1522 e chiede di essere messa in contatto con il centro antiviolenza della provincia di Fermo, verrà direttamente indirizzata a noi senza digitare il nostro numero verde specifico. Altrimenti, se preferisce, può direttamente recarsi ai nostri sportelli, dove troverà a disposizione l’operatrice di accoglienza».

E se invece d’istinto chiama la polizia?
«Quando una donna si rivolge alle forze dell’ordine per sporgere una denuncia riceve comunque l’informativa del centro antiviolenza, poi sarà lei a scegliere se contattare il centro oppure no. Quindi sì, collaboriamo attivamente con le forze dell’ordine e riceviamo donne che arrivano direttamente da loro».

Che cosa accade quando al centro antiviolenza arriva una donna in una situazione d’emergenza?

«Siamo attrezzati per accogliere subito una donna in situazione d’emergenza, anche con gli eventuali figli minori. Attualmente nelle Marche ci sono due strutture per la messa in protezione immediata aperte 24 ore su 24 e 365 giorni all’anno. Anche loro, come le case rifugio, ad indirizzo segreto.

L’obiettivo di queste strutture è quello di garantire la protezione dell’incolumità fisica e psichica della donna, consentendole di allontanarsi immediatamente dalla casa familiare. La permanenza in queste strutture ha un tempo limitato, dopodiché si possono strutturare percorsi più a lungo termine in accordo con il servizio sociale competente.

Il passaggio successivo è quello della casa rifugio, dove possono rimanere dai sei ai dodici mesi. In questo ambiente sicuro le donne convivono con altre donne nella stessa situazione e allo stesso tempo vengono supportate e guidate dalle operatrici nel percorso di fuoriuscita dalla violenza».

Centro antiviolenza percorsi donna

Un lavoro di équipe per ogni donna


Quale procedura seguono le operatrici?
«Inizialmente vengono fatti dei colloqui informativi dove le operatrici ascoltano la loro storia di vita, poi si passa alla valutazione del rischio e all’analisi del bisogno. La donna può essere indirizzata alle sedute psicologiche individuali o di gruppo, se serve anche all’orientamento lavorativo. Dagli esiti dei colloqui, poi, si valuta se è necessaria anche una consulenza legale.

Concediamo l’opportunità di un confronto gratuito con i professionisti per ottenere tutte le informazioni utili alla situazione specifica, per capire, ad esempio, a quale tribunale devono rivolgersi, se quello ordinario, il penale, il minorile eccetera. Questo è possibile grazie al lavoro in equipe, che ci permette di occuparci a 365 gradi dell’accoglienza della donna, mettendo a disposizione operatrici sociali, psicologhe e avvocate.

Oltre al contributo dei professionisti che operano all’interno di On the Road, comunichiamo esternamente con tutta la rete territoriale provinciale antiviolenza: siamo in contatto con i servizi sociali, le forze dell’ordine, i consultori e con tutti gli attori che si trovano ad intervenire nelle varie fasi della violenza che le donne subiscono nel corso della loro storia».

La violenza di genere, un fenomeno trasversale

C’è una tipologia di donne che accogliete maggiormente? Quali casi vi trovate a fronteggiare più spesso?
«Dico sempre che quello della violenza di genere è un fenomeno trasversale, riguarda tutte le età e nazionalità. Mentre al centro antiviolenza accogliamo più donne italiane, nelle case rifugio ospitiamo più donne straniere, perché queste ultime solitamente possono contare su una minore rete sociale a cui chiedere aiuto nel momento in cui si devono allontanare dalla casa familiare.

Anche la fascia d’età è molto ampia, accogliamo le ventenni ma anche le over 70. Un dato però mi sento di sottolinearlo: si sta verificando un notevole abbassamento dell’età media. Ultimamente ci troviamo ad accogliere ragazze molto giovani, addirittura minorenni, che vengono a denunciare violenze da parte del compagno o dell’ex compagno. In questo caso per incontrarle abbiamo bisogno del consenso dei genitori. Alle minorenni è comunque riservato un iter diverso, perché nelle case rifugio sono ammesse solo donne maggiorenni. Se necessario, dopo il colloquio affidiamo le giovanissime alle comunità educative».

Ha detto che On the Road accoglie anche i figli delle donne vittime di violenza, in più ha anche dei centri specializzati per gli uomini maltrattanti, giusto?
«Sì, nelle case rifugio accogliamo anche i minori figli delle donne vittime di violenza e predisponiamo dei percorsi educativi adatti a loro. Grazie al supporto di un’educatrice specializzata che propone attività sulla gestione delle emozioni, li accompagniamo in un percorso di superamento dei traumi causati da mesi o addirittura anni di violenza vissuti in casa. A questo proposito, On the Road prevede anche dei servizi appositi per gli uomini maltrattanti. Esistono in ogni provincia dei centri specializzati si chiamano CUAV, centri per uomini autori di violenza. Ma ovviamente questi casi sono affidati a un’altra equipe d’esperti».

Tutti gli approfondimenti e i dettagli su www.ontheroad.coop

Condividi:

Forse ti interessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *