Antonella Agnoli
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Riabitare le città, Antonella Agnoli: «Le biblioteche come luoghi di empowerment»

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Una biblioteca organizzata nel modo giusto e che sappia rispondere alle esigenze di chi le vive può rimetterci in pace con le città sempre più lontane dalle nostre esigenze e dai nostri modi di vivere. È questa la proposta da Antonella Agnoli, una delle massime esperte italiane di progettazione culturale.
Agnoli e collabora con diverse amministrazioni in tutta Italia per trasformare le biblioteche in piazze del sapere e motori di rigenerazione urbana.

Le donne “animatrici” delle biblioteche


In questo le donne potrebbero avere un ruolo fondamentale: «Le biblioteche – sottolinea la progettista – sono frequentate soprattutto dalle donne. Sono loro a portare i bambini, a prendere libri in prestito, a costruire relazioni. Penso alle madri migranti: entrare in biblioteca può essere il primo passo per sentirsi parte di una comunità. Puoi scoprire un corso di italiano, incontrare altre persone, condividere esperienze».

Non solo: «Sono luoghi in cui cadono le barriere sociali e culturali. Magari perché due bambini stanno giocando insieme sul pavimento, e da lì nasce una relazione anche tra le mamme che li accompagnano».

Sono le nostre città pensate per le donne? Agnoli è tranchant: «In realtà al momento le nostre città non sono pensate per nessuno. I tempi di vita sono cambiati, ma le città non si sono adattate. Gli orari dei servizi spesso non rispondono più ai bisogni reali delle persone, e molti luoghi non sono accessibili».

La democrazia dei marciapiedi


Le donne, in grande maggioranza, assegnatarie, spesso senza possibilità di scelta, del lavoro non retribuito di cura delle persone anziane o di figli e figlie, si trovano a farne le spese: «Le piazze e i marciapiedi ci sono stati sottratti. Penalizzate sono proprio quelle donne che devono muoversi con sedie a rotelle perché accompagnano malati e anziani o con la carrozzina dei figli. Eppure la democrazia comincia proprio dai marciapiedi».

Antonella Agnoli a Macerata per l'incontro di Azione Cattolica
Antonella Agnoli a Macerata per l’incontro di Azione Cattolica

Agnoli ne ha parlato a Macerata nel corso di un incontro promosso dall’Azione Cattolica. Da grande professionista e profonda osservatrice delle dinamiche sociali e culturali ha proposto una riflessione sul presente e sul futuro delle nostre città.

Uno dei nodi centrali riguarda i servizi: «I giovani se ne vanno non solo perché non trovano lavoro, ma perché non trovano i servizi. Le città sono sempre più costose e spesso non offrono le condizioni per costruire una vita. Non si fanno figli perché mancano le condizioni per farli». Agnoli cita il caso francese, dove politiche mirate hanno sostenuto il lavoro e, di conseguenza, la natalità.

Ma la questione è anche culturale e politica: «Serve una visione lunga, che oggi sembra mancare. Meno bambini significa meno servizi e meno servizi allontanano ancora di più le famiglie. È un circolo vizioso».

L’esempio della Sala Borsa a Bologna

Ritornando alla necessità di spazi di convivenza in cui reimpossessarsi delle città, Agnoli cita l’esempio della Sala Borsa di Bologna: «Un luogo accogliente, dove entrano migliaia di persone e tutte si sentono a proprio agio. Sono luoghi di fiducia e oggi abbiamo un grande bisogno di fiducia».

L’obiettivo è evitare la creazione di “bolle” o ghetti: «Abbiamo bisogno di luoghi di legami deboli, spazi in cui si incontrano persone che altrimenti non si incontrerebbero mai».

In definitiva, la sfida è chiara: «Riabitare la città». Un impegno collettivo, che riguarda tutte e tutti: «Le città sono ferite, e spesso ce ne facciamo carico in silenzio. Ma nessuno è esente dalla responsabilità. La cura, anche del nostro patrimonio culturale, è il punto da cui ripartire».


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Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.

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