Tecla Panatta e la libertà di scegliere: «Non obblighiamo le madri a mettere la vita in standby»
L’imprenditrice e manager tra Roma e le Marche racconta le sue scelte controcorrente, dal bisogno di costruirsi una carriera lontano dall’azienda di famiglia a quella di investire sulla beauty maschile. E sulla parità non ha dubbi: servono politiche che mettano maternità e paternità sullo stesso piano
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Sostenere la maternità? Sì ma anche la paternità. Prodotti di bellezza per le donne? Ma anche per gli uomini.
Tecla Panatta, imprenditrice, non parla di equità di genere, la pratica e la persegue in tanti modi. Ad esempio rompendo il tabù della neo mamma felice di stare a casa con il suo bebé: «Non tutte le donne amano stare a casa con i figli per mesi.
Io non vedevo l’ora di evadere, sembra brutto ma è sacrosanto riprendere in mano la propria vita e non metterla completamente in standby. Sono abituata a lavorare e essere attiva e mettere tutto in pausa mi mandava fuori di testa».
Maternità e paternità alla pari
Afferma così il diritto di scegliere se vivere la maternità in simbiosi con i propri figli e le proprie figlie o ascoltando sé stesse, cercando un modo per superare gli inevitabili sensi di colpa di cui la nostra cultura, secondo la quale le madri sono deputate quasi esclusive alla cura dei figli e delle figlie, ci ha intriso.
L’imprenditrice propone la sua soluzione: «Per raggiungere la parità serve la regolamentazione del lavoro. In Germania, mia cugina che ha avuto due bambini e ha un ruolo professionale che non le consente di rimanere a lungo a casa, può scegliere se beneficiare della maternità o se sia il marito ad andare in paternità. Il periodo è lo stesso, indistintamente per i due genitori.
Questo agisce anche sulel discriminazioni al momento dell’assunzione, assumere un uomo o una donna non fa differenza. Entrambi potrebbero allontanarsi in caso di nascita di un bambino. È questo che serve, politiche ad hoc di sostegno delle donne. Serve un intervento forte delle istituzioni».
Una scelta controcorrente verso la propria strada
Tecla Panatta ha maturato queste idee lungo un percorso di formazione e professionale iniziato da giovanissima.
«Sono cresciuta ad Apiro e ho studiato a Jesi. Già da liceale avevo la passione per il marketing. Una volta diplomata ho avuto la possibilità di visitare la Luiss a Roma. È stato un colpo di fulmine, sia per la città che per l’università che era un piccolo paradiso. Una volta superato il test di ingresso, per la mia vita è stata una svolta. Mi sono innamorata e non sono mai tornata indietro».
La vera scelta controcorrente è arrivata subito dopo la laurea: «Una volta laureata a 23 anni e mezzo, mio padre, imprenditore a capo di un’azienda affermata nelle Marche e nel mondo (Panatta Sport è una azienda leader nel mondo del fitness e dei macchinari da palestra ndr), voleva che tornassi a lavorare a casa.

Io invece volevo mettermi in gioco in modo indipendente dalla mia famiglia per capire cosa valessi, cosa ero capace di fare da sola per poi entrare in azienda con un bagaglio di esperienza e una crescita fatta altrove senza che nessuno mi assumesse perché doveva farlo per forza. Volevo entrare dalla porta principale perché valevo qualcosa e non è stata scelta ben vista dalla mia famiglia».
Tanto più che non erano anni facili per trovare lavoro: «Mi sono laureata nel 2011 nel pieno della crisi e i posti di lavoro non fioccavano. Eppure dopo la laurea a metà luglio, a settembre ho trovato un impiego.
Sono entrata in Johnson e Johnson come stagista e poi nel marketing, un’ottima scuola ma anche un bel rodaggio. Tutti i giorni andavo da Roma a Pomezia, era già un lavoro andare al posto di lavoro. È stata una scuola magnifica che mi ha insegnato e ha ampliato la mia visione delle cose.
Poi per tutta una serie di coincidenze ho iniziato con quello che allora era il mio fidanzato. Era in società con un’altra persona ma abbiamo deciso di iniziare un’avventura professionale insieme. Da allora abbiamo una società di consulenza aziendale in ambito bancario».
Essere coppia nella vita e nel lavoro
Com’è lavorare insieme ed essere una coppia anche nella vita? «Per noi lavorare insieme è molto bello. Noi ci siamo innamorati lavorando, c’era una grandissima sintonia sul lavoro: Ci sono anche difficoltà o scontri. È una parte della vita di coppia ma non è la vita di coppia. Non si deve fare l’errore di ridurre il rapporto di coppia a quello lavorativo cercando di ricavare degli spazi che riportino la coppia al di là del lavoro».
In questo la famiglia di origine è stata un modello per Tecla Panatta: «Io ho visto i miei lavorare sempre insieme per cui per me era normale, una normale sfaccettatura della vita di coppia. Loro continuano ancora a oggi a 75 e 70 anni a lavorare in coppia».
Il beauty maschile tra le nuove sfide
È solo dopo il 2020 che l’imprenditrice si è sentita pronta a tornare a casa, o meglio alle attività della sua famiglia che gestisce da pendolare tra Roma e le Marche: «Ho iniziato con la gestione a 360 gradi del parco acquatico Eldorado poi si è aggiunta la palestra Il David a Jesi.
Il 2025 è stato un anno importante sotto tanti aspetti, abbiamo aperto una nuova palestra Il David di Monte Roberto e anche l’hotel del Parco acquatico, sotto la mia gestione.

Intanto con mio marito abbiamo avviato una nuova attività. Il brand B B Skill è completamente nuovo con prodotti di beauty maschile. È molto sfizioso, abbiamo lanciato il brand con dei prodotti correttivi per il viso, perfezionatore di incarnato, abbiamo dei correttori per occhiaie e problemi di rasatura, gel per peli bianchi. È un’idea di mio marito Gian Marco Barbelli, compagno di vita e di lavoro
Ora stiamo lanciando una seconda linea di skincare per l’uomo, un settore poco esplorato con tantissima possibilità di crescita».
La bellezza senza prigioni
Tra queste attività, la bellezza o l’aspirazione alla bellezza è un fil rouge. Così chiediamo a Tecla Panatta qual è il suo concetto di bellezza.
«La mia idea è che la bellezza non deve diventare una prigione ma credo che noi viviamo nel nostro corpo tutta la vita, è una casa in cui vivremo per sempre. Per questo bisogna prendersene cura.

Quando parlo di bellezza, anche per il mio background, parlo di tanti aspetti: l’alimentazione, la cura del fisico , il fitness e il body building ma anche l’aspetto meramente estetico rientra in questo concetto più grande per cui il corpo va curato per affrontare al meglio agli anni che vengono ma anche avere una soddisfazione psicologica.
Quando una persona si guarda allo specchio e si piace, é felice di sé. Certo, può diventare una schiavitù ma è bene tenerne conto».
Conciliare senza rinunciare a sé stesse
Conciliare tante attività è tutt’altro che semplice: «Soprattutto – precisa Panatta – se ci sono anche tanti progetti da portare avanti. Mio padre (Rudi Panatta ndr), nonostante i suoi 75 anni, è un vulcano in piena e dobbiamo placarlo, ma in realtà abbiamo in pentola tante attività. Ad esempio vogliamo creare un villaggio per sviluppare il turismo ad Apiro, il nostro piccolo paese dell’entroterra marchigiano. Proporremo dei pacchetti per le famiglie.
Eppure sono una grande fautrice del tempo per se stessi, non dico di fare tutti i giorni un aperitivo con le amiche, ma aricavarsi uno spazio con le amiche è fondamentale. A Roma, noi “fuori sede” a 18 anni eravamo lontane dalla città in cui eravamo cresciute. Per questo mi sono unita a tante ragazze come me, ci siamo create una seconda famiglia. Sono amicizie che cerco di continuare a coltivare. Dopo 8-10 ore di lavoro, passare un’ora di stacco ti dà la carica per affrontare le sfide lavorative e personali.

In pausa pranzo 4 giorni su 5 sono in palestra e questo lo reputo fondamentale. Spesso le persone si focalizzano su lavoro e famiglia e non hanno più tempo per sé e per le amicizie. E’ un errore perché prima o poi si soccombe.
La mia famiglia è sempre al primo posto, cerco ogni giorno di portare a scuola le mie bambine di due e cinque anni. Lavorando tantissimo ho bisogno di persone che mi aiutano: a casa ho delle supertate di fiducia che le mie bimbe adorano e amano.
Ovviamente è importante creare momenti di qualità. Quando si passa del tempo coi bambini è bene che non sia col cellulare in mano ma che siano dei momenti di esperienze che restino nel cuore.
Cerco sempre di inventare qualcosa di nuovo, fargli fare esperienze, anche semplicemente un pomeriggio al parco in cui loro sono il nostro fulcro. Una mia grande paura è che tra qualche anno mi dicano, con me non ci sei stata mai. Io rientro alle 19,45 – 20 e da quel momento non ce n’è più nessuno».
La fatica di essere donna
Sul fatto che essere donna oggi è comunque tutt’altro che semplice, Tecla Panatta concorda: «Quando sei donna devi faticare il triplo per raggiungere ciò che un uomo ottiene molto più facilmente. Le difficoltà sono tante, basti pensare al ciclo che 5 giorni al mese ci rende tutto più complicato, la gestione della famiglia che è vista come appannaggio ancora quasi esclusivo della mamma.
Credo però che la sfida per una parità sempre maggiore dipenda tanto da noi. Non possiamo dire voglio la parità ma non fare nulla per ottenerla
Nel 90% dei casi abbiamo determinate capacità che gli uomini non hanno ma spesso non possiamo dimostrarle, non sappiamo dimostrarle perché ci nascondiamo o preferiamo non rischiare. Un esempio, guidare in autostrada fa paura solo alle donne. Dobbiamo mettercela tutta e ancora di più proprio per evitare che ci recriminino su certi aspetti».
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Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.







