Alessia Amato
Alessia Amato

Scienziata tra le miniere urbane, Alessia Amato: «La chimica è più vicina alla realtà di quanto pensiamo»

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Tempo di lettura stimato: 9 minuti

Nicole Stefanini
Nicole Stefanini

di Nicole Stefanini

Alessia Amato è professoressa associata del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università Politecnica delle Marche. Dopo una laurea triennale in Chimica e tecnologie per l’ambiente (UniBo) e una laurea magistrale in Sostenibilità ambientale e protezione civile (Univpm), ha conseguito il dottorato di ricerca nel 2017, sviluppando un progetto sul recupero dell’indio dagli schermi Lcd.

La sua attività di ricerca si concentra sulle miniere urbane, con particolare attenzione allo sviluppo di processi innovativi per il recupero di metalli strategici da rifiuti elettronici. Si occupa inoltre di sostenibilità ambientale, conducendo studi di ciclo di vita (Lca), quantificazione della carbon footprint e valutazioni di circolarità di aziende e processi. È docente nel corso di laurea magistrale in Rischio ambientale e protezione civile, autrice di oltre 60 articoli scientifici e titolare di 3 brevetti.

La chimica più vicina alla realtà di quanto sembri

Le va di raccontarci un po’ come si svolge e in che cosa consiste il suo lavoro?

«Ad oggi sono dottoressa associata del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Univpm, faccio parte di un gruppo di ricerca chiamato “Laboratorio di Tecnologie Ambientali” e ci occupiamo di sviluppare dei processi innovativi e sostenibili ambientalmente per recuperare materie prime strategiche da rifiuti elettronici (schede elettroniche, batteri a litio, matrici diverse) cercando di utilizzare o metodi chimici o biotecnologie. Oltre a questo, ci occupiamo di tutta la parte di analisi sostenibilità ambientale, lavorando anche con le aziende».

Da cosa nasce il suo interesse verso un ambito di studio e ricerca così specifico?

«In realtà è stata una cosa abbastanza casuale, nel senso che non era nei piani fare ricerca o avere una carriera accademica. Io vengo da un istituto tecnico di chimica e quando mi sono ritrovata a scegliere l’Università mi sono detta “proviamo a continuare a studiare chimica”, è stato quasi un tentativo.

Dopo la triennale ho iniziato la magistrale ma avevo molta confusione in testa, tanto che avevo fermato una casa a Bologna, ma alla fine mi sono iscritta ad Ancora. Poi in realtà durante la magistrale si è presentata l’occasione di fare il dottorato e ho un po’ deciso di fidarmi di questo progetto».

Amato parla con molto entusiasmo del suo ambiente lavorativo e dei progetti che porta avanti: «La cosa che mi affascina di più è che il mondo dei flussi delle materie prime sembra lontanissimo e invece, poi, standoci dentro ti rendi conto di quante connessioni esistano e inizi a creare delle reti a livello mondiale. Questo prova che la chimica è più vicina alla realtà di quanto non pensiamo».

Insegnamento e ricerca tra articoli scientifici e brevetti

Ha riscontrato delle difficoltà nel conciliare la parte di ricerca e progettazione con quella dell’insegnamento?
(La docente spiega che nel suo contratto la parte dell’insegnamento è ben definita e ha un monte ore fisso da rispettare).

«Diciamo che la mia giornata lavorativa è molto variegata, mi ritrovo a fare tantissime cose diverse, e questo mi permette di non annoiarmi mai. La parte di ricerca mi affascina molto, nonostante ad oggi io non passi molto tempo in laboratorio e sento che comunque questo lato si concilia poi molto bene anche con quello dell’insegnamento, che mi permette senz’altro di avere altri stimoli e di generare scambi con gli studenti che sono sempre un grande apporto».

Lei ha scritto anche innumerevoli articoli scientifici ed è inoltre titolare di 3 brevetti.

«Esatto, la parte di scrittura degli articoli è per noi ricercatori una cosa molto importante, perché è sulla base di questi che lo studio condotto acquista un valore dal punto di vista scientifico e viene riconosciuto dalla comunità scientifica. La nostra qualità in quanto ricercatori o docenti viene riconosciuta soprattutto da ciò che pubblichiamo».

Alessia Amato col suo team
Alessia Amato col suo team



In merito ai brevetti, Alessia Amato spiega che questi vengono finanziati dall’Università con l’obiettivo di uscire dai confini del laboratorio per raggiungere il mondo dell’industria.

Un contributo al cambiamento



Riguardo al suo ambiente lavorativo direbbe che è a prevalenza maschile o c’è un buon equilibrio tra presenza maschile e femminile?

«Per quanto riguarda il Dipartimento di Ancona buona parte dei gruppi lavorano su biologia marina e biologia molecolare. Quindi comunque è un ambiente a maggioranza femminile. Per quanto riguarda il mio settore disciplinare nello specifico, essendo ingegneria dei processi chimici, la maggioranza è indubbiamente maschile».

Alessia racconta di aver partecipato ad una riunione di settore a Roma, a dicembre 2025 in cui erano presenti all’interno della platea solamente 5 donne.

«Nel mio ambiente di lavoro non mi sono mai trovata in difficoltà, il mio capo è donna e ho sempre avuto figure femminili intorno. Diciamo che però negli anni è emerso spesso il desiderio o comunque il pensiero di voler dimostrare che i miei risultati non sono inferiori a quelli maschili in quanto donna. Soprattutto perché essendo un ambiente prevalentemente maschile mi piace un po’ pensare che le cose cambieranno e sempre più donne potranno entrare a farne parte».

A cosa sta lavorando attualmente?

«Il primo settembre 2025 abbiamo iniziato un grosso progetto che veramente non ci aspettavamo di vincere. È un progetto finanziato da fondi nazionali che si chiama “Brave” che consiste nello sviluppo di biotecnologie per il recupero di rame, oro e argento dalle schede elettroniche e litio e cobalto dalle batterie a litio pensato come recupero di componenti dalle vetture elettriche e ibride quindi componentistica delle auto».

Alessia Amato



La scienziata spiega che anche se ad oggi queste tecnologie sono spesso troppo nuove per essere già un rifiuto, il progetto mira a una preparazione che porterà ad essere pronti per il futuro.
«Avendo avuto un grosso finanziamento stiamo costruendo un piccolo impianto pilota da installare dentro il laboratorio; abbiamo inoltre molti dottorandi che collaborano con noi, il che rende tutto ancora più entusiasmante».

Fare ricerca in un mondo interconnesso

Mi sembra di capire che la vostra ricerca si intreccia molto nel concreto con la realtà, quanto la situazione geopolitica attuale sta avendo un impatto sul vostro lavoro? Considerando anche le ingenti risorse minerarie di cui godono i Paesi mediorientali.

«Si tratta indubbiamente di una situazione che ci tocca da vicino. In realtà l’attenzione che viene posta attualmente sulle materie prime gioca un po’ a nostro favore, poiché proprio il fatto che tali risorse non provengano dall’Europa e possano dunque essere difficili da reperire in situazioni come questa ci porta a dare più importanza ai progetti legati al riciclo. Infatti, come accennato, laddove non troviamo una miniera classica proviamo a sfruttare le potenzialità del rifiuto. Facendo questo lavoro mi sono resa conto di quanto il mondo sia interconnesso, io mi trovo spesso a parlare con ricercatori di altri paesi che riscontrano le mie stesse problematiche o con i quali posso acquisire informazioni o confrontarmi ed è molto interessante».

Essendo il suo lavoro così ricco e variegato trova il tempo anche per la sua vita privata?


«Nonostante il caos che mi accompagna quotidianamente direi di sì. Ho due bambini di 10 e 4 anni e riesco abbastanza bene a districarmi tra lavoro e vita privata. Per me l’aspetto lavorativo è molto importante, negli anni ho capito che non potrei essere una cosa senza l’altra; quindi, non potrei essere mamma senza essere anche ricercatrice.

Alessia Amato con la famiglia



Ho trovato i miei metodi per riuscire ad essere presente in entrambi gli ambiti e spero di essere anche un esempio per i miei figli. Per me è importante che loro vedano la passione e il valore che do al mio lavoro, quando riesco li porto anche in laboratorio perché, essendoci un clima molto bello e familiare, spero possa davvero stimolarli ad inseguire i propri sogni ed essere felici in futuro».


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