Jane Goodall con gli scimpanzè in una foto della Fondazione a lei intitolata
Jane Goodall in una foto della Fondazione a lei intitolata

Addio a Jane Goodall, la scienziata che ha dato voce agli animali

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É morta in California a 91 anni Jane Goodall, ma il suo messaggio continuerà a viaggiare oltre il tempo. Non una scienziata qualunque, ma la donna che ha trasformato la primatologia in poesia, la ricerca scientifica in amore per la vita, la curiosità in rivoluzione.

L’etologa, che ha cambiato per sempre il nostro modo di guardare agli animali e alla natura stava ancora viaggiando per il mondo con le sue conferenze, instancabile ambasciatrice del pianeta, quando il suo cuore ha smesso di battere.

La sua fondazione, annunciandone la scomparsa, ha ricordato come con le sue scoperte “abbia rivoluzionato la scienza” e come, fino all’ultimo, sia rimasta “una sostenitrice instancabile della protezione e del ripristino del nostro mondo naturale”.

Jane Godall all'inizio della sua carriera accademica
Jane Godall all’inizio della sua carriera accademica

La biografia di Jane Goodall

Nata a Hampstead nel 1934 da una madre scrittrice e un padre ingegnere appassionato di corse automobilistiche, Jane Goodall non è stata solo la più celebre etologa della storia: è stata un’icona mondiale dell’ambientalismo, capace di trasformare il suo amore infantile per gli animali in una missione di vita.

Prima ancora di conoscere gli scimpanzé del Gombe Stream National Park, in Tanzania, furono i cani della sua infanzia a insegnarle la pazienza dell’osservazione e l’importanza della fiducia reciproca. A loro, raccontava spesso, deve le prime intuizioni: che ogni animale ha una propria personalità, emozioni e un linguaggio.

Il destino cambiò rotta quando, a 23 anni, da semplice segretaria piena di sogni, raggiunse l’Africa. Lì incontrò il paleoantropologo Louis Leakey, che la incoraggiò a intraprendere ricerche destinate a segnare una svolta epocale.

Osservando per anni scimpanzé come Flo, David Greybeard e Fifi, Jane fu la prima a documentare comportamenti fino ad allora considerati un’esclusiva umana: l’uso di strumenti, forme di caccia organizzata, relazioni sociali complesse. Fu lei a incrinare la barriera simbolica che separava l’uomo dagli altri animali.

Jane Godall gioca con gli scimpanzè

La sua carriera accademica

Il suo primo studio, pubblicato dalla National Geographic Society quando aveva appena 29 anni, fu accompagnato dalle immagini del fotografo Hugo van Lawick, che divenne suo marito. Da allora, la scienziata descrisse sempre gli scimpanzé non come “oggetti di ricerca”, ma come individui dotati di emozioni, affetti, legami profondi.

In un mondo scientifico dominato dagli uomini, Jane Goodall aprì la strada a un nuovo approccio, dove la scienza si intrecciava con l’empatia. Negli anni successivi, trasformò la sua notorietà in una piattaforma di impegno globale: fondò il Jane Goodall Institute, oggi attivo in 19 Paesi, e il programma educativo Roots & Shoots, che coinvolge giovani di oltre cento nazioni in progetti per la difesa dell’ambiente.

Autrice di 32 libri, di cui 15 dedicati ai bambini e alle bambine, non ha mai smesso di raccontare l’urgenza di un nuovo patto tra uomo e natura. Nel 2022 confessava al Times di non aver dormito nello stesso letto per più di tre giorni consecutivi dal 1986: la testimonianza di una vita spesa in viaggio, con la valigia sempre pronta e un unico scopo – ricordarci che la Terra è la nostra casa comune, fragile e preziosa.

Jane Goodall lascia al mondo un’eredità scientifica immensa, ma soprattutto un messaggio: la natura non è qualcosa da sfruttare, è parte di noi. E difenderla significa difendere noi stessi.

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