La violenza economica: prevaricazione, sfruttamento e disuguaglianze di genere nel lungo periodo
Il Centro di ricerca Gender History dell’Università di Napoli L’Orientale lancia un invito a presentare proposte di comunicazione per il convegno internazionale “La violenza economica. Prevaricazione, sfruttamento e disuguaglianze di genere nel lungo periodo”, che si terrà a Napoli dall’8 al 10 ottobre 2026.
L’incontro intende approfondire un tema cruciale e ancora troppo poco visibile: la violenza economica come dispositivo di controllo e manifestazione della violenza di genere. Si tratta di una forma di dominio che limita l’indipendenza lavorativa e finanziaria delle donne, rafforzando sistemi patriarcali che attraversano epoche e culture diverse.
Un fenomeno strutturale e globale
I numeri parlano chiaro. Secondo il Global Gender Gap Index 2025 del World Economic Forum, il divario di genere nella “partecipazione e opportunità economiche” è ancora al 61%, uno dei più alti tra i quattro indicatori considerati.
Solo il 41,2% della forza lavoro globale è femminile e le donne raggiungono appena il 29% dei ruoli dirigenziali. Anche laddove leggi sulla parità salariale esistono (in 98 economie su 190), solo 35 paesi hanno introdotto misure concrete per farle rispettare.
In Italia la situazione resta particolarmente critica: 85° posto su 148 paesi nella classifica complessiva del Global Gender Gap Index, ma addirittura 117° per quanto riguarda la partecipazione economica.
I dati dell’Eige (European Institute for Gender Equality) mostrano come le italiane siano più esposte a povertà e precarietà, con minori tassi di occupazione e redditi più bassi rispetto alla media europea.
Il recente rapporto della Banca d’Italia sulla “Cultura finanziaria e violenza economica” (2024) conferma quanto la dipendenza economica limiti le possibilità di uscire da relazioni violente. E la stessa Eurostat stima che l’8% delle donne europee tra i 18 e i 74 anni abbia subito violenza economica – un dato che rappresenta probabilmente solo la punta dell’iceberg.
Un approccio storico e multidisciplinare
Il convegno di Napoli mira a intrecciare storia, economia, sociologia, studi di genere e femminismo, per comprendere come la violenza economica abbia assunto forme diverse nel tempo: dall’esclusione dai patrimoni familiari alle restrizioni sull’uso del denaro, dai limiti legali all’accesso alle professioni fino all’invisibilizzazione del lavoro femminile.
Le organizzatrici e gli organizzatori invitano a proporre interventi che esplorino il dominio e controllo delle risorse economiche femminili; l’interdizione culturale o legale all’uso del denaro e del credito; la segregazione nel mercato del lavoro e la femminilizzazione delle professioni; le forme di sabotaggio dell’autonomia economica e della carriera; la violenza e le molestie sui luoghi di lavoro; le strategie di resistenza individuale e collettiva; il ruolo delle istituzioni e delle politiche pubbliche nella riproduzione o nel contrasto delle disuguaglianze economiche; la riflessione del pensiero economico femminista sulle relazioni tra genere, produzione e reddito.
L’obiettivo è costruire una lettura di lungo periodo della violenza economica, capace di mettere in discussione la presunta linearità dei processi di modernizzazione e di fornire nuove chiavi di interpretazione per il presente.
Come partecipare
Le proposte di comunicazione, in italiano o in inglese, dovranno essere inviate entro il 15 dicembre 2025 all’indirizzo centrogenderhistory@unior.it indicando nell’oggetto: “convegno violenza economica”.
Ogni proposta dovrà includere: titolo dell’intervento, abstract (massimo 1500 battute, spazi inclusi), breve curriculum della/del proponente
L’esito della selezione, a cura del comitato scientifico del convegno, sarà comunicato entro il 30 gennaio 2026. Il convegno si terrà in presenza a Napoli. Non è prevista una quota di iscrizione, ma le spese di viaggio e soggiorno restano a carico delle/dei partecipanti.
Il Comitato scientifico
Simona Feci (Università di Napoli L’Orientale, coordinatrice),
Paola Avallone (ISEM – CNR), Vincenzo Bavaro, Sara Borrillo, Alessandra Gissi, Marzia Mauriello, Lea Nocera, Domenico Rizzo, Antonella Sannino (Università di Napoli L’Orientale),
Anna Bellavitis (Université de Rouen), Maria Rosaria De Rosa, Vittoria Fiorelli (Università Suor Orsola Benincasa), Ida Fazio (Università di Palermo), Raffaella Salvemini (ISEM – CNR).







