Cecilia Rabassi, la prima maître chocolatier del mondo: 35 anni di scelte controcorrente
Tempo di lettura stimato: 11 minuti
È entrata nel mondo del cioccolato quando era ancora territorio quasi esclusivo maschile, imparando a farsi spazio a colpi di temperaggi impeccabili, intuizione e ostinazione. Cecilia Rabassi è stata la prima maître chocolatier donna nel mondo, una pioniera silenziosa che oggi firma con il proprio nome un marchio di cioccolata d’alta gamma, richiesto da una clientela anche internazionale, esigente e spesso danarosa.
Nel suo laboratorio il cacao diventa racconto: pezzi unici, ricette su misura, cioccolata pensata come un abito sartoriale. Ma dietro l’eleganza dei prodotti e il prestigio del brand c’è una storia fatta di scelte controcorrente, di dedizione, di famiglia e donne che hanno aperto strade senza sapere che lo stavano facendo.
Cecilia Rabassi, da 35 anni eccellenza artigianale
Cecilia Rabassi ripercorre il suo percorso parlando di lavoro e ambizione, del rapporto con le radici e di cosa significa, ancora oggi, essere una donna che guida con successo un’impresa nel mondo dell’eccellenza artigianale.
Cecilia Rabassi ha alle spalle trentacinque anni di lavoro nel mondo del cioccolato, ha ricevuto premi internazionali ed è stata nominata Cavaliere al merito della Repubblica. Impegno e determinazione continuano a essere i suoi motori potentissimi. Partiamo dall’ultima nata.
«Quattro anni fa ho fondato questa azienda che produce il cioccolato Cecilia Rabassi – racconta – in verità un percorso di innovazione e ricerca, ma anche un luogo di degustazione ed eventi. Uno dei miei figli lavora con me, Ranieri, e quando necessario posso contare anche sull’aiuto di mio marito Alfredo. L’altro mio figlio, Alessandro, lavora all’estero, non per la Cecilia Rabassi».
Cioccolato come coccola dell’anima
Il laboratorio è nella pianura di Capannoli, in provincia di Pisa, ai piedi delle colline che stanno tra Firenze e il mar Tirreno. Un po’ di colori scuri e molto vetro nell’ambiente che ha uno stile lineare e distinto. Fuori dai locali della degustazione e del laboratorio, una giovanissima piantagione di trecento noccioli e uno spazio nel verde dove si fanno eventi golosi, coccole del palato.
«Anche coccole dell’anima – precisa Cecilia Rabassi -, con il mio cioccolato voglio far stare bene le persone dando gioia, emozioni belle. Faccio nascere un ricordo».
La cultura del cioccolato, dalle piantagioni alla creazione di esperienze
Ha cominciato a ventun’anni studiando in Francia, Germania e in Olanda.
«S’imparava dai grandi maestri, all’epoca era un ambiente completamente maschile. Trentotto anni fa non c’erano donne che andavano a selezionare il cacao nelle piantagioni per poi lavorarlo. Ho fatto tutto il percorso lavorando molto e conquistando risultati. Oggi continuo per tramandare l’esperienza a mio figlio e poi non smetto mai di voler creare gusti nuovi.
Qui ci concentriamo sulla creazione di esperienze dove le persone possono trovare piacere in un ambiente che conta su una certa bellezza del territorio. Da noi arrivano un po’ tutti, dai giovani agli anziani, italiani e stranieri, facciamo cultura del cibo con un alimento particolare: il cioccolato alcuni lo amano alla follia, altri lo gradiscono ogni tanto per farsi piacere.
E’ un prodotto giovane, la prima tavoletta è del 1850. Con l’avvento delle grandi aziende e del cioccolatino dappertutto, si è diffusa l’idea che sia una cosa che costa poco, il comparto in generale soffre e le industrie si fondono, una acquisisce l’altra e via mescolandosi. Io ho fatto sempre scelte di qualità e di ricerca, mettendo coraggio e passione per l’innovazione».
Com’è successo che Cecilia Rabassi si è ritrovata a essere la prima donna maitre chocolatier al mondo? Chi ne ha decretato questa condizione?
«Lo ha stabilito la storia, c’ero io a comprare semi di cacao dai contadini dei paesi tropicali, a ogni stagione, raccolto dopo raccolto. Poi sono arrivati i grandi riconoscimenti e tra tutti sono particolarmente orgogliosa di quello della London Chocolate Academy che nel 2021 mi ha conferito il primo President’s awards con una motivazione che traduce in parole ciò di cui stiamo parlando: alla persona che negli ultimi trent’anni ha rivoluzionato il mondo del cacao e del cioccolato».

La scommessa di questi anni è di produrre cioccolato di alta qualità e anche personalizzato. Sarebbe a dire?
«Con la personalizzazione il mio cioccolato diventa una chiave per le relazioni, possono condividerlo con altra gente. Qualche mese fa una coppia di olandesi si è fatta la promessa di matrimonio con il mio cioccolato, qui nel nostro ambiente che all’occorrenza affittiamo per gli eventi».
La femminilità nel cioccolato
Cecilia Rabassi è un’appassionata del valore, dei prodotti come delle persone. Appare un’attenta osservatrice del mondo e delle relazioni, che ne dice?
«Ho sempre lavorato con gli uomini eppure non ho mai avuto problemi. La femminilità? L’ho messa tutta nel cioccolato dando morbidezza e gusto. Oggi la questione del genere e delle differenze ma anche delle violenze fino agli estremi come il femminicidio, è un argomento molto ampio che parte dai valori-base della società fino alle dinamiche quotidiane.

Certi fatti terribili che succedono non sono colpa delle donne ma di un certo meccanismo che ha cambiato la posizione della donna rispetto agli uomini. Nel corso del tempo la donna ha perso alcuni suoi valori strettissimi e ne ha presi altri senza peraltro misurarsi con l’altro genere che nel frattempo potrebbe non aver compreso il cambiamento gli è passato accanto, a grande velocità.
Giustissima l’evoluzione della donna e l’affermazione di molti diritti, penso al voto, all’aborto, al divorzio, e molti altri ma tutti gli uomini questo percorso evolutivo non l’hanno fatto e può darsi – certo parliamo in generale – che il mondo maschile non abbia la forza mentale di dare alla donna la pari libertà. La società non ha capito fino in fondo certi grandi passaggi e le conseguenze purtroppo si continuano a vedere.
La società a tutti i livelli deve correre ai ripari contro le violenze di ogni giorno, contro i femminicidi. Il maschilismo c’è ancora, in tutti gli ambienti sociali, e l’uomo continua ad avere più forza fisica. C’è bisogno di un grande lavoro culturale a partire dai piccolissimi, poi andare ai giovani e fino agli adulti. Ho figli maschi e credo molto nel valore dell’educazione e nella forza della cultura che guarda e fa riferimento alla famiglia, ai valori della condivisione e dell’unione».
Il silenzio motore di creatività
Per niente incantata dallo scorrere veloce e forsennato di tutto ciò che ci circonda, Rabassi riporta la mente agli insegnamenti dei genitori e punta molto sulla forza del silenzio come conoscenza di se stessi e motore della creatività.
«Mia madre era un’insegnante elementare – racconta – e un’esperienza che faceva sempre con le sue classi era di portare i bambini ad ascoltare il silenzio. Che lezione di vita è l’ascolto del silenzio. Il fruscio del vento, una campana che suona, gli uccellini, nient’altro. E la mente si distende, si apre la porta della creatività.
Il contrario che stiamo vivendo in questi anni non comprende la noia, l’attesa, nemmeno l’ascolto e questo ci rende più fragili, abbiamo tanto bisogno di ritrovare il nostro equilibrio. Se avrò dei nipoti li porterò ad ascoltare il silenzio. Sono pensieri e visioni che finiscono nel mio cioccolato che si mangia da soli oppure si condivide, per portare gioia nelle persone che stanno con noi. Con un assaggio si diffonde piacere, ne basta poco per emozionarsi».
L’equità in pratica per Cecilia Rabassi
Che cos’è l’equità in pratica, per Cecilia Rabassi?
«Il mondo non è equo, non può essere equo per tutti. Ma tutti abbiamo la possibilità di salire, magari di scalare. Come ha detto qualcuno, non c’è sosta se non sulla cima. La questione è che la cima la stabiliamo noi: alcuni riescono a scalare dieci metri, altri fino a un chilometro.
E’ importante che ciascuno fissi la propria cima e mantenga la direzione dando il proprio massimo. Il mondo non è equo perché non possiamo contare sulla stessa linea di partenza: mi piacerebbe vivere in un mondo dove la partenza è uguale per tutti, con le stesse possibilità. Ecco l’equità».
Tra i filari di noccioli la Casina Ctr
Intanto che organizza un pomeriggio di chiacchiere e cioccolata calda, Cecilia Rabassi ammira la distesa di noccioli fuori dal suo atelier. «Qui non ci sono filari di vigne, ma filari di noccioli che tra l’altro in questa parte di Toscana è una pianta di antica tradizione e diffusa in molti giardini. La Casina CTR è un luogo d’incontro dove condivido il mio lavoro con chi ama il cioccolato, in tutte le sue forme. Dove lentezza e passione si danno la mano. Dove creo le mie dolcezze con i miei figli primi assaggiatori e mio marito a sostenermi».

E’ lungo l’elenco dei riconoscimenti andati a Cecilia Rabassi, tra gli altri la prestigiosa Tavoletta d’oro per il cioccolato fondente con Icon Perù 85%. Inoltre fa parte dell’International Women’s forum, un’organizzazione fondata oltre cinquant’anni fa che riunisce più di ottomila donne di spicco in molti Paesi del mondo per promuovere la leadership femminile, l’uguaglianza e lo scambio di esperienze tra settori professionali.
Pillole di consapevolezza
Seguendo il mood di Donnemente – equità in pratica – ecco alcune pillole di concretezza che si portano via dall’incontro con Cecilia Rabassi.
Personalizzare è un atto di ascolto, non di lusso. La sua cioccolata su misura per clienti facoltosi nasce da una pratica che vale per tutti: ascoltare davvero. Capire chi si ha davanti, cosa desidera, cosa lo rappresenta. L’equità, nel lavoro come nelle relazioni, prende forma quando smettiamo di applicare modelli standard e iniziamo a riconoscere le differenze
Essere “la prima” non è un traguardo, è una responsabilità. Essere stata la prima maître chocolatier donna significa anche aprire una strada e renderla più percorribile per chi viene dopo
Il lavoro non cancella la famiglia, la ridefinisce. Nel racconto di Cecilia non c’è la retorica del sacrificio totale né quella della perfezione. C’è piuttosto una negoziazione continua tra ruoli, tempi e aspettative. L’equità si costruisce anche così: accettando che gli equilibri cambino e che chiedere supporto non sia una debolezza
Farsi spazio costruendo il cammino quotidiano, passo dopo passo. Rabassi non racconta la sua affermazione come una conquista urlata, bensì come un lavoro paziente di competenza e continuità. In ambienti storicamente maschili, l’equità passa anche da qui: dimostrare valore ogni giorno, fino a rendere inevitabile il proprio posto.
La newsletter di Donnemente
Ogni martedì Donnemente arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscriverti clicca qui
Se invece vuoi essere aggiornata via whatsapp, clicca qui
Leggi anche:
Giornalista e scrittrice, formatrice sul tema della comunicazione.
Ha scritto “Equilibriste” (AltreVoci), un libro che affronta con ironia il tema dell’equilibrio tra vita personale e professionale. E’ autrice di due romanzi gialli Alzati e corri, direttora (Mondadori) e Il silenzio dell’erba (Kobo Originals), tiene corsi di comunicazione e svolge ricerche sul tema donne e lavoro. Ha ideato e dirige i percorsi “Equilibri al centro” per crescere e migliorarsi tra vita e lavoro. Collabora con riviste e tv.
Il suo motto è #conleparole







