Donne vittime di violenza, come funzionano congedo retribuito e reddito di libertà
Quello che può salvare una donna vittima di violenza è una rete di soggetti che la sostengano su diversi campi. Non è di certo da meno quello economico che, come abbiamo sottolineato più volte, può essere quello che annienta rispetto alla richiesta di aiuto.
Tra gli strumenti pensati per le donne vittime di violenza, ci sono anche delle misure di tipo previdenziale che vede in prima linea l’Inps. Tra queste il reddito di libertà, con i limiti di budget che purtroppo presenta, e il congedo retribuito.
L’Inps della Marche è stato il primo in Italia a sottoscrivere un protocollo volto a sostenere le donne vittime di violenza in maniera sistemica. Ne abbiamo parlato con Emanuela Zambataro, direttrice Inps delle Marche.
Vittime di violenza, una rete di sostegno
Quali sono le iniziative intraprese a livello regionale contro la violenza di genere?
«A luglio del 2023 l’Inps delle Marche ha sottoscritto il primo protocollo regionale in Italia di collaborazione sul territorio per aiutare le donne vittime di violenza di genere, stalking e mobbing, ad uscire dalla spirale dei maltrattamenti.
Abbiamo voluto creare una rete di sostegno includendo anche Ambiti Sociali, Centri Antiviolenza, Case rifugio, i 5 Comuni capoluogo e la Caritas. In particolare la Caritas è un tassello importante perché, oltre ad essere un potenziale sensore di disagi, si vede affidato dal legislatore l’istituto del microcredito di libertà, un prestito a tasso zero che offre due opportunità. Il microcredito sociale prevede un sostegno fino a 10mila euro da rimborsare in massimo 5 anni per far fronte ad una difficoltà economica momentanea. Il microcredito imprenditoriale invece prevede un finanziamento massimo di 50mila euro per avviare o sviluppare iniziative imprenditoriali.
In cosa consiste il protocollo stipulato?
«L’obiettivo è quello di istituire un canale interlocuzione diretto tra Inps e gli aderenti per verificare celermente la consistenza in capo a donne vittime di violenza di strumenti previdenziali inespressi
Un canale preferenziale perle donne in difficoltà
Quali vantaggi concreti offre questo canale preferenziale di contatto alle donne in difficoltà?
«Un tema è legato al canale preferenziale, dedicato alle vittime di violenza. La mediazione di Cav e Case rifugio permette di mettere in contatto con l’istituto le donne che hanno i requisiti per accedere alle prestazioni previste nei casi di violenza. Una consulenza che avviene nel più stretto anonimato per la donna.
Le donne vittime di violenza possono entrare in contatto con la nostra operatrice attraverso il canale che preferiscono (telefonata, call, presenza) per approfondire aspetti di natura previdenziale che possono riguardare una prestazione in essere o aggiornamenti sullo stato di una domanda o per verificare diritti previdenziali inespressi o non agiti e recuperare un provento economico che può aiutare a superare le difficoltà del momento. Noi ci impegniamo a dare riscontro entro 5 giorni lavorativi. Finora i contatti hanno riguardato 59 donne (da luglio 2023). La platea non è amplissima.
Come si coordina l’Inps con le altre istituzioni coinvolte nella rete antiviolenza del territorio?
«Un aspetto molto importante è stata la formazione reciproca che ha coinvolto 54 operatori e operatrici Inps nelle Marche, oltre a 30 volontarie nei centri antiviolenza e un numero imprecisato di operatrici Caritas.
Noi abbiamo illustrato le principali prestazioni a cui si può ricorrere, la responsabile della Caritas ha presentato il microcredito di libertà, la Cooperativa Polo 9 di Ancona ha fatto formazione con interventi mirati sull’ambito psicologico e relazionale perché ci si rapporti nel pieno rispetto della sensibilità delle donne maltrattate. La formazione è stata molto forte dal punto di vista emotivo e umano».
Congedo dal lavoro per recuperare sé stesse
Quali sono gli istituti normativi previsti in favore delle donne vittime di violenza di genere?
«I principali sono due: Il congedo per le donne vittime di violenza e il reddito di libertà.
Il requisito per l’accesso è che la donna sia inserita in un percorso di recupero e questo deve essere certificato dal Comune di appartenenza della donna, dai Centri Antiviolenza o dalle case rifugio.
Se sono lavoratrici dipendenti private o autonome in gestione separata dell’Inps possono presentare domanda sul portale dell’Inps. Se sono lavoratrici pubbliche, la domanda va presentata all’amministrazione di riferimento. Per le dipendenti è pari al 100% dello stipendio, per le autonome viene stabilito in base a criteri specifici.
Ne hanno usufruito dal 2015 ad oggi nelle Marche in 57. È un dato basso per cui sarebbe opportuno analizzare i motivi di un ricorso così ridotto. L’ipotesi che mi permetto di avanzare è che questo possa derivare dal fatto che il presupposto su cui si basa, il percorso di protezione certificato, deve essere reso noto al datore di lavoro e questo spesso blocca il ricorso a questo sistema.
L’Inps nella pratica agevola il ricorso al congedo e se la violenza è sul lavoro, si fa carico della procedura, senza necessità di coinvolgere il datore di lavoro».
Reddito di libertà, 103 domande in attesa
Cos’è invece il reddito di libertà?
«Il reddito di libertà è una misura introdotta nel 2021 per la quale si prescinde dalla condizione di lavoratrice. Chi fa richiesta deve essere residente in Italia o cittadina comunitaria o rifugiata politica o avere un regolare permesso di soggiorno. Requisito necessario per la richiedente è quello di essere inserita in uno dei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, riconosciuto dalla Regione o da un Servizio sociale.
La domanda viene acquisita dal Comune di residenza che verifica i requisiti di accesso alla prestazione.
Serve a sostenere le spese per riacquisire autonomia o garantire il percorso scolastico dei figli minori. Prevede un importo mensile di 500 euro per 12 mensilità. La particolarità è che può essere pagato nei limiti del budget assegnato dallo Stato. Può accadere che la regione integri la quota mancante, altrimenti ci dobbiamo fermare coi pagamenti.
Nelle Marche dal 2021 a oggi sono state presentate 187 domande, abbiamo potuto pagarne solo 84. Ce ne sono 103 sospese per mancanza di fondi. A fine anno decadono e dovranno essere presentate nuovamente. L’accesso a questa misura è quindi fortemente condizionato dai limiti di budget.
È bene anche ricordare che i datori di lavoro privati che assumono donne vittime di violenza e beneficiarie del reddito di libertà possono accedere a un esonero contributivo del 100% fino a 8mila euro annui. Solo per queste 84 donne nelle Marche c’è la possibilità di sgravio, un aspetto su cui il legislatore dovrebbe intervenire».
Ci sono altri strumenti sui quali vi state muovendo?
«Stiamo ragionando con i centri per l’impiego e con gli intermediari dei datori di lavoro per costituire un canale ad hoc che faciliti il reinserimento nel mercato del lavoro con l’affiancamento nella predisposizione del curriculum e con percorsi formativi personalizzati».
Che messaggio vuole lanciare alle donne che possono sentirsi in difficoltà ma temono di chiedere aiuto?
«E’ importante che sappiano che non sono sole, che c’è una rete di persone e di enti che lavorano per dare supporto, insieme possiamo aiutarvi a costruire un futuro lontano dalla violenza».
Non solo vittime, il bonus mamme in scadenza
Abbiamo parlato di donne vittime di violenza, ma ci sono misure anche per sostenere le donne in genere. Ad esempio siamo in prossimità della scadenza della presentazione delle domande per il bonus mamme.
«Sì, scadrà il 9 dicembre. Si tratta di un contributo mensile di 40 euro per mamme lavoratrici con almeno due figli. Lo riceveranno fino al compimento dei 10 anni del secondo figlio. Per le madri con 2 o più figli invece è previsto fino ai 18 anni del più piccolo.
Possono accedere lavoratrici dipendenti, pubbliche e private e lavoratrici autonome iscritte alla gestione separata. Sono escluse le donne il cui reddito da lavoro annuo supera i 40mila euro.
La domanda va presentata attraverso patronato o servizi online e, dopo l’invio, è possibile monitorare lo stato della domanda sul sito dell’Inps».
Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.







