Tumore al seno: circa un quarto del peso della malattia è legato allo stile di vita
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Il tumore al seno continua a essere la malattia tumorale più diagnosticata tra le donne nel mondo. Ma dietro i numeri globali emerge oggi un messaggio importante: una parte significativa del rischio è collegata anche alle nostre abitudini quotidiane e conoscerle può offrire alle donne una importante leva nella prevenzione.
È quanto suggerisce una grande analisi internazionale pubblicata su The Lancet Oncology nell’ambito del Global Burden of Disease Study, che ha esaminato l’andamento della malattia in oltre 200 Paesi dal 1990 al 2023. Secondo i ricercatori, infatti, circa un quarto del peso globale della malattia è associato a fattori di rischio modificabili, cioè a condizioni su cui, almeno in parte, è possibile intervenire.
I fattori di rischio
Tra questi, il contributo più rilevante è legato a un consumo elevato di carne rossa, seguito da fattori come il fumo di sigaretta, livelli elevati di glicemia, il sovrappeso, il consumo di alcol e la scarsa attività fisica.
Naturalmente il tumore al seno non dipende da una sola causa. La genetica, gli ormoni, l’età e molti altri elementi giocano un ruolo importante. Tuttavia, sempre più studi indicano che lo stile di vita può incidere su una parte significativa del rischio complessivo.
I cambiamenti nello stile di vita fanno aumentare i casi di tumore
Nel 2023 nel mondo sono stati stimati circa 2,3 milioni di nuovi casi di tumore al seno e oltre 760.000 decessi. Le proiezioni degli epidemiologi indicano che, se le tendenze attuali continueranno, entro il 2050 i nuovi casi potrebbero superare i 3,5 milioni all’anno. L’invecchiamento della popolazione e l’aumento della longevità spiegano in parte questa crescita.
Gli studiosi osservano anche un fenomeno che sta attirando sempre più attenzione, ossia l’aumento delle diagnosi tra le donne più giovani. Negli ultimi decenni l’incidenza nelle donne sotto i 55 anni è cresciuta. Le cause non sono ancora del tutto chiare, ma tra le ipotesi più discusse ci sono i cambiamenti nello stile di vita, l’aumento del sovrappeso e la riduzione dell’attività fisica.
Un duplice messaggio dalla ricerca
Lo studio mette in luce anche un forte divario tra Paesi, nelle nazioni con sistemi sanitari più sviluppati, grazie ai programmi di screening e alle terapie sempre più efficaci, la mortalità sta progressivamente diminuendo. In molte regioni del mondo, invece, l’accesso alla diagnosi precoce e alle cure resta limitato, con conseguenze significative sulla sopravvivenza.
Il messaggio che emerge dalla ricerca è quindi duplice. Da un lato la medicina continua a fare passi avanti nella diagnosi e nei trattamenti, dall’altro, alcune scelte quotidiane possono contribuire significatamene a ridurre il rischio.
Mantenere un peso corporeo equilibrato, praticare attività fisica regolare, limitare il consumo di carne rossa e di alcol, smettere di fumare sono strategie che possono aiutare a proteggere la salute nel lungo periodo.
Accanto alla prevenzione, resta fondamentale la diagnosi precoce, attraverso i programmi di screening e i controlli consigliati dai medici. Conoscere questi dati non significa soltanto osservare una statistica, ma avere strumenti di conoscenza in più per prendersi cura della propria salute con maggiore consapevolezza.
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Claudia Brattini, farmacista con specializzazione in nutrizione e chimica degli alimenti, laureata in Scienze della Nutrizione. È Giornalista pubblicista e si occupa di comunicazione nel mondo della salute. Ha conseguito un master in Comunicazione della Salute & Digital Marketing Sanitario, Giornalismo e Data
Journalism organizzato dal Corriere della Sera. È autrice del libro di cucina per bambini "Gustosissimo, favole ricette ed emozioni da impastare".







