Ottant’anni dal voto, Fiorella Mannoia: «Il rifiuto di una donna non è un affronto alla virilità»
La cantante ha aperto al Parco della Pace di San Giuliano Terme le celebrazioni della Toscana per l’importante anniversario. Sul palco porta una domanda che diventa il filo invisibile della serata: quale finale vogliamo ancora scrivere?
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Passano ottant’anni da quella prima volta alle urne. Ottant’anni da quando le donne italiane hanno conquistato il diritto di scegliere e cominciato a occupare un posto diverso nella storia del Paese. Non è un anniversario che riguarda soltanto il passato, anzi è un passo sulla strada che non è ancora arrivata alla fine.
Da qui parte il concerto con cui la Toscana apre le celebrazioni per gli ottant’anni del voto alle donne. Fiorella Mannoia canta De André e Fossati e, tra una canzone e l’altra, porta sul palco una domanda che diventa il filo invisibile della serata: quale finale vogliamo ancora scrivere? Non c’è un finale già stabilito per tutto ciò che accade intorno a noi, non c’è per le guerre e per le vite che si spezzano, non c’è per le donne che ancora subiscono violenza. E nemmeno per quella strada verso l’equità che ottant’anni dopo il primo voto è ancora da percorrere.
Fiorella Mannoia e la guerra
Al Parco della Pace di San Giuliano Terme, alle porte di Pisa, davanti a un pubblico arrivato per ascoltare una nuova interpretazione di canzoni famose e anche iconiche di due grandi cantautori, Fiorella Mannoia attraversa i nostri giorni con alcuni temi grandi e complessi, scomodi o inquietanti.
La guerra di Piero porta con sé la domanda semplice e terribile: che senso ha la guerra quando a morire sono sempre persone, ragazzi, figli?
Mannoia ne parla senza addolcire il tema e sottolineando che «non si vede la fine di nessun conflitto in corso» e che mentre «si parla di droni, dobbiamo sapere che nella guerra di oggi in Ucraina c’è la trincea, proprio come scriveva De André». Prima di attaccare con dormi sepolto in un campo di grano…, Fiorella Mannoia dice dei «ragazzi strappati dalle braccia delle madri e buttati al fronte per interessi di alcuni. Ripugnante, lo trovo ripugnante».
Dopo la Canzone di Marinella, canta L’uomo coi capelli da ragazzo, e il discorso si sposta sulla fragilità, sul disagio mentale, su quelle sofferenze del cervello che troppo spesso vengono minimizzate, nascoste magari abbozzando un «sei giovane, la vita è bella…» come se questo potesse bastare a far ritrovare la direzione a storie in divenire, senza un finale già deciso.
Le femministe non odiano gli uomini
Proprio sul filo che tiene insieme la serata – l’idea che non tutto sia compiuto, che alcune pagine siano ancora bianche e che dipenda anche da noi ciò che ci scriveremo sopra – Fiorella Mannoia affronta il tema-donne parlando esplicitamente della violenza ancora pericolosamente vera e presente.

«A tutti i papà, ai nonni, agli zii – ha detto dal palco pisano – a tutti quelli che hanno a che fare con figli e nipoti: parlate con i vostri bambini e ragazzi maschi, fatelo voi, noi lo abbiamo detto tante volte. Adesso abbiamo a che fare addirittura con una nuova narrazione che tenta di negare il femminicidio eppure solo ad agosto ne sono state uccise otto, otto donne ammazzate tutte con lo stesso motivo.
Ora si vuole negare anche questo, ma non ci riusciranno perché noi daremo battaglia. In questa nuova narrazione c’è anche quel giudizio che dice voi siete femministe e odiate gli uomini. Non è vero. Prima di tutto io mi sento femminista e questa non è una parolaccia; seconda cosa noi non odiamo gli uomini, vogliamo anzi che ci stiano accanto per fare questo percorso insieme.
Se vogliamo cambiare la mentalità che ci porta a certi amori tossici, dobbiamo cambiare le mentalità di tutti e due, uomini e donne. O lo si fa insieme, mano nella mano, o non si va da nessuna parte. Ditelo ai vostri bambini: il rifiuto di una donna non è un affronto alla virilità, un uomo non si deve sentire meno virile perché una donna lo lascia o lo rifiuta. Quando una donna dice no, in qualsiasi condizione si trovi, con qualsiasi vestito, quando una donna dice no, va rispettata. Perché una donna che dice no, è no».
Cambiare il finale
Quando Mannoia parla esplicitamente delle donne, della violenza e della necessità di educare, nel Parco della Pace pieno di gente aleggiano significati importanti, valori irrinunciabili: riconoscere il rispetto, il consenso, la libertà dell’altro. «Ottant’anni fa le donne hanno cominciato a scrivere una pagina nuova della storia italiana. Oggi quella pagina non è finita. In un anniversario tanto importante per la società civile, la domanda da rilanciare è quanto manca ancora; quante cose devono cambiare perché quella promessa di uguaglianza diventi davvero quotidiana?

Fiorella Mannoia per dirlo ha scelto la metafora delle serie tv che certe volte tengono incollati davanti allo schermo senza approdare a un finale vero e proprio perché magari la produzione sceglie di non girare la stagione successiva per ragioni di budget. E lo spettatore rimane senza finale. Mannoia lo racconta anche attraverso una delle canzoni di Fossati, Panama, una storia di mare e di persone diverse radunate su una nave. Una storia e un testo per dire che il viaggio è ancora in corso.
Il finale del concerto è stato un concentrato di alcuni tra i brani più famosi di Fiorella Mannoia che insieme al pubblico ha cantato “Sally”, “Mariposa” e “Quello che le donne non dicono”. Il saluto è stato dato insieme con i musicisti, presenze forti e fondamentali nello spettacolo, con fiati, archi e percussioni. Poi il grande parco alle porte della città della Torre Pendente ha visto migliaia di persone allontanarsi ed è rimasto il verde, i grandi pini e il profumo di un messaggio di pace e speranza.
La Toscana celebra gli ottant’anni dal voto
«Il voto alle donne non è stato una concessione, ma una conquista che ha cambiato per sempre il volto del Paese – afferma la presidente del Consiglio regionale toscano, Stefania Saccardi –. Con quel voto le donne sono diventate protagoniste a pieno titolo della vita democratica italiana, contribuendo in modo determinante alla costruzione della Repubblica e dei valori che ancora oggi ne costituiscono il fondamento. Celebrare ottant’anni da quel 1946 significa non solo ricordare una pagina fondamentale della nostra storia, ma riaffermare che la partecipazione democratica è un bene comune da custodire e alimentare ogni giorno. Per questo abbiamo scelto di farlo attraverso un percorso che unisce arte, musica e parole, strumenti capaci di coinvolgere, emozionare e stimolare una riflessione condivisa sul valore dei diritti, della cittadinanza e della partecipazione; un’occasione per guardare al futuro, coinvolgendo soprattutto le giovani generazioni».
«Gli 80 anni del voto alle donne – ha detto il vicepresidente dell’Assemblea toscana Antonio Mazzeo – rappresentano una conquista che appartiene a tutta la comunità nazionale. Ricordarlo significa riconoscere il contributo fondamentale delle donne alla costruzione della democrazia italiana e ribadire che la piena parità è un percorso che richiede ancora impegno e responsabilità.
Abbiamo voluto avviare questo percorso di celebrazioni da San Giuliano Terme in un anno speciale, che coincide con i 250 anni dalla nascita del Comune per volontà del Granduca Pietro Leopoldo, colui che fece della Toscana una terra d’avanguardia proprio nei diritti e nelle libertà. Con questi eventi vogliamo unire memoria e futuro, parlando soprattutto alle nuove generazioni attraverso il linguaggio della cultura e della partecipazione”.
Seguendo il mood di Donnemente – equità in pratica – ecco qualche pillola che portiamo via dallo spettacolo con Fiorella Mannoia.
L’equità s’insegna. Non basta dire alle bambine che possono diventare tutto ciò che vogliono. Bisogna insegnare anche ai bambini a rispettare chi hanno accanto, a riconoscere i confini, a condividere cura e responsabilità. L’equità comincia molto prima dell’età adulta.
La parità non è una partita fra uomini e donne. Costruire relazioni equilibrate non significa togliere qualcosa a qualcuno. Significa cambiare le regole del gioco perché nessuno debba avere meno libertà, meno voce o meno opportunità per il solo fatto di essere donna o uomo.
Un diritto conquistato, non è un finale. Il voto alle donne, ottant’anni fa, ha cambiato la storia. Ma una conquista diventa davvero patrimonio comune solo quando entra nella vita quotidiana: nel lavoro, nella cura, nelle relazioni, nel modo in cui cresciamo i figli e nelle possibilità che offriamo alle nostre figlie.
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Giornalista e scrittrice, formatrice sul tema della comunicazione.
Ha scritto “Equilibriste” (AltreVoci), un libro che affronta con ironia il tema dell’equilibrio tra vita personale e professionale. E’ autrice di due romanzi gialli Alzati e corri, direttora (Mondadori) e Il silenzio dell’erba (Kobo Originals), tiene corsi di comunicazione e svolge ricerche sul tema donne e lavoro. Ha ideato e dirige i percorsi “Equilibri al centro” per crescere e migliorarsi tra vita e lavoro. Collabora con riviste e tv.
Il suo motto è #conleparole







