Il peso dei social sulle madri
Una mamma che allatta

Il peso dei social sulle madri

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Qualche giorno fa un pediatra molto attivo sui social ha espresso il suo disappunto per aver visto una mamma usare il cellulare mentre allattava suo figlio in sala d’aspetto. Che meraviglia l’algoritmo: mi sono trovata a leggere queste righe proprio mentre stavo allattando mia figlia di poche settimane.

Dal produttore al consumatore, tradotto nel linguaggio social, dal creator al target audience, il contenuto in questione mi è subito arrivato addosso come un rimprovero autorevole di un rappresentante della categoria che più venero in questa fase della mia vita.

Il successo di un post sui social, come sappiamo, si misura in reazioni e commenti positivi e negativi, infatti lì ce n’erano moltissimi. Scorrendoli ho trovato un po’ di tutto. La mamma stanca, che cerca lo svago in un raro momento di calma, quella performante che approfitta di quei momenti per ricercare informazioni utili ai suoi figli o sbrigare commissioni online, infine – e giustamente – anche la mamma che avrà pure il diritto di fare quel che vuole mentre allatta.

Insomma, il dottore – abituato a essere un punto di riferimento per i genitori, si è trovato di fronte ad una piccola rivolta di una parte molto significativa del suo pubblico, le followers.

Il mondo dei social ha visto negli ultimi anni un significativo moltiplicarsi di profili di esperte ed esperti della perinatalità e dell’infanzia. Ma a chi parlano e a chi si rivolgono queste figure? Ai genitori, certo, ma spesso le destinatarie restano in primis proprio le madri.

Se la mamma più virale sui social qualche anno fa era la “pancina“, quella più rilevante sui social oggi è il suo opposto, cioè la madre “informata e consapevole”. Mentre l’habitat naturale della “pancina” era il gruppo Facebook, dove lo scambio avveniva principalmente tra madri, quello della mamma “informata e consapevole” sono proprio le pagine e gli account di medici, professioniste/i ed esperte/i di gravidanza, infanzia e adolescenza.

Questa tipologia di fruitrice dei social sa infatti di poter usare le varie piattaforme anche come fonte di informazione e le usa per comprendere, conoscere e approfondire. Si tratta di una utenza che ricerca contenuti specializzati, ma che allo stesso tempo, per carenza di tempo e energie vuole essere intrattenuta in modo diretto, immediato e coinvolgente. Un potenziale pubblico in cerca di soluzioni e rassicurazioni.

È proprio nella complessità di questo profilo che si insidiano dei rischi. Tra questi, anche che le normali insicurezze dei neogenitori siano alimentate e trattate come potenziale business da parte di professionisti poco professionisti, in un settore sempre più in crescita come quello delle consulenze, dei corsi e delle masterclass online.

Un ulteriore punto di attenzione riguarda retaggi culturali e patriarcali, che continuano a perpetuarsi ed ad aumentare la pressione sulle madri Di questi tempi è ormai chiaro che ciascuna e ciascuno di noi deve trovare il proprio modo di “stare” nel mondo virtuale dei social e dei trend che evolvono nelle varie piattaforme. Cosa però può essere – più in generale – utile a navigare questo contesto e a difendersi da questi rischi?

Individuare, online e non, figure professionali autorevoli a cui rivolgersi per dare risposte a dubbi e preoccupazioni. Anche sui social, è possibile contare sull’attento e puntuale lavoro di divulgazione svolto da moltissime/i professioniste/i della perinatalità e dell’infanzia. Il loro ruolo può essere molto utile e complementare a quello di medici e professionisti che visitano e valutano direttamente i pazienti.

Accettare che ogni mamma, ogni famiglia e ogni bambina e bambino compiano il proprio percorso. Parlando ad un pubblico molto ampio, i content creator si trovano a semplificare il più possibile i loro contenuti, a discapito della complessità che caratterizza il percorso della genitorialità e della crescita di un bambino o di una bambina. Ad esempio, un figlio o una figlia che non dorme, mangia, parla o si rapporta al mondo esterno nei tempi standard non é un bambino che necessariamente deve preoccupare un genitore, né tantomeno farlo sentire incapace.


La forma si fa sostanza per superare gli stereotipi e i retaggi culturali. È sempre meno frequente – per fortuna – imbattersi in giovani famiglie in cui la crescita dei figli sia delegata in via esclusiva alla madre. I genitori di oggi condividono scelte, quotidianità e progettualità e contribuiscono insieme allo sviluppo e alla crescita dei figli. Restando al centro della narrativa social sulla genitorialità, la madre ne subisce la pressione.

Scegliere di seguire chi si rivolge ai “genitori”, evita espressioni come “mammo” o “uomo che aiuta in casa” e che non “punti il dito” vuol dire contribuire a favorire e consolidare un cambiamento online e della nostra società.

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