Disparità di genere, il problema che uomini e politici non vedono
Il dialogo tra i cinque candidati sindaci di Macerata e cinque donne, organizzato da Donnemente, è stato un evento partecipato e significativo. Fondamentale prendere coscienza del fatto che la condizione femminile è conosciuta soprattutto dalle donne ma va affrontata da tutta la comunità. E la politica può fare tanto
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Gli uomini sanno c’è un problema di disparità di genere? Lo sanno che è affidata quasi esclusivamente alle donne (mamme, nonne e caregiver) il lavoro di cura che chiamiamo lavoro ma non è retribuito? Lo sanno che sono le donne ad uscire dal mercato del lavoro quando nasce un figlio? E che c’è una percentuale alta di donne inattive? Vuol dire che il lavoro non lo cercano neanche perché devono stare a casa. E che le scuole non hanno orari compatibili con il lavoro e le donne la sera per strada hanno paura e non si sentono protette?
Non è questa un’accusa agli uomini ma una riflessione che viene spontanea dopo “Una città a misura di donne” l’incontro di ieri pomeriggio con i cinque candidati sindaci di Macerata (il fatto che siano tutti uomini è anche questo sintomatico) sulle questioni femminili. Lo avevamo preannunciato. Abbiamo organizzato questo evento perché volevamo che questo dialogo fosse un laboratorio di confronto e di idee e crediamo che così sia stato.
Si è svolto tra i libri, nella bellissima sala Castiglioni della biblioteca Mozzi Borgetti. Un luogo di cultura, una sala che ispira. Un pubblico di non sole donne, ma di una maggioranza di donne che, pur in pienissima campagna elettorale con le loro ideologie politiche hanno partecipato in maniera corale e trovato unione pur nelle loro diversità. Si è creato un microcosmo femminile che ha respirato l’energia tangibile della condivisione di una condizione, quella femminile, che interessa tutte e tutti.
Questioni di genere, difficili da riconoscere
Ma quello che è emerso con forza è la difficoltà che hanno incontrato i candidati sindaci, chi più e chi meno, nel prendere atto dell’esistenza di problematiche specifiche delle donne. Per farlo capire facciamo un esempio, che in questo giornale abbiamo usato più volte e che viene dall’ambito medico.

Le malattie cardiovascolari e l’infarto sono la prima causa di morte delle donne e molte muoiono perché non conoscono i sintomi dell’infarto femminile che sono molto diversi dall’infarto maschile, oltre al fatto che nell’immaginario collettivo l’infarto non è considerato una malattia femminile (nei film ad esempio, sono sempre gli uomini a morire d’infarto). In tutto questo per anni l’infarto non è stato studiato nelle rispettive specificità maschili e femminili e le donne continuano a morirne.
Troppo tragica? Forse, ma per quante donne la vita è dura o insopportabile perché non hanno un sostegno? O perché avevano un sogno e lo hanno dovuto abbandonare per le esigenze familiari? Per i candidati sindaci ma più in generale per la maggioranza degli uomini questi non sono problemi specifici del genere femminile.

La percezione è che siano “mali” diffusi e simili per tutta la comunità, uomini, donne, bambini e così via. Eppure colmare il gap di genere, secondo gli esperti, avrebbe un impatto notevole anche sulla crescita del Pil (se non troviamo altri motivi etici per capire il senso dell’equità, quantomeno puntiamo ai vantaggi economici).
Questa percezione maschile ci ha fatto mettere in discussione e capire che “Donnemente” e tutte quelle donne che hanno cose da dire, istanze da presentare, problematiche da sottolineare devono parlare agli uomini. Noi donne, nella nostra “bolla”, lo sappiamo e ci capiamo, ci sosteniamo, ci diamo una pacca sulla spalla e facciamo la voce grossa in innumerevoli convegni al femminile o confrontandoci con le assessore e le rappresentanti di istituzioni, sempre donne, che vengono delegate quando si tratta di affrontare altre donne. Non può essere così.
Prendiamo innanzitutto consapevolezza che dobbiamo rendere gli uomini coscienti e partecipi della situazione. Come? Ci stiamo pensando e in questo chiediamo il sostegno di tutte e tutti.
Cinque per tutte e tutte per cinque
Dopo questa premessa, forse toppo lunga, arriviamo al dialogo di ieri pomeriggio.

Al tavolo, i cinque candidati sindaci, tutti uomini: Sandro Parcaroli (Unione di Centro, Parcaroli Sindaco – Lega, I Marchigiani – I Maceratesi per Parcaroli, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Macerata Unica), Gianluca Tittarelli (Alleanza Verdi e Sinistra, L’altra Macerata, Partito Democratico, Riformisti Macerata, Strada Comune, Uniamo Macerata e Movimento 5 Stelle), Marco Sigona (Officina delle Idee), Mattia Orioli (Terzo Polo) e Giordano Ripa (Futuro per Macerata).
A porre le domande sono state cinque donne Silvia Alessandrini Calisti, scrittrice, social media manager e fondatrice di Mamme Marchigiane, che ha rappresentato le esigenze delle mamme dagli spazi a misura di famiglie e di giovani alla mobilità, dai servizi educativi al supporto della genitorialità.
Poi Olta Shehu, insegnante di danza e mamma di Nikol e di Marco con disturbo dello spettro autistico che ha sottolineato le incertezze e le difficoltà riguardo gli insegnanti di sostegno e le ore di assistenza.

Federica Frattani, commercialista e Segretaria dell’Ordine dei commercialisti di Macerata e Camerino, che ha proposto un quesito sul lavoro, sul sostegno all’imprenditoria femminile e sul potenziamento di servizi per conciliare vita e lavoro.

Elisa Beccacece, giovane contabile e assidua frequentatrice del centro storico della città che ha evidenziato il suo sentirsi insicura per la scarsa illuminazione e la presenza di luoghi pubblici poco vissuti.

Infine Paola Cecchi, presidente del Cif in rappresentanza delle donne over 65 che vogliono ancora essere utili e avere un ruolo e una socialità.

Dopo di loro Barbara Trasatti, consigliera della Commissione di Pari Opportunità della Regione Marche, esperta di comunicazione, che ha chiesto come i candidati intendessero valorizzare figure di donne che danno il loro contributo nella vita culturale, sociale ed economica della città.
Volutamente, non abbiamo parlato di sanità (Consultorio, accesso ai servizi e così via) e di violenza di genere perché avrebbero richiesto un confronto a parte ma questo non vuol dire che non abbiamo ben presente il loro peso e la loro importanza.
Non entreremo nel dettaglio delle risposte e vi invito a vedere la registrazione integrale dell’incontro per cogliere gli spunti che ritenete più interessanti per voi.

Ma ci associamo all’appello finale fatto da Daniela Zepponi, scrittrice, blogger e digitale strategist: qualunque sia il sindaco vincente è fondamentale un tavolo di confronto sulle questioni femminili che coinvolga associazioni datoriali, ordini professionali ed enti e che nel corso della legislatura ci siano altri confronti con l’amministrazione su queste tematiche. A patto che non vengano a questi tavoli le assessore non vengano mandate da sole.
Per finire crediamo sia importante precisare che il sostegno alle donne conta quanto un marciapiede o una qualsiasi opera pubblica. Perché il risultato finale è comunque il bene e lo sviluppo di una comunità.
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Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.







