Chiara Mezzel con la sua guida
Chiara Mezzel con la sua guida

Sci, Chiara Mazzel verso le Paralimpiadi: «Sulla neve ho ritrovato la mia libertà»

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Tempo di lettura: 5 minuti

La storia di Chiara Mazzel, atleta di sci alpino paralimpico nelle Fiamme Gialle, mette in discussione uno dei luoghi comuni più radicati sul successo femminile, l’idea che la forza coincida con l’assenza di fragilità.

La disabilità visiva, arrivata con una diagnosi di glaucoma a diciotto anni, ha cambiato il suo modo di stare nel mondo senza intaccare ambizione, determinazione e desiderio di autonomia.

Nel suo racconto – e nel modo stesso in cui affronta la discesa – emerge una consapevolezza chiara, l’autonomia non è fare tutto da sole, ma restare protagoniste della propria vita anche quando si ha bisogno di qualcuno accanto.

Una diagnosi da accettare

La diagnosi di disabilità visiva ha rappresentato una frattura profonda nella sua vita. Nei mesi successivi si è ritirata dal mondo per oltre due anni. Che cosa ha significato attraversare quel periodo?
«Dopo la diagnosi mi sono chiusa in camera per due anni e mezzo. Pensavo che la mia vita non fosse più degna di essere vissuta. Inoltre molte persone che mi erano vicine si sono allontanate, perché non riuscivano davvero a capire quello che stavo succedendo. È stato un periodo di isolamento totale».

C’è stato un momento preciso in cui qualcosa è cambiato?
«Nel 2018, per caso, avevo la televisione accesa sulla Rai e trasmettevano le Paralimpiadi di PyeongChang. Ho visto atleti con disabilità visiva sciare e in quel momento ho capito che anche chi non vede può farlo. È stata una rivelazione».

Chiara Mezzel in pista
Chiara Mezzel in pista

Libera sugli sci


Che cosa hai provato la prima volta che è tornata sugli sci dopo la diagnosi?
«Mi sono sentita subito libera. In quel momento ho capito che lo sci poteva ridarmi qualcosa che avevo perso».

Sciava già prima della malattia?
«Sì, sciavo fin da quando ero piccola, ma solo a livello amatoriale. Non avevo mai pensato allo sci come a uno sport agonistico».

Lo sci alpino in sicurezza

Lo sci alpino è uno sport ad alto rischio. Come si allena e gareggia in sicurezza?
«Ho una guida che mi precede. Siamo collegate tramite auricolari Bluetooth e lei ha anche un amplificatore sonoro sulla schiena, che mi aiuta a capire con precisione la direzione. È fondamentale avere un’intesa perfetta: è una questione di fiducia totale, per arrivare in fondo alla gara entrambe integre».

Il rapporto con la guida resta lo stesso anche in gara?
«Sì, è la stessa persona con cui mi alleno e che mi seguirà anche alle Olimpiadi. È un legame che si costruisce nel tempo, non solo dal punto di vista tecnico ma anche mentale».

Chiara Mezzel con la sua guida

Autonomia e disabilità: un connubio possibile

Nel dibattito sulla disabilità si parla spesso di limiti, meno di gestione. Cosa significa per lei autonomia, oggi?
«All’inizio non è stato facile. Avevo paura anche solo di uscire di casa da sola. Pian piano, però, ho trovato delle strategie che mi hanno permesso di tornare a fare in autonomia tutto quello che facevo prima».

Essere donna, atleta e persona con disabilità visiva comporta una doppia esposizione. Come vive la rappresentazione femminile nello sport paralimpico?
«Nel mondo paralimpico uomini e donne sono davvero parificati. Da questo punto di vista mi sento rappresentata allo stesso modo dei colleghi uomini».

Chiara Mazzel verso le Paralimpiadi


Come si svolge la sua preparazione in vista delle Paralimpiadi di Milano Cortina?
«Nei giorni in cui non scio faccio allenamenti più lunghi in palestra. Quando invece scio al mattino, nel pomeriggio faccio un richiamo di forza più breve e meno intenso. Lavoro molto sul fisico e sono seguita anche da un nutrizionista, con una dieta personalizzata».

È stato difficile seguire un regime alimentare strutturato?
«All’inizio sì, ma dopo una decina di giorni è diventato tutto molto più semplice».

Si concede qualche eccezione?

«Sì, certo. Se ho voglia di una pizza non me la faccio mancare. Faccio anche altri sport e ho una vita sociale molto attiva».

Il pubblico che non c’è


Guardando al futuro del movimento paralimpico, cosa si augura davvero?
«Mi auguro che, con le Paralimpiadi in Italia e una maggiore copertura televisiva, qualcosa cambi anche negli anni successivi, soprattutto per le gare di Coppa del Mondo che oggi non vengono trasmesse. Senza visibilità è difficile far scoprire questo mondo ad altre persone con disabilità».

Cosa farebbe davvero la differenza?

«Avere pubblico, tifo, persone al parterre. Oggi spesso arriviamo in fondo alla pista e non c’è nessuno. Spero davvero che questo possa cambiare».


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Claudia Brattini, farmacista con specializzazione in nutrizione e chimica degli alimenti, laureata in Scienze della Nutrizione. È Giornalista pubblicista e si occupa di comunicazione nel mondo della salute. Ha conseguito un master in Comunicazione della Salute & Digital Marketing Sanitario, Giornalismo e Data
Journalism organizzato dal Corriere della Sera. È autrice del libro di cucina per bambini "Gustosissimo, favole ricette ed emozioni da impastare".

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