Egitto, Nessy Guerra condannata per adulterio: «Confido nell’appello per restare con mia figlia»
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di Gaia Bonomelli
Nessy Guerra e la figlia Aisha, tre anni, vivono un’esistenza sospesa in Egitto. Una fuga costante, fatta di case cambiate all’improvviso per paura che l’ex compagno possa sottrarle la bambina. Per sbarrarle ogni via d’uscita, l’uomo ha ottenuto il blocco del passaporto della figlia e ha denunciato Nessy per adulterio, un reato che in Egitto può essere punito con il carcere.
Dopo l’ultima intervista rilasciata a Donnemente poco prima del processo per adulterio, la situazione per Nessy è precipitata. L’udienza del 18 febbraio si è conclusa con una sentenza di condanna in primo grado a sei mesi di carcere in Egitto. Nell’attesa di conoscere le motivazioni della sentenza, Nessy ha presentato appello. Abbiamo contattato nuovamente la donna per capire cosa sia successo in aula e quali siano ora i rischi che corre.
L’attendibilità dei testimoni
Nell’ultima intervista ci aveva spiegato che una condanna appariva improbabile, data la mancanza di flagranza di reato richiesta dal codice locale. Cosa è accaduto in aula?
«In sede di giudizio è stata ritenuta rilevante la testimonianza di una persona che ha dichiarato un presunto adulterio. Inoltre, il mio ex si è presentato con altri quattro testimoni – persone a me sconosciute – che hanno reso dichiarazioni analoghe. Noi contestiamo fortemente tali testimonianze e abbiamo prodotto elementi che mettono in dubbio la loro attendibilità».
Nonostante le prove di manipolazione che avete presentato, il giudice ha fornito una motivazione sulla credibilità dei testimoni portati dal suo ex compagno?
«Stiamo attendendo il deposito ufficiale della sentenza per comprendere nel dettaglio le motivazioni che hanno portato alla condanna».
La difesa ha puntato molto sul passato dell’uomo. Pensa che nelle motivazioni si farà riferimento ai suoi precedenti penali in Italia, come la condanna definitiva per violenza sessuale e stalking, o il tribunale egiziano li riterrà irrilevanti?
«In tutte le cause abbiamo depositato il casellario giudiziale del mio ex. Tuttavia, fino a quando non avremo le motivazioni scritte della sentenza, non possiamo sapere quali elementi siano stati effettivamente presi in considerazione dal giudice».
Maternità e condotta morale
Oltre alla pena detentiva, cosa è stato stabilito circa la sua idoneità materna? La condanna è circoscritta all’adulterio o mette in dubbio il suo legame con Aisha?
«La condanna riguarda esclusivamente il presunto caso di adulterio. Formalmente non è collegata alla causa di affidamento, ma è evidente che potrebbe incidere anche su quella, poiché nei procedimenti di famiglia vengono valutati anche profili legati alla condotta morale».
Dopo la sentenza, quali sono stati i vostri passi legali per evitare la detenzione?
«Abbiamo presentato appello nei termini previsti dalla legge e versato la cauzione richiesta, così da poter attendere l’udienza in stato di libertà, come consentito dalla procedura».
Sul fronte dell’affidamento, state lavorando per escludere che la bambina venga affidata alla famiglia paterna? Quali prove avete presentato riguardo all’idoneità delle figure familiari coinvolte?
«Nel procedimento di affidamento abbiamo prodotto documentazione medica relativa a un ricovero del mio ex avvenuto nel 2023 presso una struttura psichiatrica. In merito alla madre (di lui, ndr), abbiamo depositato elementi relativi alla sua situazione economica, alle condizioni di salute e a dichiarazioni pubbliche da lei rese, che sono state tradotte e allegate agli atti».
In attesa dell’appello
Cosa accadrebbe se l’appello non dovesse ribaltare il verdetto?
«L’appello prevede un’unica udienza alla quale dovrò essere presente. In quella sede il giudice potrà confermare o modificare la pena. Qualora la condanna venisse confermata, dovrei scontare la pena in Egitto. Per questo motivo l’appello è un passaggio per me fondamentale».
In questa battaglia che sembra combattuta in solitaria, lo Stato Italiano sta facendo sentire la sua presenza?
«Sto ricevendo assistenza e supporto da parte della nostra Ambasciata Italiana. Ho fiducia nella magistratura egiziana e nel prossimo grado di giudizio. Confido che tutti gli elementi prodotti dalla difesa vengano attentamente valutati e che emerga la verità dei fatti».
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