rina melli giornalista ferrara

Rina Melli, pioniera del giornalismo italiano e femminista ante-litteram

Condividi:

Le imprese delle donne sono state spesso coperte da una coltre di silenzio, che le ha relegate ai margini della Storia, lasciandole apparire come subalterne in quasi tutti i campi.

Quando però accade qualcosa che soffia via la polvere dell’oblio forzato con cui sono state ricoperte le gesta femminili, capita di stupirsi e riflettere sulla potenza della damnatio memoriae, che ha nascosto per secoli la rappresentazione di un intero genere, con conseguenze che ancora oggi ci troviamo ad affrontare.

Ridare visibilità culturale alle figure che hanno fatto la differenza e lasciato un segno nella vita civile di un paese diventa quindi quasi un impegno morale, soprattutto per chi fa dell’informazione il suo mestiere.

Ecco allora che l’organizzazione del convegno “Rina Melli, una giornalista ferarrese al fianco delle donne”, tenutosi lo scorso 8 novembre a Ferrara, assume un significato che va oltre la semplice commemorazione.

Rina Melli
Rina Melli

L’evento rientrava nell’ambito delle celebrazioni per i 130 anni dell’Associazione Stampa Ferrara, il sindacato regionale dei giornalisti con Aser, Fnsi e Ordine dei Giornalisti, ed è stata un’occasione preziosa per riscoprire una figura caduta ingiustamente nell’oblio.

A delineare un approfondimento sulla figura di Rina Melli per Donnemente sono state Anna Quarzi, presidente dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara e Susanna Garuti, giornalista e autrice del libro “Come le donne diventeranno libere: socialismo ed emancipazione nel giornale della socialista Rina Melli: Eva (1901 – 1903)“.

Entrambe, insieme ai giornalisti Eugenio Ciccone e Giacomo Locci, sono intervenute al convegno.

Chi era Rina Melli

«Quella di Rina Melli – dice Anna Quarzi – è una biografia straordinaria, lei faceva parte di una importante famiglia ferrarese ebraica, appartenente all’alta borghesia e lei fece una scelta incredibile per l’epoca».

Ribelle, carismatica, anticonformista e intraprendente, Rina Melli nacque a Ferrara nel 1882. Cesare Melli, suo padre, titolare di una grande ditta di commercio all’ingrosso di cancelleria, volle farla studiare privatamente e scelse per lei un giovane precettore: Paolo Maranini.

I due, lei quattordicenne e lui poco più che ventenne, si innamorarono, e dalla sfera privata la loro relazione finì per abbracciare anche il credo politico.

Maranini era infatti un dirigente socialista e Rina Melli si interessò molto della questione, fino a farla totalmente sua.

Anna Quarzi ferrara
Anna Quarzi, presidente dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara. Foto dell’ISCo Ferrara

Attirando le ire del padre, che probabilmente non si era informato bene su chi fosse il giovane insegnante scelto per la figlia, all’età di 18 anni decise di lasciare la sua vita agiata e la famiglia per seguire il compagno in un quartiere popolare di Ferrara.

I due si sposarono laicamente poco dopo e restarono insieme tutta la vita, sostenendosi reciprocamente nell’impegno civile e nella propaganda socialista.

«Rina Melli – aggiunge Susanna Garuti – sicuramente non rappresenta il classico abbandono del tetto familiare solo per amore, perché lei stessa diventò la propagandista per eccellenza delle terre ferraresi, quindi aveva già lei dentro di sé una predisposizione e un carisma fuori dal comune».

Questa inarrestabile “pasionaria” ferrarese fu infatti tra le prime a battersi per i diritti delle donne e del lavoro, dedicando tutta la sua vita alla causa.

Eva, un giornale per le donne

Susanna Garuti aggiunge quindi dei tasselli importanti per delineare la personalità di questa attivista di inizio secolo:

«Possiamo ipotizzare che sicuramente il padre si sarebbe aspettato il classico matrimonio con un altrettanto benestante borghese della Ferrara dell’epoca, mentre la figlia abbandonò proprio il tetto paterno e si unì con un matrimonio civile a Paolo Maranini, che era già un giornalista, conosciuto dalle forze dell’ordine perché era un attivista del Partito Socialista ed era anche il direttore della Scintilla, l’organo del Partito».

Rina Melli dunque, nonostante la giovane età, mostrò di avere una personalità matura e decisa, impegnandosi in prima linea nelle battaglie che appoggiò del tutto.

«Aveva anche una grande consapevolezza rispetto a quella che era l’emergenza del territorio – continua Garuti – , che era quella dell’emancipazione da situazioni lavorative aberranti e situazioni di vita miserrime per i lavoratori e le lavoratrici.

Lei, dal momento in cui lasciò la casa dei Melli decise e poi diventò una propagandista con un attivismo quasi inaudito anche per i nostri giorni: decise quindi di fondare il giornale “Eva”, perché si rese conto che la parte del proletariato maggiormente sfruttata era rappresentata dalle donne».

Rina Melli diede vita ad “Eva” il 15 giugno del 1901 e fu il primo e unico giornale di propaganda socialista di quel periodo che si rivolgeva direttamente alle donne, anche a quelle più umili.

Susanna Garuti ferrara
Susanna Garuti, giornalista, autrice del libro “Come le donne diventeranno libere: socialismo ed emancipazione nel giornale della socialista Rina Melli: Eva (1901 – 1903)”

La scelta di un “tone of voice” adeguato per raggiungere davvero le lettrici

Le lettrici a cui si rivolgeva Rina Melli erano quasi tutte donne povere, senza istruzione, ma lei riuscì a raggiungerle grazie all’utilizzo di un linguaggio semplice e chiaro: oggi in ambito di marketing parleremo di “tone of voice” per raggiungere il “target” adatto, decisamente una visione lungimirante ed efficace.

«Eva era un foglio incredibile – continua Anna Quarzi -, si rivolse alle donne con un linguaggio che fosse comprensibile, perché la maggioranza di loro erano tutte analfabete.

Lei si occupò di contadine, operaie, braccianti e volle farsi capire, questo è molto importante».

Susanna Garuti precisa poi che «la sua cifra stilistica era, si, molto “semplice” ma non semplicistica, e i suoi scritti, i suoi editoriali erano accompagnati anche da un sentimento e comunque da proprio un pathos anticlericale molto forte, che non vuol dire anti-religione, vuol dire che le donne erano propriamente imbrigliate anche in una logica clericale che permeava in quel periodo.

Le donne a quell’epoca erano assoggettate dalla triplice schiavitù, come la chiamava lei, il padre e poi il marito, il padrone al lavoro e il prete».

le allieve del corso teatrale di Chiara Tessitore durante il convegno su Rina Melli
Le allieve del corso teatrale di Chiara Tessitore, che hanno portato sul palco letture e interpretazioni dedicate a Rina Melli in occasione del convegno di Ferrara

L’impegno delle donne è malvisto ovunque

Una donna giornalista impegnata in politica non era poi considerata positivamente per l’epoca, né da chi aveva idee contrarie, e neppure da chi condivideva le stesse opinioni.

«Le donne hanno sempre faticato. – dice Susanna Garuti – Nessuno era disposto a finanziare questi progetti, a pubblicarli e lei stessa non è mai stata direttrice responsabile del suo giornale.

Era un suo progetto, un suo giornale, lo scriveva lei, lo editava lei, andava lei a portare le bozze, andava a riprenderle, ma non appare mai come direttore responsabile, perché per le donne non era possibile iscriversi nel casellario.

Le donne si firmavano poco, oppure usavano degli pseudonimi o anche dei nomi maschili.

Eva durò quasi due anni dal 1901-1903 e fu comunque un successo, considerando che era del tutto autofinanziato: nemmeno il partito socialista la aiutò.

Rina Melli disse che i compagni di Ferrara non l’avrebbero neanche fatto uscire perché “ci urlarono e ci risero contro”.

Tutta la questione femminile del partito socialista è ancora abbastanza complicata.

Gli stessi membri del partito, che si proclamavano contro una società strettamente patriarcale e permettevano alle loro donne di andare a fare i comizi, quando tornavano a casa volevano avere i tortellini pronti nel piatto.

A quell’epoca c’erano anche diversi giornali femminili cattolici, dove scrivevano delle giornaliste note, preparate, brave e anche loro hanno avuto i loro bei mal di pancia nel confronto con la parte clericale».

convegno su Rina Melli Ferrara
Un momento del convegno di Ferrara su Rina Melli

Screditamento e oblio

La figura di questa donna fuori dal comune è tuttavia, come quella di molte altre che fecero la differenza, decisamente poco nota.

«È il destino delle donne – dice Anna Quarzi – però quello che fa Rina Melli in quel periodo è stato grande.

Quando si trasferì a Milano, collaborò anche con Anna Kuliscioff. C’erano delle donne esponenti del Partito Socialista dell’epoca, che era nato da poco, come ben sappiamo, straordinarie».

“Eva” fu un giornale capace di trattare argomenti che potremmo considerare attuali ancora oggi e sembra incredibile che nel tempo ci si sia dimenticati della sua esistenza.

«Al centro delle tematiche di “Eva” c’era il mondo del lavoro – dice Susanna Garuti – , e poi anche tanto altro come la cura dei figli, il divorzio, molti articoli sul divorzio, perché in quel periodo c’era in approvazione alla Camera dei Deputati una legge proposta da due deputati socialisti al riguardo.

Ha percorso anche un po’ i tempi, Rina Melli».

Di certo le donne che a quell’epoca si sono dedicate all’impegno politico sono anche state condannate senza requie dall’opinione pubblica, il che ha contribuito a screditare la loro figura e a permettere che venissero in qualche modo gradualmente dimenticate.

Continua Garuti: «La vita di queste donne non è mai stata semplice. Quando venivano schedate dalla Questura venivano descritte come donne isteriche.

La scheda di Rina Melli la definisce “superficialissimamente isterica”, una che aveva provocato dolori immensi ai suoi cari.

Si legge di lei che aveva abbandonato una famiglia per bene, che era una figlia degenere, frequentatrice assidua dei socialisti più fanatici della città.

In tutte le schede delle donne di quel periodo si leggono descrizioni volte a sottolineare negativamente anche dei tratti fisici: Rina Melli era molto bella e quindi più di tanto da quel punto di vista lì non hanno potuto agire, ma quando incontravano delle donne che non avevano determinati standard, ecco che si sottolineava che erano donne pelose, con una corporatura non conforme, come se fossero dei mostri, venivano schedate come fossero quasi non umane».

locandina del convegno su rina melli, ferrara 8 novembre 2025

Riscoprire le storie per ritrovare punti di riferimento anche oggi

Il valore della riscoperta di storie e personaggi come Rina Melli è senza dubbio importante soprattutto alla luce dell’oggi e guardando alle nuove generazioni.

A tal proposito Anna Quarzi aggiunge una riflessione che aggancia le esperienze femminili del passato e del presente:

«Le storie di donne come Rina Melli, potrebbero essere anche punti di riferimento per le giovani di oggi, perché viviamo un periodo molto complesso, quando ci studieranno non so bene che cosa ne potrà uscire.

La mia generazione ha avuto dei punti di riferimento su cui contare per cercare di capire che cosa stavamo facendo, come stavamo vivendo, sono stata molto fortunata.

Negli anni ’70 e ’80 ho fatto politica, cioè per noi era abbastanza normale con il gruppo delle amiche anche l’impegno politico, per noi c’era sempre questo aspetto, che c’è tuttora per tanti versi, però io posso dire che ho avuto dei punti di riferimento.

Io alle volte penso alle ragazze di oggi e non so bene che punti di riferimento possano avere, se e dove la nostra generazione ha sbagliato, alle volte me lo chiedo, che cosa abbiamo fatto, perché cerco di analizzare.

Essere presidente di un Istituto di Storia contemporanea vuol dire in qualche modo non solo parlare del Novecento, ma analizzare il presente, e la difficoltà è enorme, non lo nascondo.

Cercare di lavorare con questi incontri, riportando alla luce anche donne come Rina Melli o altre, credo che possa forse essere un piccolo tassello che può aiutare le ragazze del presente».

Conclude tuttavia Susanna Garuti aggiungendo che il presente non può essere solo nostalgia del passato:

«Ci tengo a precisare che anche oggi ci sono tanti esempi di donne coraggiose, specie in alcune parti del mondo, dove fanno la differenza.

Esistono movimenti di donne che hanno segnato un passo e hanno cercato di sfondare su determinate tematiche, perché in molte parti del mondo le cose non sono cambiate».

Digital Strategist e Social Media Manager, formatrice certificata sull’educazione digitale e su tematiche legate a libri, lettura e scrittura; blogger, fondatrice del portale mammemarchigiane.it (Premio Alumni Università degli Studi di Macerata 2024; Premio “Donna Impresa” Camera di Commercio di Macerata 2016; Golden Media Marche 2015); autrice dei saggi “Marche Stregate, viaggio nella stregoneria popolare marchigiana” e “Sani e liberi, la maternità nella tradizione marchigiana (sec. XVII-XX)” ; co-autrice della guida “Le Marche con i bambini”.
Ha collaborato con l'Osservatorio di Genere e scrive anche su Vitamine Vaganti, magazine dell’associazione Toponomastica Femminile, occupandosi di storia delle donne ed equità di genere. Laurea specialistica in Archivistica e Biblioteconomia, Laurea quadriennale in Lettere indirizzo Moderno.

Condividi:

Forse ti interessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *