Ozempic e Mounjaro, i nuovi farmaci per dimagrire non sono una bacchetta magica
Sono usciti dagli ambulatori per entrare nei social network ma la realtà clinica raramente assomiglia ai reel da trenta secondi e queste terapie non sono prive di effetti collaterali né adatte a chiunque
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Per le donne in modo particolare, il corpo è storicamente sotto la lente di ingrandimento, il peso femminile viene osservato, commentato, corretto: troppo magro, troppo morbido, troppo tonico, troppo segnato dal tempo. Cambiano gli standard estetici, ma resta stabile la pressione sociale che spinge a dover continuamente “migliorare” sé stesse.
Gravidanze, menopausa, patologie e vissuto personale possono lasciare nel corpo delle donne chilogrammi di troppo ma anche storie diverse che andrebbero comprese e non giudicate. C’è stato un tempo, e in parte purtroppo esiste ancora, in cui il dimagrimento veniva raccontato quasi esclusivamente come una questione di volontà personale.
Non a caso, ancora si commette l’errore di ridurre la lotta all’obesità banalizzandola con frasi come “basterebbe un cerotto sulla bocca” oppure “non ho mai visto donne grasse che mangiano poco”. Non sempre, infatti, mangiare meno, muoversi di più, resistere alle tentazioni sono interventi risolutivi.
Oggi sappiamo che l’obesità è una malattia cronica complessa, recidivante e multifattoriale, ovvero non dipende da una sola causa e che tende spesso a ripresentarsi nel tempo, proprio perché coinvolge meccanismi biologici, metabolici, ormonali, psicologici, ambientali e sociali. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization), l’obesità è un accumulo eccessivo di tessuto adiposo che può compromettere la salute, perché non conta solo “quanto si pesa”, ma soprattutto l’impatto che l’eccesso di grasso corporeo ha sull’organismo. Indagare le cause e agire su di esse è cruciale ma certamente più complesso.
L’era dei farmaci per l’obesità
Oggi qualcosa sta cambiando radicalmente nella lotta all’obesità, e questo cambiamento ha nomi che ormai sono usciti dagli ambulatori per entrare nei social network, nelle conversazioni tra amiche, nei podcast, nelle serie tv e perfino nei red carpet: Ozempic e Mounjaro per farne qualcuno. Ma cosa sono?
Ozempic è il nome commerciale di un farmaco a base di semaglutide, mentre Mounjaro contiene tirzepatide. Sono molecole nate inizialmente per il trattamento del diabete di tipo 2, ma che hanno mostrato anche un importante effetto sul peso corporeo.
Agiscono imitando alcuni ormoni intestinali, in particolare il GLP-1, e nel caso della tirzepatide anche il GIP, che il nostro organismo produce naturalmente dopo i pasti. Questi ormoni comunicano al cervello il senso di sazietà, rallentano lo svuotamento dello stomaco e influenzano diversi meccanismi coinvolti nella regolazione dell’appetito e del metabolismo.
Tradotto in modo semplice le persone sentono meno fame, si saziano prima e hanno una minore spinta continua verso il cibo. Non è una “magia che spegne l’appetito”, ma una modifica di circuiti biologici complessi che regolano fame, sazietà, glicemia ed equilibrio energetico.
Ed è proprio questo il punto che sta cambiando il dibattito pubblico. Per anni l’obesità è stata trattata quasi come un fallimento morale individuale, mentre oggi sappiamo che non è semplicemente il risultato del “mangiare troppo”. È una patologia cronica multifattoriale, influenzata da genetica, ambiente, stress, qualità del sonno, sedentarietà, alimentazione ultraprocessata, regolazione ormonale, fattori psicologici e sociali. Ridurre tutto alla forza di volontà non è solo semplicistico ma è anche scientificamente scorretto.
Farmaci come semaglutide e tirzepatide stanno contribuendo a smontare questa narrazione perché mostrano, in modo molto concreto, quanto il peso corporeo sia regolato anche da meccanismi biologici profondi. Negli studi clinici alcune persone ottengono perdite di peso importanti, insieme a miglioramenti metabolici significativi come il controllo glicemico, la riduzione del rischio cardiovascolare, minore infiammazione, maggiore mobilità e qualità della vita.
Il rovescio della medaglia
Accanto alla scienza si è sviluppato qualcosa di molto diverso: sui social, Ozempic è diventato molto più di un farmaco tanto che in certi contenuti appare come la scorciatoia definitiva verso il corpo ideale, in altri come il “segreto nascosto” delle celebrity o ancora come una sorta di soluzione miracolosa capace di cancellare anni di difficoltà con il peso.
Il problema è che la realtà clinica raramente assomiglia ai reel da trenta secondi e queste terapie non sono prive di effetti collaterali né adatte a chiunque. Nausea, vomito, disturbi gastrointestinali, perdita di massa muscolare sono i principali rischi se il dimagrimento non è accompagnato da adeguata alimentazione e attività fisica, inoltre è una terapia che necessita di controlli medici.
Ricordiamoci sempre che sono farmaci prescritti da specialisti (endocrinologi, diabetologi) a pazienti con obesità importante, nello specifico con indice di massa corporea superiore a 30 o a 27 se sussistono anche patologie correlate come diabete, apnee notturne o ipertensione. Questi farmaci non funzionano allo stesso modo in tutte le persone e non risolvono automaticamente il rapporto emotivo con il cibo, con il corpo o con l’autostima.
In questo scenario, i nuovi farmaci anti-obesità rischiano di entrare in un terreno già profondamente segnato da aspettative irrealistiche e promesse di trasformazione rapida. Lo stesso terreno pericoloso che per anni ha alimentato il mercato delle diete lampo, dei detox, dei beveroni “brucia grassi” e delle soluzioni miracolose potrebbe ora appropriarsi anche di queste terapie, semplificandole fino a trasformarle nell’ennesimo simbolo di perfezione estetica.
Con una differenza sostanziale, però, questa volta dietro l’hype esiste una base scientifica reale ed è proprio per questo che serve ancora più cautela nel modo in cui se ne parla.
Per molte persone con obesità severa o complicanze metaboliche, questi farmaci possono rappresentare un cambiamento concreto della salute e della qualità della vita. Si stima che la loro introduzione permetterà nei prossimi anni un risparmio enorme sul sistema sanitario legato ai costi delle malattie legate all’obesità, anche per questo non possiamo ridurli superficialmente a “farmaci per dimagrire” e né tanto meno considerarli una bacchetta magica.
La vera domanda da porsi potrebbe essere: siamo pronti, culturalmente, a parlare di obesità senza banalizzarla, senza marketing aggressivo e senza trasformare ogni innovazione scientifica nell’ennesimo standard imposto al corpo femminile?
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Claudia Brattini, farmacista con specializzazione in nutrizione e chimica degli alimenti, laureata in Scienze della Nutrizione. È Giornalista pubblicista e si occupa di comunicazione nel mondo della salute. Ha conseguito un master in Comunicazione della Salute & Digital Marketing Sanitario, Giornalismo e Data
Journalism organizzato dal Corriere della Sera. È autrice del libro di cucina per bambini "Gustosissimo, favole ricette ed emozioni da impastare".







