Cristiana Lancioni, una “muzungu” alla scoperta dell’Uganda
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Un viaggio in Uganda: tra la natura di una bellezza sconvolgente e le paradossali condizioni di vita degli esseri umani, in particolare donne e bambini, Cristiana Lancioni si è sentita trasformata e ha deciso che serviva il suo aiuto.
L’Uganda nel cuore
Insegnante di inglese nelle scuole superiori di Osimo, Cristiana Lancioni vive a Filottrano. Insegnamento, scrittura e fotografia sono le sue grandi passioni. Da quest’estate è anche appassionata di Uganda.
«Sono andata con l’associazione Il sorriso di Daniela. Con me c’erano mio fratello Francesco, mio padre Angelo e mio nipote Vanni. Eravamo a Kasaala, a circa 30 chilometri dalla capitale Kampala. Eravamo ospiti di padre Giorgio Prevedi che da anni guida una missione».
L’associazione Il sorriso di Daniela di Montefano, porta il nome della figlia dei fondatori, Gabriella Frontalini e Giuseppe Storani: «Daniela li ha lasciati in maniera violenta – ricorda Lancioni – e loro hanno cercato di rielaborare questo dolore dedicandosi agli altri. Ho condiviso con loro tanti momenti aggregativi per sensibilizzare il territorio marchigiano sulla situazione dell’Uganda, poi ho deciso di prendere parte a uno dei tanti viaggi che organizzano.

Quando sono partita, non immaginavo neanche dove stessi andando. L’Uganda non è l’Africa delle vacanze, è l’Africa Nera. Per fare sei chilometri in macchina puoi impiegare anche tre ore, manca l’acqua, la prima sera ho mal dosato lo shampoo e non riuscivo a fare la doccia. Consideriamo che noi eravamo ospiti privilegiati e, nonostante questo, mangiavamo quantità di cibo molto diverse che in Italia».
Una scuola senz’acqua
Il viaggio prevedeva la visita a scuole e ospedali e qui, ancora una volta, l’insegnante di Filottrano è rimasta profondamente sorpresa: «Non mancano professori preparati ma beni di prima necessità. L’acqua non c’è e gli studenti, la prima ora, anziché fare scuola, si mettono in cammino e vanno a prenderla.
Il nostro obiettivo è costruire un pozzo così che possano studiare anche la prima ora. in quella scuola che è la loro salvezza e che vivono con riconoscimento e ammirazione per l’insegnante, con gratitudine, perché a scuola si fanno due pasti al giorno, hanno una uniforme (un vestito che non tutti hanno)anche un letto per dormire, anche se di legno e che si rovina spesso.
Ma manca l’acqua e i ragazzi la prima ora si mettono in cammino per riportare acqua per l’istituto. Vogliamo creare un pozzo nella scuola così che la prima ora fanno lezione».
Dalla poligamia ai parti in strada, la vita delle donne
Un discorso a parte meritano le donne che Cristiana Lancioni ha ritratto in bellissime foto attraverso le quali riescono a parlare con gli occhi e le espressioni del viso: «Ogni donna ha tanti figli perché non c’è educazione alla sessualità, né vengono informate sulla contraccezione.
Per l’uomo ugandese è prevista la poligamia: questo vuol dire che lascia le mogli più anziane per cercarne di più giovani. Così ci sono donne che si ritrovano ad avere 3 o 4 figli e a doverli crescere da sole.

Ho chiesto alle donne che ho incontrato che, spesso, parlano benissimo l’inglese, come potessero accettarlo. Mi hanno risposto che è la normalità, manca la cultura, non sanno che può essere diverso».
Anche il parto, il far venire al mondo un figlio è tutt’altro che semplice. «L’usanza è quella di partorire per strada, dove si cammina continuamente a piedi, anche lontano dagli ospedali. Questo comporta un’alta mortalità per parto.
Da qualche tempo però, gli ospedali hanno stanze, molto piccole, dedicate al parto. In ogni stanza partoriscono contemporaneamente anche quattro donne ma è comunque una grande conquista.
Negli ospedali, ho guardato negli occhi medici che hanno a che fare con l’Aids e il loro sguardo raccontava tutto».
Segnali di empowerment femminile
Ci sono anche dei segnali che qualcosa si sta muovendo, anche se con grande lentezza. Ci sono settori in cui le donne stanno trovando il loro spazio: «Il fashion design è per loro una occasione di empowerment. Hanno iniziato ad aprire piccoli negozi di abbigliamento in cui creano e vendono.

Come altrove i loro ruoli professionali sono legati principalmente alla cura. Molte donne sono insegnanti, infermiere e dottoresse. Una piccola percentuale, loro dicono il 30% ma credo che sia di meno, sta riuscendo ad entrare nella rappresentanza politica e nella chiesa anglicana».
Sentirsi una muzungu
Dall’Uganda, Lancioni ha riportato a casa un patrimonio umano ricchissimo, ma anche gli scatti fotografici di luoghi, animali ma soprattutto persone. Poi una volta rientrata, ha iniziato a scrivere ed è nata la sua dodicesima pubblicazione “Muzungu, un viaggio alla scoperta dell’Uganda”, edito da Albatros.
«Ho pensato di dare una mano – spiega Cristiana Lancioni – facendo quello che so fare. Muzungu, mi chiamavano così. Vuol dire donna bianca, si usa anche per il maschile. Ho vissuto che vuol dire essere dalla parte della minoranza, non è stato semplice accettarlo poi ho capito che in questo termine, non c’era emarginazione ma ammirazione.

Il libro è diviso in tre parti, la prima dedicata all’associazione e a Daniela. Nel secondo capitolo condivido tutto ciò che ho scoperto dell’Uganda e nell’ultima parte ho raccolto una serie di fotografie legate dal filo rosso degli esseri umani.
Poi ho pensato di diffonderlo e ho ipotizzato anche una mostra. La prima tappa è stata fatta a Macerata. Tutti i fondi raccolti sono destinati all’associazione Il sorriso di Daniela e alla missione di Padre Prevedi».
Un libro e una mostra: i prossimi appuntamenti
Prossimi appuntamenti: da oggi e fino a domenica 8 febbraio, la mostra sarà visitabile a Senigallia nella galleria Giovanna da Montefeltro, ai giardini della Rocca dalle 17 alle 19.
Sabato 28 e domenica 29 marzo le foto saranno esposte a Civitanova Marche nella biblioteca Silvio Zavatti dalle 17 alle 19. La domenica, alle 17, ci sarà anche un incontro di presentazione del libro con un dialogo che sarà introdotto da Paola Mancinelli.
Giovedì 16 aprile ad Appignano la presentazione del libro con l’associazione culturale Prometeo nella biblioteca comunale.
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Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.







