Coltivare i difetti, Paola Minaccioni: «Nella vita dobbiamo fare ciò che ci rende felici»
L’attrice e regista, nel suo spettacolo, fa riflettere sull’importanza di quelle caratteristiche che ci rendono ciò che siamo
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Tutti e tutte noi abbiamo avuto a che fare almeno una volta nella vita con i difetti.
Ci hanno preso in giro per i nostri, abbiamo deriso quegli degli altri. Ma sono proprio questi che ci rendono unici: e uniche «Dobbiamo coltivare i nostri difetti» ha affermato con determinazione ieri sera l’attrice e regista Paola Minaccioni sul palco del Teatro Lauro Rossi.
Minaccioni, in occasione della serata finale del Macerata Humanities Festival, organizzato dall‘Università di Macerata, ha portato sul palco il suo spettacolo “La vita è bella? No. È un tipo”, scritto insieme a Andrea Lolli con la collaborazione di Lorenzo De Marinis.
I difetti ci rendono unici e uniche
Minaccioni mette in scena uno spettacolo non convenzionale e frizzante. Lo si capisce già dal suo ingresso in teatro, dove l’attrice, entrando dalla platea, comincia subito ad interagire con il pubblico. Ma attraverso scherzi, battute e imitazioni il messaggio è chiaro: sono i difetti che ci rendono quelli che siamo: «I miei difetti quando ero adolescente, mi hanno portato a fare il lavoro che faccio» sottolinea Minaccioni

D’altronde il poeta e saggista francese Jean Cocteau diceva: «Coltiva ciò che gli altri credono sia un difetto» ed è proprio questo quello su cui si basa lo spettacolo:« A noi rimangono impressi solo i difetti – spiega Minaccioni – io durante tutto il liceo ero sovrappeso, spalle storte, viso irregolare. Ero molto insicura e sarei voluta essere tutti gli altri. Questo mi portava ad interpretare delle persone, quindi a fare quello che adesso faccio per lavoro».
Coltiva i tuoi difetti
E se ci prendono in giro? Se veniamo derisi e derise? Probabilmente chi lo fa non ha capito le nostre peculiarità: «Noi non dobbiamo sentirci emarginati. Non sono io che sono emarginato ma gli altri che sono chiusi dentro».

Nessuno è perfetto, d’altronde poi, le persone, ricordano solo i difetti: «Anche le persone famose – incalza Minaccioni – sono celebri non perché sono perfette. Magari hanno un grosso difetto fisico, caratteriale o anche dei tic. Qualcosa che ci fa ricordare quella persona».
Per questo tutti i difetti vanno coltivati: «Quelli che vengono considerati difetti, nella maggior parte dei casi sono nostre peculiarità. Sentirsi a disagio e fuori posto, è un ottimo punto di partenza per attivare un percorso, che ci porti alla ricerca della nostra felicità».
La vita è bella? No. È un tipo
Ed è così che Paola Minaccioni, tra imitazioni e battute, mette in scena uno spettacolo capace di far riflettere su noi stessi e sul nostro modo di vederci. Ciascuno di noi è speciale perché ha delle peculiarità. Non resta altro che farle maturare e, attraverso di loro, creare qualcosa di unico. Anche la vita è piena di difetti. «La vita non è bella è un tipo e pure il bello della vita sta nel superare gli ostacoli. Io di sta vita non c’ho capito niente, ma so che dobbiamo fare ciò che ci rende felici».
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Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Macerata, ha collaborato con l’ufficio stampa di ateneo. Attualmente collabora con Cronache Junior e modera eventi.
Da tempo si dedica a studi e approfondimenti sulle questioni di genere perché crede che l’equità e la giustizia per tutte e tutti siano una conquista necessaria, ma alla base di tutto ci deve essere rispetto e cortesia. Crede fermamente che attraverso la gentilezza si possano raggiungere grandi obbiettivi. E’ appassionato di cinema, scrittura e letteratura.







