La presentazione della Fondazione Human Ai: al centro la presidente Oliva Alberti
La presentazione della Fondazione Human Ai: al centro la presidente Oliva Alberti. Al suo fianco il vice presidente Emanuele Frontoni e la professoressa Benedetta Giovagnola

«L’intelligenza artificiale deve aiutare le persone, non sostituirle»: Oliva Alberti alla guida della Fondazione Human AI

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Amministratrice delegata di Diatech Pharmacogenetics, propone con questo progetto un sistema in cui persone e sistemi intelligenti collaborano in gruppi di lavoro ibridi


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‘intelligenza artificiale sta cambiando il nostro modo di lavorare, studiare, comunicare e prendere decisioni. Ma chi deve guidare questo cambiamento? E soprattutto, come possiamo evitare che una tecnologia dalle potenzialità straordinarie finisca per ridurre il valore delle competenze e delle relazioni umane?

Sono domande che riguardano il futuro delle imprese, ma anche la società nel suo complesso, e alle quali vuole contribuire a rispondere la Fondazione Human AI, presentata ieri all’Università di Macerata. Una nuova realtà che nasce nelle Marche dall’incontro tra mondo imprenditoriale e ricerca scientifica, con un obiettivo preciso: promuovere un’intelligenza artificiale che lavori insieme alle persone, anziché sostituirle.

A presiederla è Oliva Alberti, amministratrice delegata di Diatech Pharmacogenetics, azienda jesina che opera nel settore della farmacogenetica. Una donna alla guida di un progetto che punta a trasformare il rapporto tra innovazione tecnologica e lavoro, mettendo al centro le competenze e la capacità delle persone di partecipare attivamente al cambiamento.

Oliva Alberti: «Le persone devono guidare il cambiamento, non subirlo»

«Le persone che conoscono i processi, i clienti e i prodotti sono le uniche in grado di dire dove l’intelligenza artificiale crea valore e dove invece va governata».

È da questa convinzione che parte la visione di Oliva Alberti. L’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle aziende non può essere soltanto una questione di software, investimenti e automazione. Richiede il coinvolgimento di chi lavora quotidianamente nelle organizzazioni, ne conosce le dinamiche e possiede competenze che nessuna macchina può riprodurre completamente.

«Per questo l’adozione non è un progetto tecnologico, ma un percorso che si costruisce insieme a chi lavora ogni giorno in azienda. Il nostro compito è mettere queste persone nelle condizioni di guidare questo cambiamento, non di subirlo», sottolinea la presidente.

Una prospettiva che sposta l’attenzione dalla tecnologia alle persone e pone una questione fondamentale: l’innovazione deve essere uno strumento di crescita condivisa, non qualcosa che viene imposto dall’alto.

Il modello scelto dalla Fondazione si chiama Human AI Teaming e prevede la collaborazione tra persone e sistemi intelligenti all’interno degli stessi gruppi di lavoro in un sistema ibrido. L’intelligenza artificiale può velocizzare alcuni processi, organizzare informazioni e rendere più efficienti determinate attività, mentre alle persone restano la capacità di giudizio, l’esperienza e la responsabilità delle decisioni.

La presentazione della Fondazione Human Ai: al centro la presidente Oliva Alberti

Una sfida particolarmente importante per le piccole e medie imprese italiane, dove l’adozione di queste tecnologie è ancora limitata. Secondo i dati Istat citati dalla Fondazione, nel 2025 soltanto il 16,4% delle aziende con almeno dieci addetti utilizzava strumenti di intelligenza artificiale.

«L’Italia produce ricerca sull’intelligenza artificiale di altissimo livello, riconosciuta a livello internazionale, e troppo spesso lo dimentichiamo – sottolinea Emanuele Frontoni, Vicepresidente della Fondazione, Professore ordinario di Informatica all’Università di Macerata, Co-direttore del VRAI Lab ed esperto valutatore della Commissione europea – La sfida ora è trasformare questo patrimonio in innovazione per le imprese e in consapevolezza per le persone».

«L’intelligenza artificiale non va letta come una scorciatoia per sostituire chi manca – prosegue Frontoni – La ricchezza che le imprese rischiano di perdere con i pensionamenti non è soltanto la forza lavoro, ma il sapere tacito: ciò che un tecnico con trent’anni di reparto sa e che nessun manuale contiene».

Benedetta Giovanola: «L’intelligenza artificiale è anche una questione etica»

Ma introdurre nuove tecnologie non basta. Occorre interrogarsi su come vengono progettate, su quali valori incorporano e sulle conseguenze che possono avere nella vita delle persone.

È il tema affrontato durante la presentazione da Benedetta Giovanola, professoressa ordinaria di Etica all’Università di Macerata, co-titolare della Cattedra UNESCO in Etica dell’intelligenza artificiale e saggezza pratica, vicepresidente della Società Italiana per l’Etica dell’Intelligenza Artificiale (SEPAI) e già titolare della Cattedra Jean Monnet Ethics for Inclusive Digital Europe.

«L’intelligenza artificiale è una questione non solo tecnologica, ma anche etica, che richiede un approccio consapevole e critico e una capacità di giudizio situato: solo così l’IA può essere progettata, sviluppata e utilizzata per il bene delle persone e della società», ha sottolineato Giovanola.

Le sue parole richiamano una responsabilità che non riguarda esclusivamente chi sviluppa sistemi di intelligenza artificiale, ma anche chi li utilizza e chi prende decisioni sulla loro diffusione.

La presentazione della Fondazione Human Ai: al centro la presidente Oliva Alberti

Una tecnologia non è automaticamente giusta perché è innovativa, così come non è necessariamente utile a tutte le persone soltanto perché rende più rapido un processo. È necessario chiedersi chi beneficia delle sue applicazioni, chi rischia di essere escluso e quali conseguenze possono derivare dall’affidare alle macchine attività che incidono sulla vita umana.

Interrogativi che riguardano anche l’equità e le pari opportunità. Gli strumenti di intelligenza artificiale, infatti, possono riprodurre stereotipi e discriminazioni presenti nei dati con cui vengono addestrati. Per questo è importante che il loro sviluppo e utilizzo siano accompagnati da una riflessione critica, capace di riconoscere i rischi e orientare le scelte verso una società più inclusiva.

Dalle imprese alle scuole: imparare a conoscere l’intelligenza artificiale

Uno degli obiettivi della Fondazione Human AI è portare questa consapevolezza anche nelle scuole, dove l’intelligenza artificiale è già entrata nella quotidianità di ragazze e ragazzi.

Secondo un’indagine Indire richiamata durante la presentazione, il 94% degli studenti delle scuole secondarie utilizza strumenti di intelligenza artificiale almeno occasionalmente e oltre la metà vi ha fatto ricorso almeno una volta per sfogarsi o affrontare un problema personale.

Un dato che apre interrogativi importanti sul rapporto tra giovani e tecnologia, soprattutto quando strumenti progettati per elaborare informazioni vengono utilizzati come interlocutori ai quali affidare emozioni, difficoltà e richieste di aiuto.

«È una macchina quella che abbiamo davanti. Performante a livelli incredibili, ma è pur sempre una macchina, senza empatia, senza sentimenti», ha ricordato Emanuele Frontoni, professore ordinario di Informatica all’Università di Macerata, codirettore del VRAI Lab e vicepresidente della nuova Fondazione.

Da qui la necessità di sviluppare competenze digitali che non si limitino a insegnare come utilizzare gli strumenti, ma aiutino a comprenderne il funzionamento, i limiti e le implicazioni.

La Fondazione ha già previsto, tra giugno e luglio del prossimo anno, una Summer School rivolta ai docenti, con moduli dedicati anche agli studenti delle scuole superiori, per approfondire etica e pensiero computazionale.

Una fondazione marchigiana che guarda al futuro

La Fondazione Human AI è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi e dal VRAI Lab, insieme a cinque imprese marchigiane: Apra, Pluservice, Inim Electronics, Campetella Robotics Center e Diatech Pharmacogenetics.

Con sede a Jesi e una dotazione iniziale di 100mila euro, punta nei prossimi cinque anni a favorire la nascita di dieci startup innovative specializzate nell’intelligenza artificiale, coinvolgere almeno il 20% delle piccole e medie imprese marchigiane in percorsi formativi e realizzare tre laboratori congiunti tra università e aziende.

Il primo anno sarà dedicato al confronto con le imprese, al dialogo con la Regione Marche e alla formazione, con particolare attenzione anche alle regole europee sull’intelligenza artificiale.

La sfida, dunque, non è soltanto quella di rendere le aziende più competitive, ma di costruire un modello di innovazione capace di tenere insieme sviluppo economico, responsabilità sociale e centralità delle persone.


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