Rompere il muro della violenza economica
Solo il 59% della cittadinanza italiana considera la violenza economica molto grave. Il dato riportato da una indagine Ipsos del 2023 fa riflettere soprattutto se messa in relazione con altri dati: il 49% delle donne dichiara di aver subito violenza economica almeno una volta, il 67% delle donne separate o divorziate ha subito violenza, il 40,2% delle donne che si è rivolta a un centro antiviolenza nel 2023 ha subito forme di violenza economica.
Sono questi i numeri, presentati da Giulia Bettin, docente dell’Università Politecnica delle Marche in apertura della giornata del 17 ottobre, dedicata al tema dall’ateneo. Dati che fanno comprendere come la violenza di genere si innesta spesso sulla dipendenza economica.
Al tempo stesso la scarsa alfabetizzazione finanziaria pesa maggiormente sulle donne, come sottolineato da Camilla Mazzoli, professoressa di Economia degli Intermediari finanziari e referente alle Pari opportunità Univpm: «Sulle donne pesa purtroppo il ruolo dell’underconfidence, sono convinte di non essere capaci di gestire adeguatamente le proprie risorse finanziarie quando poi i comportamenti effettivi rivelano che sono delle ottime risk manager».

Informazione e consapevolezza contro la violenza
Quella economica di genere è una formula subdola e spesso sottovalutata di violenza che richiede informazione e consapevolezza.
La giornata di studio alla Facoltà di Economia “G. Fuà” , promossa dal Comitato Unico di Garanzia e dalla referente alle Pari Opportunità dell’Università Politecnica delle Marche, in collaborazione con l’Associazione Donne e Giustizia, ha coinvolto ordini professionali, corpo studentesco e cittadinanza.
Due i momenti di confronto, uno nella mattinata, moderato da Laura Trucchia del Cug: «È stato molto interessante vedere emergere aspetti rilevanti del problema in uno spaccato efficace che ha permesso di iniziare a parlare in modo collettivo e da angolazioni diverse.
Si è visto un coro di voci che insieme ha dato un quadro composito per iniziare una riflessione che parta da autonomia e presa di coscienza. Comprendere che tutti possiamo avere un ruolo non è scontato».

L’alfabetizzazione finanziaria e l’aggravante del genere
«Abbiamo affrontato temi molto concreti – sottolinea Bettin – come la capacità di risparmiare e i modi per metterla in atto, l’inflazione, i tassi di interesse e i fattori di rischio».
Ha parlato di opportunità e rischi negli investimenti la professoressa Mazzoli: «Abbiamo evidenziato come l’accesso a forme di investimento differenti è condizionato dal genere. I temi sono due.
Da una parte la bassa alfabetizzazione finanziaria del nostro Paese, dall’altra l’aggravante del genere che vede le donne anche meno preparate degli uomini. In particolare le donne dichiarano mediamente di essere avverse al rischio finanziario, convinte di non conoscere i temi finanziari e di non saperli affrontare».
Credito bancario e forme di finanziamento sono stati affrontati dai docenti Unimc Pietro Vozzella e Francesco James Mazzocchini.

Strumenti per rompere il muro della violenza
La seduta pomeridiana è stata invece coordinata da Margherita Carlini, psicologa e criminologa, responsabile del Centro Antiviolenza di Ancona: «Abbiamo fornito strumenti finanziari spiegati con facilità e chiarezza. Abbiamo voluto rompere un muro perché la non conoscenza è la via che porta la rivittimizzazione. Succede che una donna vittima di violenza che non ha lavorato viene accusata di averlo fatto perché era comodo».
Nel pomeriggio sono stati presentati strumenti come “Monetine“, il progetto di Banca Etica che prevede la formazione del personale bancario nel riconoscere i segnali di alert e offre strumenti di empowerment femminile, oltre alle misure proposte da Inps come il reddito di libertà, il congedo garantito e l’esclusione dall’Isee del partner delle donne vittime di violenza. Col Distretto notarile di Ancona sono stati affrontati l’aspetto giuridico e le fattispecie legate a questo tipo di violenza.
«La violenza economica è molto subdola – conclude Ornella Pisacane, presidente del comitato unico di garanzia della Politecnica – abbiamo ritenuto che fosse importante proporre un momento di riflessione che si focalizzi sugli aspetti economici. Questo è l’incipit per un percorso che consenta alle donne di emanciparsi attraverso il lavoro, superando gap economico e discriminazioni».
Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.







