“Figli di nessuno”, Pasquale Guadagno: «La fragile vita di noi orfani di femminicidio»
Pasquale aveva 14 anni quando la sua vita è cambiata per sempre: sua madre, Carmela Cerillo, è stata uccisa dal marito. Lui e sua sorella maggiore, Annamaria Guadagno, sono diventati, come scrive nel libro “Figli di nessuno” presentato in diversi momenti in tutta Italia e a Mogliano, in provincia di Macerata, il 23 novembre.
Il femminicidio compiuto dal padre Salvatore non è stato il gesto di un folle che perde la testa: è stato l’ultimo passo di un’escalation di abuso e violenza che Carmela si è trovata a subire fino da quando aveva 18 anni, da quando cioè si era innamorata di lui.
Il destino inaccettabile di Carmela e di sua madre Annamaria
Era stata cresciuta dalla nonna, la piccola Carmela, perché con la mamma Annamaria ha condiviso un destino impensabile: anche lei è stata vittima di femminicidio, ammazzata a coltellate dal marito quando la bimba, ultima di quattro figli, aveva appena 7 mesi. Annamaria era riuscita, con un ultimo gesto d’amore, a mettere in salvo la figlia per sottrarla all’orrore che era destinato a lei. Questa salvezza però è durata il tempo di incontrare Salvatore Guadagno.
Controllo, gelosia ossessiva, piatti lanciati, abusi fisici: fino a quando la vita di Carmela si è spenta con le mani di quell’uomo intorno al collo.
Nel libro scritto con la giornalista Francesca Barra, Pasquale non racconta solo una ferita personale: offre una testimonianza collettiva contro la violenza di genere, contro l’omertà che spesso circonda queste morti. «Vivevamo in una palazzina accanto alla famiglia di mio padre e con altri vicini. Era impossibile che nessuno sapesse, che nessuno sentisse. Eppure nessuno è mai intervenuto» dice Pasquale.
“Figli di nessuno”: un memoir senza sconti
Nel libro emerge un conflitto interiore devastante: da una parte l’odio per chi ha strappato la vita a sua madre, dall’altra un groviglio di sentimenti come il senso di colpa, il senso di vuoto, il desiderio di capire, di trovare un senso dove trovarlo è impossibile. «Gli ho chiesto perché l’avesse fatto. Non mi ha mai risposto» dice riferendosi al padre.
Pasquale non cerca pietà né vendetta. Cerca di fare i conti con il proprio dolore, con la perdita, ma soprattutto, con infinita fatica, prova a costruire una nuova vita, accanto a sua sorella, restando con i piedi per terra, con la consapevolezza che la violenza non deve restare nascosta.
Le parole di Pasquale, così autentiche, dolorose e forti, mostrano quanto la violenza di genere uccida prima la vittima, ma poi lasci ferite profonde nelle famiglie. Le vittime di violenza assistita, spesso dimenticate una volta che si spengono i riflettori, hanno diritto a voce e ad un riconoscimento che faticano ad avere.

L’incontro di Mogliano: dolore, verità, rinascita
L’incontro con Pasquale Guadagno a Mogliano è stato organizzato dall’ associazione Help Sos di San Severino Marche e dal Comune di Mogliano. Il suo intimo dialogo con il pubblico è stata un’esperienza intensa, dolorosa e allo stesso tempo necessaria. Pasquale ha una bellezza rara, di quelle bellezze che non pensi possano essere toccate da nulla. Ha un modo tutto suo di raccontare una storia terribile, con consapevolezza, a volte ironia, a volte con lo stupore malcelato di chi ancora fa fatica a credere di essere ancora in piedi.
Perché Pasquale racconta una cosa che facciamo fatica a pensare: dopo il processo, per i familiari la vita continua. Ma che vita? Nel caso dei due ragazzi (lui aveva 14 anni, la sorella 18), una vita fatta di fatica per restare a galla, di convivenza temporanea con i familiari del padre che lo portavano in carcere a trovarlo ogni settimana, una vita fatta di apparente normalità e profonda depressione.
La sua voce fatta di fragilità e forza, durante l’incontro, ha riportato in vita la figura di Carmela, le ha ridato dignità attraverso parole vere e crude, restituendo al ricordo la sua umanità. Perché Carmela è stata vittima anche da morta: vittima della famiglia e dei commenti della gente, che la incolpavano di “essersela cercata” perché non era riuscita ad allontanarsi in tempo.
La storia di Pasquale Guadagno contro l’oblio e il silenzio
C’è anche tanta rabbia, nel racconto di Pasquale: per chi poteva intervenire e non l’ha fatto. Per la famiglia del padre che l’ha costretto a mantenere un legame terribile, per lo Stato che ha leggi a volte incoerenti. Chi uccide la propria moglie, ad esempio, ha comunque il diritto di disporre della sua sepoltura. E per l’uomo che ha distrutto la loro vita? Per quello che, quando era un bimbo piccolo, lo chiudeva nello scantinato, al buio, che non è mai stato padre oltre i meri bisogni materiali? Ecco per lui Pasquale ha domande senza risposta: si è chiesto se un’educazione affettiva, una famiglia di origine meno violenta, avrebbero potuto fare la differenza.
E nell’incontro, è emerso con chiarezza che la speranza non è una concessione al dolore, ma una conquista: costruita giorno dopo giorno, con coraggio, con onestà, con la volontà di parlare.
L’incontro con Pasquale è stata una di quelle esperienze che lasciano un segno non solo nel cuore di chi ascolta, ma nella coscienza collettiva. Ascoltare storie come la sua è uno degli strumenti più potenti contro la violenza, contro l’oblio, contro il silenzio.
Perché la memoria non è un fardello da portare in silenzio, ma un’eredità da condividere, restituire, raccontare.
Scrittrice, blogger digital strategist. Laureata in Scienze della Comunicazione, è fondatrice del blog “C'era una mamma”, dove racconta con ironia e autenticità il mondo della maternità e della crescita personale. Autrice di libri come “C’era una mamma – Una vita quasi da favola” e “La mia amica Guty” (favola ecologica per bambini) e formatrice, ha ideato progetti educativi su cittadinanza digitale e lotta al bullismo e parità di genere. Oltre alla scrittura, è un’attivista che ricopre il ruolo di presidente di CNA Impresa Donna Marche e Macerata, impegnata nella promozione dell’imprenditoria femminile e nell’empowerment delle donne italiane.







