Endometriosi e osteopatia: lo studio sperimentale di tre diplomande per verificare l’utilità
L’endometriosi è una condizione che colpisce all’incirca il 10, 15% delle donne in età fertile, grosso modo 14 milioni di donne in Europa, eppure, se non si è coinvolte in prima persona, spesso le informazioni al riguardo sono scarse.
Una cura vera e propria non esiste, ma è possibile ricorrere a trattamenti efficaci per ridurne i sintomi, soprattutto il dolore, forte, intenso, ricorrente, quasi sempre invalidante, che si manifesta durante il ciclo mestruale o durante i rapporti sessuali.
Tra le soluzioni classiche ci sono farmaci, terapie ormonali, modifiche allo stile di vita e chirurgia, ma di recente molte donne che soffrono di endometriosi hanno iniziato a trovare sollievo anche nell’osteopatia.
Entrata ufficialmente nel novero delle professioni sanitarie solo dal 2021, l’osteopatia è un trattamento sanitario integrativo, che può migliorare significativamente il benessere fisico e psicologico delle pazienti attraverso tecniche manuali e un approccio personalizzato.
Non sono però ancora molti gli studi scientifici che confermano l’efficacia del trattamento osteopatico in relazione ai sintomi dell’endometriosi ed è proprio per l’intenzione di convalidarne la validità che tre studentesse dell’AIOT di Pescara stanno conducendo una tesi sperimentale al riguardo.
Un approccio di genere alla salute
«Noi crediamo che l’osteopatia possa veramente apportare un beneficio» dice Maria Giardili, una delle tre diplomande che, insieme a Lucrezia Nicoli e Arianna Zamponi, si stanno dedicando alla ricerca sperimentale sull’argomento.
La validazione scientifica di un approccio osteopatico nei confronti dell’endometriosi sarebbe molto significativa, sia per l’opportunità di miglioramento nella qualità della vita delle donne affette dalla patologia, sia nell’affermare l’importanza di un approccio di genere alla salute, che ancora oggi è poco seguito.
«Il corpo femminile non è stato studiato come quello maschile. – continua Giardili – Sappiamo infatti che a livello medico è tutto standardizzato e livellato sul corpo maschile.
Anche per gli studi che vengono fatti, pubblicati su riviste scientifiche importanti, o anche per definire le terapie farmacologiche, le donne vengono spesso escluse per diversi fattori, soprattutto per la variabilità.
Ogni donna ha un ciclo diverso, tempistiche diverse, quindi diventa difficile inserirle in uno studio standardizzato. Non c’è stato comunque questo interesse, mettiamola così».

La medicina di genere è di fatto una scienza nuova, essendosi affermata solo negli anni ’90 del Novecento.
Non stupisce dunque che, ancora oggi, a stringere l’attenzione sul corpo femminile, siano delle donne, che potremmo inserire alla fine di una tanto illustre quanto poco nota teoria di mediche e paramediche del calibro di Agnodice, Trotula De Ruggiero e le altre della Scuola Salernitana o le tante herbarie e guaritrici, costrette ad operare in segreto perché la medicina ufficiale al genere femminile è stata preclusa fino ad epoche molto recenti.
L’endometriosi, le donne e il dolore
In quest’ottica il lavoro di verifica delle tre studentesse in Osteopatia di Pescara diventa allora importante anche in un’ottica che può finalmente mettere al centro del dibattito le singolarità del corpo femminile, con le sue complessità e le sue specifiche caratteristiche.
Come precisa Maria Giardili, «I motivi dietro alla scelta di uno studio del genere sono diversi.
Il primo sicuramente è più emotivo, più personale, perché è un argomento che ci tocca da vicino e ci sta a cuore: una di noi è affetta da endometriosi e da ovaio policistico, un’altra soffre di dismenorrea e sono molte le donne che conosciamo, madri, amiche, sorelle, che sono colpite da queste condizioni».
La motivazione principale resta però quella di voler dimostrare l’efficacia di una soluzione poco nota, non invasiva, che potrebbe migliorare notevolmente la qualità della vita di molte donne, affinché si trovi un rimedio ad una situazione che per troppo tempo è stata sottovalutata.
Continua a tal proposito Giardili:
«Non è possibile che esistano ancora medici che danno per scontato che le situazioni dolorose che ti bloccano a letto, che danno vomito, addirittura attacchi di lipotemia siano normali.
Il dolore non è mai normale, è sempre un sintomo di qualcosa che richiede la nostra attenzione, però il dolore delle donne è stato sempre in qualche modo sottovalutato, male interpretato, mal raccontato, sminuito, come se fosse normale, anche in medicina.
Anch’io me lo sono sentita dire quando ero più piccola, anche se stavo malissimo quando mi veniva il ciclo.
Non possiamo far passare il concetto che il dolore sia normale, altrimenti ci perdiamo. Secondo me ci portiamo ancora dietro tanti stereotipi, tanti retaggi del passato».
Osteopatia ed endometriosi: un binomio ancora poco noto
Ma in che rapporto si pone il trattamento osteopatico nei confronti dell’endometriosi? Che differenze ci sono con i rimedi più noti?
Maria Giardili precisa alcuni elementi chiave:
«L’endometriosi è una patologia complessa, che ha bisogno di un approccio multidisciplinare, non si può pensare di dare una terapia farmacologica standardizzata per tutte.
Chiaramente l’osteopatia non va a sostituire le terapie mediche tradizionali, che solitamente sono supporto ginecologico, supporto farmacologico e supporto terapeutico.
Siccome l’endometriosi non da solo crampi addominali o lombari, o in generale metrorragia, ma porta anche altri sintomi, tra cui stanchezza, dolore cronico, disturbi intestinali, l’osteopatia si inserisce perfettamente nel suo trattamento perché ha un approccio integrale e va a migliorare tutti questi aspetti, quindi si offre come supporto ulteriore».
Un supporto dunque che va ad agire principalmente sul dolore, ma che investe anche le altre manifestazioni di disagio e di conseguenza mira a migliorare la qualità della vita.
«Ci auguriamo di poter dimostrare che ci sia anche una regolazione del sistema nervoso autonomo.
Ci aspettiamo un miglioramento della sintomatologia, anche perché poi questo tipo di donne ha a che fare con la risposta del corpo al dolore cronico, un aspetto su cui è importante lavorare».
Come si svolge la ricerca
Quella delle tre diplomande di Pescara non è la prima tesi volta a verificare l’efficacia dell’osteopatia nei confronti dell’endometriosi, tuttavia questo lavoro ha delle caratteristiche specifiche, che ci spiega nel dettaglio Giardili:
«Fondamentalmente noi vogliamo cercare di valutare proprio l’aspetto legato al sistema nervoso autonomo.
Solitamente l’endometriosi porta ad un certo tipo di disregolazione del sistema nervoso autonomo e noi sappiamo che tramite il trattamento osteopatico è possibile modulare determinati aspetti.
Faremo delle valutazioni con degli esami come la BIA (Bio Impedenza Analisi) e la PPG (PhotoPlethysmoGraphy), prima e dopo faremo un percorso di otto trattamenti e ci aspettiamo di poter valutare, perlomeno nella situazione di partenza, un’ortosimpaticotonia».
Ai fini della migliore riuscita è poi importante poter valutare un numero piuttosto importante di pazienti, che rispondano a determinate caratteristiche.
«L’idea è di cercare di coinvolgere quante più pazienti possibili, per poi rendere lo studio quanto più oggettivo possibile.
Cerchiamo pazienti dai 18 ai 55 anni e l’unico altro criterio di inclusione è di avere già una diagnosi di endometriosi.
Alle partecipanti somministreremo anche dei questionari prima e dopo gli otto trattamenti che forniremo loro nell’arco di 3 mesi almeno».
L’importanza di un approccio integrato
L’obiettivo di uno studio del genere è poi quello di dimostrare che un approccio al corpo e alle sue patologie che esca dalle settorializzazioni può aprire nuove prospettive.
Continua Maria Giardili: «L’osteopatia prevede un approccio manuale, non utilizza alcun tipo di strumento, è assolutamente non invasiva guarda la globalità del sistema.
A livello medico oggi abbiamo una grande settorializzazione: ogni specialista ha la sua area di intervento, c’è il cardiologo, c’è il reumatologo e così via.
Nell’osteopatia non c’è questa settorializzazione, si cerca di guardare la persona e la sua interezza e quindi di valutare un po’ tutti gli aspetti, viscerali, muscoloscheletrici, sensibili.
Forse il fatto che sia così poco invasiva magari non dà la percezione che sia efficace, quando invece lo è davvero molto».
Sia l’osteopatia che l’endometriosi sono dunque concetti ancora non molto diffusi e conosciuti nel modo giusto.
Conclude infine Giardili: «Nonostante l’endometriosi interessi così tante donne, se ne parla e si conosce poco, non tutti gli specialisti sono sempre informati e pronti a fornire il supporto necessario;
si parla poi molto poco anche di osteopatia, quindi col nostro studio cerchiamo di dare un contributo importante».

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Digital Strategist e Social Media Manager, formatrice certificata sull’educazione digitale e su tematiche legate a libri, lettura e scrittura; blogger, fondatrice del portale mammemarchigiane.it (Premio Alumni Università degli Studi di Macerata 2024; Premio “Donna Impresa” Camera di Commercio di Macerata 2016; Golden Media Marche 2015); autrice dei saggi “Marche Stregate, viaggio nella stregoneria popolare marchigiana” e “Sani e liberi, la maternità nella tradizione marchigiana (sec. XVII-XX)” ; co-autrice della guida “Le Marche con i bambini”.
Ha collaborato con l'Osservatorio di Genere e scrive anche su Vitamine Vaganti, magazine dell’associazione Toponomastica Femminile, occupandosi di storia delle donne ed equità di genere. Laurea specialistica in Archivistica e Biblioteconomia, Laurea quadriennale in Lettere indirizzo Moderno.







