Da destra verso sinistra: Nazzarena Barboni, Suor Cecilia Cardinal e Chiara Ruani, Le tre protagoniste dell'incontro "Il vino buono"
Da destra verso sinistra: Nazzarena Barboni, Suor Cecilia Cardinal e Chiara Ruani

Quando il vino manca, tre donne per tre storie di sofferenze e rinascita

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Tempo di lettura stimato: 6 minuti

Prendere forza dal dolore per riuscire a costruire qualcosa di nuovo e più potente. Questo ci insegnano le tre donne protagoniste della serata di ieri agli Antichi Forni di Macerata “Quando il vino manca, donne che trasformano la sofferenza in possibilità” offerta dal servizio missionario Giovani Oratorio “Don Ennio Borgogna” (Mgs Sermigo) insieme a Casa futuro.
Gli interventi, coordinati da Federica Zallocco e Riccardo Fermani, hanno ispirato la gremita platea.

Suor Cecilia Cardinal, Nazzarena Barboni e Chiara Ruani, tre donne che hanno una cosa in comune il dolore. A tutte queste donne è mancato il vino sulla tavola. Vino che nella simbologia biblica rappresenta la gioia e la festa. Cosa si fa quando manca il vino? Quando ci sembra che il dolore sia l’unica possibilità concreta? Si utilizza la sofferenza per costruire qualcosa.

La rinascita di Nazzarena Barboni

Queste donne sono entrate dentro il loro dolore, ne sono uscire più forti, utilizzandolo per creare qualcosa di concreto, come Nazzarena Barboni, che ha perso il proprio bambino all’età di tre anni a causa di un neuroblastoma.

Nel 2007 ha fondato l’Associazione Raffaello, che aiuta le famiglie che vivono la stessa condizione. «L’associazione è nata per caso – racconta Nazzarena – io volevo raccogliere dei soldi per mettere Sky nel reparto del Salesi, per far vedere i cartoni ai bambini ricoverati nel reparto. I soldi erano molti e un avvocato mi ha consigliato di creare un’associazione dove appoggiarli. Quest’associazione è stato un mezzo per sopportare il mio dolore».

La Onlus è oggi impegnata in tanti progetti: ha diversi immobili, sostiene il centro Regionale Cure palliative, sostengono i bambini e le loro famiglie, che spesso per curare i propri figli devono smettere di lavorare. L’Associazione appoggia anche progetti in Africa: «È stata una cosa casuale – spiega Nazzarena – dopo tanto tempo ho incontrato Padre Francesco, un frate cappuccino con cui ai tempi andavo a scuola. Lui mi ha parlato del progetto di una scuola che stavano costruendo in Etiopia e io ho voluto dare una mano. Così nel 2020 sono andata, perché quando senti un bambino piangere non puoi far finta di non sentirlo».

Suor Cecilia, fiorire dove si è stati piantati.

Dell’Africa sa qualcosa anche Suor Cecilia Cardinal, filippina, ottava di dieci figli, a 26 anni le viene proposto di andare in Africa per una missione umanitaria. Nonostante il timore lei decide di partire, questa sarà l’inizio di molte altre esperienze. «È difficile per noi cominciare una missione – racconta Suor Cecilia – spesso non si sa da dove cominciare, quando arriviamo in un posto non abbiamo nulla. La nostra missione comincia da zero».

Suor Cecilia, giovane e sola, in un posto dove non c’è nulla, comunque non si è lasciata abbattere dalle difficoltà: «All’inizio per me era difficile da giovane suora, ma ho deciso di buttare la mia paura. Cosa devo fare, devo piangere? Fiorisci dove sei stato piantato, allora mi sono detta vai. Così poco a poco la vita è andata avanti».

Pubblico presente durante l'evento "quando il vino manca"
Pubblico presente durante l’evento “quando il vino manca”

Chiara Ruani, oltre quello che vediamo

Spesso ci fermiamo solo alle apparenze. Tendiamo a giudicare sempre un libro dalla copertina, la storia di Chiara Ruani, una ragazza che ha sofferto di disturbi alimentari, ci insegna ad andare oltre «Non soffermiamoci sempre su quello che vediamo – afferma – nel mio caso, prima di soffrire di bulimia nervosa, avevo un principio di anoressia. Quando ho cominciato a soffrire di bulimia e stavo peggio sembrava che stessi meglio, ma in realtà non era così».

Se andare oltre le apparenze è importante anche imparare a non giudicare è fondamentale: «Non commentare quello che succede a tavola – sottolinea Chiara – la frase che per una persona può essere insignificante, per una persona che ha un rapporto disfunzionale con il cibo può essere pericolosa».

A volte nel dolore ci sentiamo sole e soli, ma è importante capire che un aiuto è possibile: «Le persone non si devono sentire sole, convivere con un disturbo alimentare è difficile, chiedere aiuto non è semplice ma vivere con un disturbo alimentare è impossibile».

Cosa ci insegnano tutte queste storie

Queste storie ci insegnano che dalla sofferenza può nascere qualcosa. Quando ci manca la terra sotto i piedi allora e lì che troviamo un terreno dove appoggiarci. per Nazzarena Barboni è stato prendersi cura ogni giorno di qualcuno, per Chiara è l’amore verso se stessi per Suor Cecilia è donare speranza alle persone che hanno bisogno.

«Ognuno di noi deve imparare a fidarsi dell’inedito- afferma Don Francesco Galante, Direttore della casa salesiana di Macerata – Oggi spesso ci soffermiamo su quello che non c’è senza sostenere la speranza. Ma è quando tutto manca, che entra in gioco la nostra dignità di uomini e donne, che può portarci ad abitare il presente e sognare il futuro».

Don Francesco Galante
Don Francesco Galante

Da queste tre storie possiamo trarre delle conclusioni: «Quando il vino manca si ha paura, ma non ci si ferma – aggiunge don Francesco – quando il vino manca ci si abbandona però alla vita e in fine, quando il vino manca bisogna chiederlo».


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Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Macerata, ha collaborato con l’ufficio stampa di ateneo. Attualmente collabora con Cronache Junior e modera eventi.
Da tempo si dedica a studi e approfondimenti sulle questioni di genere perché crede che l’equità e la giustizia per tutte e tutti siano una conquista necessaria, ma alla base di tutto ci deve essere rispetto e cortesia. Crede fermamente che attraverso la gentilezza si possano raggiungere grandi obbiettivi. E’ appassionato di cinema, scrittura e letteratura.

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