Simona Budassi, quando un dolore porta alla rinascita
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Il divorzio dei genitori, il chiacchiericcio della piccola città marchigiana, un problema con le sostanze, Simona Budassi è una donna che ha attraversato le sue sofferenze, che piano piano l’hanno trascinata in fondo, fino a quando si può solo risalire.
Una storia di rinascita, dalle ceneri come una fenice, quella di Simona, che da quest’esperienza ha tratto un libro “Rinascere oltre i limiti: Come trasformare le sofferenze del passato, in superpoteri” edito da BookNee, e disponibile su Amazon: «Con il mio libro voglio dare la speranza a chi legge, si può uscire anche dal baratro più profondo».
Oggi Simona ha lasciato dietro le spalle il suo passato, ha una figlia ed è formata come mental coach. Aiuta molte persone, così come le persone hanno aiutato lei quando ne aveva bisogno, in particolare la nonna «è stata il mio motore, la mia forza e la mia ispirazione».
Simona ha deciso di raccontare la sua storia nelle pagine del suo libro che rivelano alle lettrici e ai lettori chi è veramente.
Un libro che nasce dalla sofferenza
Simona da cosa nasce la necessità di scrivere questo libro?
«Da quando c’è stata la mia rinascita, circa venti anni fa, mi è sempre balenata in testa l’idea di scrivere un libro per dare a chi legge la speranza che si possa uscire anche dal baratro più profondo, ma non ho mai avuto il coraggio. Poi alcune persone che hanno scoperto la mia storia mi hanno spinta a scrivere. Anche mia nonna mi ha dato la forza. Oggi purtroppo non c’è più, ma è stata lei che mi ha cresciuta, è stata la persona più importante quando ero piccola. Lei era d’accordo con me, è stata il mio motore, la mia forza e la mia ispirazione».

Lei scrive di essersi cacciata in una vita che non faceva per lei, di aver toccato il fondo, quali sono stati gli eventi che l’hanno condotta in basso? Come è riuscita poi a risalire?
«Qui si parla della mia vita da adolescente, una fase che io ricordo molto tragicamente a livello interiore. Da piccola vivevo un enorme sofferenza, legata alla mia situazione familiare, perché i miei genitori si sono separati in maniera drammatica. Non entrerò troppo nei dettagli, perché desidero che chi legga il mio libro possa immergersi profondamente nella mia storia e, comprendere il motivo per cui sono caduta in un problema che rappresenta il vero nodo su cui riflettere.
Io ero finita nel vortice delle dipendenze, una piaga sociale terribile, soprattutto tra i giovani. Spesso sottovalutata dagli stessi genitori, purtroppo».
Quando è stato il momento in cui si è detta «adesso basta»?
«È stato quando mi sono resa conto che ero arrivata al punto di non ritorno, perché non potevo più farne a meno. Fino ad un certo punto credevo non fosse grave, poi lo spavento vero l’ho avuto quando ho capito che da sola non ce l’avrei mai fatta».
Aiuto senza sconti
In questi momenti c’è qualcuno che le è stato vicino?
«Sì assolutamente, c’è stato ma non nel modo in cui tutti immaginano, io sono stata messa di fronte alla scelta di decidermi a guarire in maniera forzata, perché non ammettevo a nessuno il mio problema e, allo stesso tempo, cercavo di nasconderlo».
In momenti come questo, è importante anche il ruolo di chi aiuta?
«È stato determinante, se non fosse stato per chi mi ha aiutata probabilmente non mi sarei mai decisa, o se l’avessi fatto, avrei intrapreso questo percorso molto più tardi, con il rischio di ritrovarmi a trent’anni ancora dentro al problema, invece avevo solo ventitré anni quando ho terminato il mio percorso di terapia, quindi avevo ancora tutta la vita davanti, questo è meraviglioso».
Spesso però chi è vicino ad una persona in difficoltà non sa cosa fare. Cosa aiuta veramente e cosa invece è assolutamente da evitare?
«Questa domanda mi piace molto, perché pone l’attenzione su un punto fondamentale per chi è vicino a una persona in difficoltà. Spesso aiutare qualcuno a uscire da un problema di dipendenza comporta essere rigidi nelle proprie posizioni, cercando un equilibrio tra fermezza e comprensione.
Quello che aiuta veramente è offrire un supporto costante, basato sull’ascolto attivo e sulla pazienza. È importante non cedere a richieste che possono facilitare la dipendenza o addirittura giustificarla. In poche parole, chi sta accanto deve essere un punto di riferimento solido, capace di motivare e incoraggiare, ma anche di porre limiti chiari e coerenti. Solo così si può aiutare davvero chi soffre a intraprendere un percorso di guarigione».
Simona Budassi e i suoi “superpoteri”
All’interno del libro lei parla di “superpoteri”, quali sono?
«Io chiamo “superpoteri” quelle qualità interiori che in realtà abbiamo tutte e tutti e che si sviluppano dopo aver attraversato momenti di sofferenza. Certo, se di fronte alla sofferenza si cade nel vittimismo, senza cercare di migliorarsi, allora non si tratta di un superpotere. Quest’ultimo diventerà tale solamente quando si impara dagli errori e dalle difficoltà affrontate».
Il metodo Rol+1
Lei parla anche di un sistema concreto e accessibile per non ricadere più nelle dipendenze, di cosa si tratta? Quali sono gli strumenti a disposizione?
«Tutto parte da come si affronta il percorso di guarigione. Io ad esempio, sono stata circa quattro anni in una delle strutture migliori al mondo, la definisco migliore perché è specializzata proprio nel problema delle dipendenze e ha l’unico scopo di aiutare veramente, senza pensare al guadagno.
In questa struttura ho affrontato un percorso molto profondo, senza distrazione e con tanta voglia di farcela. Ci sono riuscita, per metà grazie a me e, per l’altra metà, grazie alla fortuna di trovarmi in una delle migliori strutture secondo me.
Alla fine c’è anche una parte molto importante che io chiamo “reset”, cioè il momento in cui, una volta guariti, si ritorna nella società per ricostruire la propria vita. Questa fase è molto delicata e spesso anche sottovalutata, perché negli anni possono verificarsi delle ricadute. Io non ho mai tradito, dopo quasi vent’anni dal mio reset, non ho mai, e dico mai, avuto neanche una ricaduta. Sono molto rigida su questo tema.
Da qui nasce il metodo Rol+1 che è l’acronimo che sta per: “Rinascere Oltre i Limiti” è un insieme di tecniche e abitudini testate su di me, negli anni dopo il reset, che mi hanno permesso di non avere più ricadute e anche di vivere meglio».
Il più uno cos’è?
«Il +1 si tratta dell’aggiunta a queste tecniche di sane abitudini alimentari».
Anche il perdono può essere uno strumento?
«Il perdono è utile soprattutto verso sé stessi, perché permette di evitare sensi di colpa che impediscono di evolvere».
A chi dedica questo libro?
«A mia nonna, che mi ha cresciuta, mi ha salvata e ancora sta vegliando su di me lassù».
Le Marche, un legame solido
Qual è il suo rapporto con le Marche? Hai mai pensato di andare via?
«Sono molto legata alla mia terra, le Marche. Vengo da un piccolo paesino di campagna, quindi ho un forte attaccamento alla natura e ai prodotti genuini di casa, ai quali sinceramente non riesco a rinunciare. Per questo motivo trovo molto difficile immaginarmi in un ambiente diverso. Spesso ho pensato di lasciare l’Italia, o almeno le Marche, perché sentivo di non vivere sufficienti opportunità di lavoro. Ma dopo che è nata mia figlia, ho abbandonato l’idea, altrimenti sarei andata sicuramente in Svizzera o in Spagna».
Quali sono i tre libri che l’hanno cambiata, e che consiglierebbe?
«Consiglierei libri molto particolari che portano il lettore e la lettrice a evolvere meglio, però si deve essere pronti mentalmente a leggerli. Il primo libro che consiglio è “Scardinare il sistema tecnogeno” di Vadim Zeland, questo libro ha stravolto in meglio, la visione della mia vita.
Poi direi “La scienza del diventare ricchi” di Wallace Delois Wattles, sembra un libro puramente veniale, ma è uno dei libri più incredibili e motivazionali che abbia mai letto sulla vita e il nostro potenziale. In fine “Il mondo di Sofia” di Jostein Gaarder, qui si parla di filosofia, ma in maniera romanzata. Ho adorato questo libro».
«Sono orgogliosa di te»
Questo suo primo libro sarà il primo di molti altri?
«Ho intenzione di scrivere un libro basato su un “Workbook”. Poi ho molti altri progetti, da ottobre, quando è uscito il mio libro, gira tutto intorno a quello che ho sempre sognato di fare: aiutare gli altri e lavorare per me stessa. Sono formata come mental coach e seguo molte persone che desiderano che io mostri loro come tirare fuori il loro potenziale.
Ho creato il mio podcast “Rinascere oltre i Limiti” dove intervisto persone che raccontano la loro storia di rinascita. Tutte e tutti hanno una storia da raccontare, che può spingere gli altri. Sono inoltre molto attiva nelle conferenze che trattano temi e problematiche come: il disagio giovanile, la violenza sulle donne, la depressione infantile e molto altro».

Se lei dovesse reincontrare la se stessa del passato, che cosa le direbbe?
«Le direi “sono orgogliosa di te”. Un conforto che non mi è stato mai dato da nessuno. Io lo ripeto spesso a mia figlia».
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Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Macerata, ha collaborato con l’ufficio stampa di ateneo. Attualmente collabora con Cronache Junior e modera eventi.
Da tempo si dedica a studi e approfondimenti sulle questioni di genere perché crede che l’equità e la giustizia per tutte e tutti siano una conquista necessaria, ma alla base di tutto ci deve essere rispetto e cortesia. Crede fermamente che attraverso la gentilezza si possano raggiungere grandi obbiettivi. E’ appassionato di cinema, scrittura e letteratura.







