Sylvia Bouyahia con il suo taxi
Sylvia Bouyahia

Sylvia Bouyahia, una tassista in città e tante storie di vita

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Di notte e di giorno, nel traffico come pure nelle strade semivuote, lei guida. Ma soprattutto ascolta. Alla guida del suo taxi, la città le scorre addosso come un racconto a puntate: tante lingue, voci stanche, risate improvvise, confessioni che durano il tempo di una corsa. Sylvia Bouyahia si definisce una sentinella urbana, perché vede e sente ciò che spesso resta invisibile, a volte il taxi rappresenta perfino un rifugio sicuro per chi si sente in pericolo.

Sylvia Bouyahia, un Babbo Natale contemporaneo

«In questo periodo dell’anno, però – racconta Sylvia- c’è qualcosa in più: il mio bagagliaio si riempie di pacchi, sacchetti, nastri colorati. Accompagno le persone a pranzi e cene di famiglia, verso case dove qualcuno le aspetta». E mentre registra chilometri, consegna anche pezzi di umanità, un po’ come un Babbo Natale contemporaneo, con il volante al posto della slitta e la città come mappa dei legami che tengono insieme tante vite, di chi abita in città e chi è là per turismo, o lavoro e studio, anche per amore.

Prima tassista donna a essere eletta presidente di Confartigianato Taxi Toscana, da poco è pure vicepresidente nazionale del settore tassisti della Confartigianato.
Cinquantasei anni, algerina d’origine, Sylvia lavora a Firenze e si fa intervistare mentre è in giro con i clienti. Tra un arrivederci e un tanti auguri, la sua voce trasmette entusiasmo e soddisfazione.

Sylvia Bouyahia



«Per me stare sul taxi non è viaggiare ma è fare un’esperienza – confida – Ogni giorno che accendo la mia macchina riconosco di essere riuscita a realizzare i miei sogni. Come? Lottando. A volte anche ignorando tutte le voci intorno che mi dicevano non farlo, sei pazza, farai un buco grande così.

Per me questo è un lavoro meraviglioso che mi tiene a contatto con le persone e le loro storie, a volte belle e a volte brutte. Perché? Il tassista è un po’ come un prete, mentre guidiamo non vediamo le persone in faccia e loro si lasciando andare, raccontano di sé, fanno confidenze. Tanti li ho rincuorati, anche a tassametro spento se c’è stato bisogno».

Un taxi di clienti e storie


Mentre parliamo, un nuovo cliente sale sulla Tesla guidata da Sylvia. «Dove deve andare? – domanda – Perfetto, in via Ghibellina».
Madre di una figlia di ventiquattro anni, per la presidente dei tassisti fiorentini di Confartigianato è un Natale speciale questo. Si è da poco concluso un lungo periodo di riabilitazione dopo un serio problema di salute.

«Solo la mia determinazione e il mio coraggio mi hanno dato la possibilità di essere di nuovo al lavoro a pieno regime – racconta Bouyahia – è stata dura ma ce l’ho fatta. Giusto un anno fa tornavo a casa e cominciavo mesi di riposo e fisioterapia, chilometro dopo chilometro, proprio come ogni giorno con il mio taxi. Non vedevo l’ora perché sono consapevole che questo non sia solo un lavoro di guida, siamo la luce nel buio, rappresentiamo la città. Una macchina bianca con le scritte sopra che dicono l’appartenenza, dà sicurezza, senso di protezione.

Lo schermo del taxi di Sylvia
Il messaggio di auguri sullo schermo del taxi


Per fortuna le storie belle sono molte più di quelle brutte ma bisogna essere pronti a tutto. Per esempio qualche giorno fa ho avuto un problema con due ragazze americane che si sono rifiutate di pagare la tariffa festiva nonostante fosse domenica.
Ho chiamato i colleghi che subito sono arrivati in mio aiuto, anche questo supporto e senso di rete è una gran bella cosa per poter svolgere il lavoro con scrupolo e in sicurezza.

Qualche giorno prima è salita una giovane donna in lacrime, era disperata. Dove andiamo? Ho domandato. Dove le pare, mi porti dove vuole, ha risposto all’inizio. Poi ha voluto essere accompagnata nella zona dell’ospedale dove il padre, un medico, aveva lavorato tanto tempo prima di ammalarsi e morire. Mi ha raccontato la sua vita, dello sperdimento di non sapere se rimanere in città o andare da un’altra parte. Aveva tanta voglia di parlare e io l’ho ascoltata».

La carica di numero uno dei tassisti di Confartigianato Toscana arriva a sorpresa ai tempi del covid e le dà grande soddisfazione, lo scorso anno è stata confermata presidente. Tuttavia la strada lavorativa e di vita di Sylvia non è stata sempre larga e in discesa. Anzi.

Dall’Algeria alla licenza di tassista, un percorso di empowerment

Nata in Algeria da madre italiana, è fuggita durante il decennio difficile del terrorismo islamico, quando ancora stava studiando lingue straniere all’università in Francia, a Lilla. «Era pericoloso, si rischiava la vita e mio padre a un certo punto mi obbligò a lasciare l’Algeria. Avevo potuto scegliere e questo mi è costato qualche senso di colpa. Arrivata in Italia nel 1994, mi sono messa a lavorare in una discoteca dove ho fatto di tutto dalla guardarobiera alla lavabicchieri al bar e avanti fino alla cassa.

Quando ho deciso che era ora di cambiare ho trovato un posto in banca e per molti anni alle riscossioni dell’esattoria. Poi il matrimonio e la nascita di mia figlia. Quando in casa c’è stato più bisogno di soldi mi sono trovata un altro lavoro, a Prato, in un call center dove ho scalato posizioni fino a occuparmi del personale; poi l’azienda è andata in difficoltà e di nuovo ho dovuto farmi venire un’idea.

Mio fratello mi ha dato lo spunto per il mio attuale lavoro parlandomi delle licenze dei taxi. Dopo aver valutato attentamente la cosa, mi sono messa a studiare per il concorso. Erano tempi in cui la salute non andava a gonfie vele, avevo la figlia ancora piccola. Ho cominciato a farmi grandi domande: ho la vita che volevo? che modello di madre voglio essere? Cercavo altro e l’ho trovato nei percorsi di mediazione umanistica».

Sylvia interrompe l’intervista per salutare il cliente arrivato a destinazione e aiutarlo nella discesa. «Sono sedici euro e trenta – dice leggendo il tassametro – venga, apro il bagagliaio». Silenzio e dopo qualche minuto è pronta a ripartire. «Dove la porto?». Una nuova voce maschile pronuncia il nome dell’hotel da raggiungere. È in centro città.

«Ho vinto il concorso e finalmente avevo la possibilità di un posto tutto mio da tassista a Firenze. Ma c’era ancora un grande problema da risolvere: la licenza costava tanti soldi e poi l’acquisto della macchina, avrei dovuto buttarmi dentro a un investimento consistente, molto grosso. Tutti mi dissuadevano dall’andare avanti: cosa fai? Ma sei matta? Non ci riuscirai mai.

È una cifra spropositata per una come te. Niente, non ho ascoltato nessuno e sono andata dritta per la mia strada, cercando e racimolando tutti i denari che avevo. Non bastavano e non era facile avere credito dalle banche, ero disoccupata e piena solo di belle speranze. Mentre tutti mi chiudevano le porte, Confartigianato mi ha ascoltata e mi ha invitato a sedermi per parlare: hanno creduto in me. A maggio 2017 sono partita per la mia prima corsa da tassista, lo ricordo ancora, andai verso l’aeroporto.

E’ un lavoro bellissimo e sono contenta di poter rappresentare nel sindacato la categoria dei tassisti, ora anche a livello nazionale come vice presidente. Girando con la mia macchina mi godo le persone e la città, speciale in questo periodo con tutte le luci delle feste. E’ una bellezza fuori dal comune ed è questa l’equità pratica di Firenze: l’abbiamo avuta in eredità e tutti abbiamo il compito di onorarne l’importanza e la bellezza. Il mondo intero passa di qui, è un tesoro che ci è stato lasciato e ora è anche il nostro pane, ci dà da mangiare. Dobbiamo proteggerla e essere grati».

Pillole di concretezza

Seguendo il mood di Donnemente, equità in pratica, qualche pillola di concretezza che portiamo
via dal viaggio di una tassista.

Equità è aprire strade dove prima non c’erano: diventare la prima tassista donna presidente dell’associazione di categoria significa trasformare un’eccezione in un precedente, e rendere il lavoro un luogo più giusto per tutte e tutti

Equità è ascolto quotidiano: seduta al volante, raccoglie storie, fragilità e speranze, dimostrando che il valore delle persone passa anche dal tempo e dall’attenzione che sappiamo dedicare loro.

Equità è abitare la città con gratitudine: attraversarla ogni giorno, riconoscerne la bellezza e il lascito storico e culturale, sentendosi parte responsabile di un patrimonio che appartiene al mondo intero.

Equità è presenza concreta: guidare, osservare, accompagnare, sapendo che ogni corsa può essere un piccolo gesto di cura che tiene insieme la comunità.

Giornalista e scrittrice, formatrice sul tema della comunicazione.
Ha scritto “Equilibriste” (AltreVoci), un libro che affronta con ironia il tema dell’equilibrio tra vita personale e professionale. E’ autrice di due romanzi gialli Alzati e corri, direttora (Mondadori) e Il silenzio dell’erba (Kobo Originals), tiene corsi di comunicazione e svolge ricerche sul tema donne e lavoro. Ha ideato e dirige i percorsi “Equilibri al centro” per crescere e migliorarsi tra vita e lavoro. Collabora con riviste e tv.
Il suo motto è #conleparole

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