Anna Maria Moretti, la pneumologa che si batte per la medicina di genere
Donne e uomini si ammalano in modo diverso. Per citare solo alcuni esempi, l’effetto dei farmaci non è sovrapponibile, i sintomi delle malattie spesso differiscono e alcuni organi, come il cervello, funzionano in modo diverso.
Eppure, storicamente l’attenzione medica sulla donna si è concentrata sull’apparato riproduttivo, curando il resto con studi e protocolli clinici basati solo sugli uomini.
Parlare di equità di genere nel mondo della salute apre uno scenario di riflessioni molto ampio; sempre di più, infatti, si sta facendo strada il concetto di medicina di genere.
Facciamo luce su questo aspetto cruciale con il contributo prezioso della professoressa Anna Maria Moretti, responsabile della Struttura di Malattie apparato respiratorio dell’ospedale Santa Maria GVM-Bari, presidente della Società internazionale di medicina di genere (IGM) e presidente della Società nazionale di medicina di genere GISeG
Cos’è la medicina di genere
Professoressa, che cos’è la medicina di genere?
«La medicina di genere o medicina sesso/genere-specifica si occupa delle differenze biologiche e socio-culturali presenti nei due sessi e della loro influenza sullo stato di salute e di malattia, rappresentando un punto d’interesse fondamentale per il Servizio Sanitario Nazionale.
La valutazione delle differenze di sesso e genere costituisce oggi un elemento fondamentale per lo sviluppo di una “medicina equa ed appropriata”. Oggi il concetto di Medicina di genere è notevolmente evoluto ed è passato dalla esclusiva considerazione dei parametri biologici (sesso, età etnia, comorbilità, risposta ai farmaci) alla valutazione, sicuramente più complessa, di indicatori di contesto (condizioni sociali, economiche, culturali, religiose, ambientali e così via).
La conoscenza dei dati disaggregati per sesso/genere è fondamentale per valutare i rischi e i bisogni del cittadino, l’accesso ai percorsi di cura e gli outcomes delle malattie al fine di definire specifiche strategie per garantire un trattamento appropriato, a seconda delle differenze, sia in ambito di prevenzione che di percorso diagnostico-terapeutico.
Nei due sessi, molte malattie presentano una diversa frequenza, sintomatologia e gravità, oltre a una differente risposta alle terapie, con più frequente comparsa di reazioni avverse nel sesso femminile.
Nei due sessi, per le stesse patologie, si hanno significative differenze sia nei sintomi che nella risposta ai farmaci (infarto del miocardio, broncopatia cronica, diabete mellito, tumori ecc.).
Sesso, età, etnia e peso corporeo di uomini e donne condizionano in modo diverso l’assorbimento, l’azione e l’eliminazione dei farmaci, oltre alla presenza di reazioni avverse.
Alcune patologie, considerate classicamente femminili (osteoporosi, depressione, ecc.), sono spesso sottostimate nel sesso maschile e le differenze cliniche e di risposta ai farmaci sono poco studiate.
La co-morbilità (presenza contemporanea di più malattie) è, indipendentemente dall’età, più frequente e differente nel sesso femminile rispetto al maschile.
Sappiamo che le donne vivono più a lungo degli uomini, ma nei paesi occidentali, gli anni di vantaggio in termini di sopravvivenza sono spesso gravati da disabilità determinate da malattie croniche.
Anche gli stili di vita dei due sessi sono differenti: l’abitudine tabagica e l’alcolismo sono più frequenti negli uomini, ma in aumento soprattutto nel sesso femminile. Tutto questo richiede piani di prevenzione differenti nei due sessi.
È fondamentale quindi, per una visione globale del concetto di salute, definire percorsi diagnostici, preventivi e terapeutici specifici per ogni sesso, valutati oltre che sulle caratteristiche della malattia, anche su stili di vita, ambiente e condizioni socio-economiche e del paziente».
Affrontare le disuguaglianze di genere nella sanità
Perché è importante parlare di medicina di genere?
«Perché riconoscere e valorizzare le differenze di genere permette di erogare cure appropriate: questo concetto sottolinea la necessità di impostare politiche orientate a programmare strategie efficaci per affrontare le disuguaglianze di genere nei servizi sanitari e garantire alle persone la cura migliore rafforzando il concetto di centralità del paziente.
Un approccio di genere nella pratica clinica consente di promuovere l’appropriatezza e la personalizzazione delle cure con conseguenti risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale. Recentemente l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha indicato il genere come elemento fondamentale per la promozione della salute finalizzato a sviluppare nuove modalità di approccio assistenziale».

Quali differenze di genere sono descritte in ambito di malattie respiratorie?
«Le malattie respiratorie costituiscono oggi uno degli ambiti di indagine più interessanti rispetto alle differenze di genere. Infatti alcuni studi hanno evidenziato sia in America che in Europa, una “femminilizzazione” di molte patologie che prima costituivano un “primato maschile”.
Le differenze di genere in ambito respiratorio sono presenti già nello sviluppo embrionale. Nei due sessi il polmone e le vie aeree presentano significative differenze in termini di sviluppo embrionale, caratteristiche anatomiche e funzionali. Alcuni indici indiretti di sviluppo polmonare suggeriscono un più avanzato grado di maturazione nei feti di sesso femminile.
In ambito di differenze di genere a carico dell’apparato respiratorio, è fondamentale considerare il ruolo determinante dei fattori di rischio. L’abitudine tabagica, prima del 1957, era prerogativa maschile: infatti in Italia fumava solo il 6,2% di soggetti di sesso femminile a fronte del 65 % di sesso maschile. L’Organizzazione Mondiale della Sanità conferma che oggi l’abitudine tabagica è in costante aumento ed in tutto il mondo i fumatori costituiscono un sesto della popolazione mondiale.
In Italia si rileva un incremento della percentuale di abitudine tabagica nel sesso femminile. La riduzione nel tempo di tale abitudine nel sesso maschile e la tendenza all’aumento della stessa nel sesso femminile ha prodotto nelle donne rilevanti problematiche di salute che si manifestano con deterioramento della funzione respiratoria, severità del quadro clinico delle patologie respiratorie croniche.
La presenza di comorbilità nei pazienti affetti da cronicità respiratorie determina un rilevante problema di definizione di gravità e di gestione della malattia. Le condizioni morbose più frequentemente associate alle malattie respiratorie croniche sono: malattie cardiovascolari, diabete e disturbi depressivi con significative differenze di genere per depressione ed ansia, malattie cardiovascolari.
È noto da tempo che sia una patologia sotto diagnosticata e sotto trattata, ma recente è l’evidenza che tale sottostima e inadeguatezza di trattamento siano più frequenti nel sesso femminile. Lo scarso ricorso alla diagnostica nel sesso femminile sembra essere legato ad un più frequente sospetto di bronchite cronica nel sesso maschile con un conseguente differente accesso al percorso diagnostico ed una elevata inappropriatezza terapeutica».

Passato e futuro della medicina di genere
In che aspetti l’Italia si può considerare modello per la medicina di genere?
«L’Italia è sicuramente uno dei paesi più avanzati in ambito di conoscenze nella Medicina di Genere ed è l’unico paese a disporre di una legge specifica e di un piano applicativo. Il D.L. 11 gennaio 2018 n. 3 art. 3, ed il conseguente Piano, hanno fornito all’Italia un indirizzo coordinato e sostenibile per la diffusione della Medicina di Genere mediante 4 punti: comunicazione ed informazione, formazione e indicazione di pratiche sanitarie che nella ricerca, nella prevenzione, nella diagnosi e nella cura tengano conto delle differenze derivanti dal genere, al fine di garantire la qualità e l’appropriatezza delle prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN) in modo omogeneo sul territorio nazionale».
Quali, invece, i passi ancora da attuare? Quali le sfide ancora aperte nella diffusione della medicina di genere?
«Tra gli obiettivi a breve termine ritengo sia fondamentale implementare programmi di formazione per il personale sanitario per trasferire le conoscenze acquisite nella pratica clinica anche mediante formulazione di percorsi diagnostico-terapeutici specifici.
Valutare i dati disaggregati secondo indicatori sesso/genere specifici, rappresenta un’importante fonte di informazione per il Sistema Sanitario e le scelte organizzative. L’Intelligenza Artificiale potrà contribuire a raggiungere questo obiettivo con i benefici che le nuove tecnologie garantiranno in ambito medico sia in termini di supporto ai territori svantaggiati che di tecniche di implementazione di raccolta dati».
Quali sono le principali barriere per una piena attuazione della medicina di genere?
«Il rapporto fra impatto di malattia ed organizzazione sanitaria sia territoriale che ospedaliera costituisce oggi un elemento da considerare. È necessario sollecitare le istituzioni a sviluppare programmi per la promozione della salute e prevenzione delle malattie in ottica sesso/genere specifica, investire in sistemi di assistenza appropriati ed equi per individuare le scelte organizzative migliori, garantire il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile e superare le disuguaglianze».
Quale il ruolo della comunicazione e dell’informazione per supportare la conoscenza di questi argomenti?
«Che la comunicazione sia chiamata oggi ad apportare un fondamentale contributo alla diffusione della MdG – medicina di genere – è rimarcato dal D.L. 11 gennaio 2018 n. 3 art. 3 e dal relativo Piano che la indica come “leva strategica affinché la Medicina di Genere trovi piena attuazione e compimento”. Obiettivo fondamentale quindi, per la conoscenza della medicina di genere, è migliorare la comunicazione e l’informazione al personale sanitario e alla popolazione generale attraverso specifiche strategie, con il coinvolgimento di esperti della comunicazione. I vari format attualmente utilizzati per comunicare i contenuti relativi alla MdG scontano l’assenza di un piano di comunicazione dedicato, ma anche la scarsa chiarezza sul reale significato di Medicina di Genere, concetto spesso confuso con la salute della donna e con la tematica delle Pari opportunità».
Tra le numerose tappe del suo percorso professionale cosa significa per lei essere la prima italiana presidente della IGM?
«Portare per la prima volta la presidenza internazionale in Italia era senz’altro un auspicio del network italiano, ed il risultato favorevole è stato sicuramente un segno di riconoscimento del lavoro svolto in questo ambito in Italia. È sicuramente un grande onore, ma lego questo autorevole incarico ad un obiettivo di servizio per contribuire a diffondere questa cultura. Nel mondo l’interesse per la medicina di genere ha raggiunto livelli abbastanza eterogenei nei vari paesi».
Cos’è l’Igm
L’International Society for Gender Medicine (IGM) è una federazione di società scientifiche nazionali di medicina di genere che promuovono la medicina di genere nella pratica clinica. Attualmente dell’IGM fanno parte Austria, Canada, Germania, Giappone, Israele, Italia, Olanda, Stati Uniti, Ucraina e per recente adesione la società di Taiwan. Gli Stati Uniti aderiscono con una Fondazione presieduta da Marianne Legato, fondatrice della medicina di Genere, che sostiene numerose iniziative di ricerca. Attuali obiettivi di IGM sono definire programmi di ricerca e percorsi di assistenza sesso/genere specifici e confrontare le azioni nei vari stati con l’obiettivo di scambi fra i vari paesi. Spero di poter contribuire a questo cambiamento».
Claudia Brattini, farmacista con specializzazione in nutrizione e chimica degli alimenti, laureata in Scienze della Nutrizione. È Giornalista pubblicista e si occupa di comunicazione nel mondo della salute. Ha conseguito un master in Comunicazione della Salute & Digital Marketing Sanitario, Giornalismo e Data
Journalism organizzato dal Corriere della Sera. È autrice del libro di cucina per bambini "Gustosissimo, favole ricette ed emozioni da impastare".







