La candidata “perfetta” creata dall’IA e il problema della fiducia
A Macerata, città che ospita alcune delle eccellenze italiane nel campo dell’intelligenza artificiale, il caso delle immagini pesantemente ritoccate di Simona Epasto apre una riflessione più ampia su trasparenza, autenticità e comunicazione politica. Sono soprattutto le donne a ricorrere a questo tipo di alterazione per un contesto culturale che lo rende comprensibile ma non bisogna…
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Macerata ha un rapporto particolare con l’intelligenza artificiale. Da un lato esprime alcune delle eccellenze nazionali nel settore, su tutti il professor Emanuele Frontoni, punto di riferimento scientifico riconosciuto ben oltre i confini marchigiani.
Dall’altro, questa campagna elettorale ha dimostrato che la stessa città sa anche offrire il peggio di quello che la tecnologia può produrre quando viene usata senza consapevolezza e senza un minimo di buon senso comunicativo.
La candidata immaginaria
La vicenda è nota a chi segue i social con attenzione. A onor del vero, la prima a parlarne era stata Alessandra Pierini nella sua rubrica social “Politicamente” che ci ha accompagnato per tutta la campagna elettorale, che non a caso aveva già ribattezzato Simona Epasto “la candidata immaginaria”.
Chi ho votato esiste davvero?
Il caso è poi diventato nazionale grazie alla viralità dei social, quando il noto content creator Marco Buono e l’esperto in deepfake Elvis Tusha hanno segnalato pubblicamente che alcune foto della candidata alle elezioni comunali, Simona Epasto, sembrano essere state ritoccate con strumenti di IA in modo tutt’altro che trasparente.

Il confronto con le foto pubblicate dalla testata locale Cronache Maceratesi, scatti giornalistici che documentano la realtà, ha reso evidente la distanza tra l’immagine costruita sui social e la persona fisica. Una distanza che non è questione di luce o di filtro Instagram, ma di alterazione sostanziale dei tratti.
La domanda che sorge spontanea, e che in molti si sono posti, è semplice quanto inquietante: chi stiamo votando? Stiamo votando persone che esistono davvero?
Come le donne appaiono in pubblico
Come aveva già sottolineato Pierini nelle sue riflessioni, questo tipo di alterazione riguarda in modo sproporzionato le donne, su cui pesa storicamente e culturalmente un’aspettativa molto più stringente rispetto a come appaiono in pubblico.
Questo articolo non vuole essere un attacco alla candidata: il contesto culturale in cui una scelta del genere matura è comprensibile, e sarebbe disonesto ignorarlo. Ma comprenderlo non significa non sollevare i problemi che quella scelta porta con sé, soprattutto quando si parla di comunicazione politica e di fiducia degli elettori.
Trasparenza e apparenza
Questa vicenda è problematica per almeno due ragioni.
La prima è normativa. L’AI Act europeo, già in vigore, prevede obblighi precisi di trasparenza per i contenuti generati o modificati dall’intelligenza artificiale. Così come nessuna testata giornalistica seria può pubblicare una foto di cronaca alterata artatamente, perché la fotografia deve documentare la realtà e non costruirne una parallela, allo stesso modo un candidato pubblico non può presentarsi con un’immagine che non gli appartiene senza segnalarlo.
La seconda ragione è più profonda, la rilancio dal video commento da cui io stessa ho appreso la notizia: un politico dovrebbe smettere di chiedersi come apparire più attraente grazie all’IA, e iniziare a chiedersi dove finiscono i nostri dati, cosa succede quando una tecnologia così potente viene controllata da pochissimi soggetti privati, e chi decide le regole del gioco quando la realtà diventa modificabile a piacimento.
Ci vuole anche l’human
L’IA ha alzato il livello della mediocrità comunicativa. Lo dico da professionista che lavora ogni giorno sull’integrazione dell’intelligenza artificiale nei flussi editoriali, di comunicazione e di marketing: basta scorrere i materiali di questa campagna per vedere post scritti con il copia-incolla di un prompt generico, locandine generate in serie, grafiche che sembrano uscite tutte dallo stesso template.
La gente non è cieca. Gli occhi ci sono, e ormai riconosciamo quasi istintivamente quando un contenuto è stato prodotto senza pensiero, senza cura, senza quello “human” che rende possibile l'”artificial”.
La politica ha sempre avuto un rapporto difficile con la comunicazione. Spesso la sottovaluta, la delega all’ultimo, la considera un costo piuttosto che un investimento. Questo caso dimostra, una volta di più, quanto quella scelta sia sbagliata.
Un professionista della comunicazione avrebbe evitato un errore clamoroso come questo, non solo sul piano dell’immagine, ma su quello della credibilità, che in politica è tutto.
L’intelligenza artificiale è uno strumento straordinario. Ma gli strumenti non sostituiscono il giudizio, l’autenticità e, in questo caso, il rispetto per le persone a cui si chiede un voto.
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Federica Nardi
Giornalista, formatrice e AI consultant








Siete solo degli sciacalli. Io ho pubblicato entrambe le foto per far vedere cosa può fare l’AI con cui lavoro. E per intenderci, ho avuto 24 voti. Fate il vostro mestiere invece di infangare gli altri.
Grazie per averci scritto. Non ci risulta che ci fossero indicazioni sul fatto che si trattasse di un esperimento. Come anche la giornalista Federica Nardi ha precisato nell’articolo, il nostro non è un attacco personale, anzi abbiamo anche spiegato come il contesto culturale ci porti a valorizzare l’aspetto fisico, specialmente se siamo donne e la ringraziamo per lo spunto di riflessione che ci ha offerto.