Bonus mamme e congedo parentale: cosa cambia nel 2026
Bonus mamme più alto e revisione del congedo parentale: sono alcune delle misure contenute nella legge di Bilancio approvata definitivamente dalla Camera il 30 dicembre.
Nei giorni scorsi abbiamo affrontato il mancato rinnovo, in ambito pensionistico, di Opzione Donna, oggi andiamo a vedere le misure che riguardano direttamente le donne lavoratrici e la genitorialità inserite dal governo.
Tra queste spiccano l’aumento del cosiddetto bonus mamme e le modifiche ai congedi parentali e per malattia dei figli. Interventi che, nelle intenzioni dell’esecutivo, puntano a sostenere il lavoro femminile e la conciliazione tra vita professionale e familiare, pur restando dentro i limiti di una manovra definita “prudente” dal ministro Giancarlo Giorgetti e dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Bonus mamme 2026: aumento a 60 euro al mese
A partire dal 2026 il bonus mamme passa da 40 a 60 euro al mese, per uno stanziamento complessivo di 630 milioni di euro. Il contributo è rivolto alle lavoratrici madri, sia dipendenti sia autonome, con almeno due figli e un reddito da lavoro non superiore ai 40mila euro annui.
Restano escluse le lavoratrici impiegate nel lavoro domestico, una scelta che continua a sollevare critiche per l’ennesima esclusione di un settore che vede le donne in prima linea e spesso “sacrificate” alle esigenze della famiglia.
L’importo massimo annuo del bonus arriva così a 720 euro. Il contributo sarà erogato dall’Inps (a cui bisogna presentare la domanda direttamente o tramite Caf), non concorrerà alla formazione del reddito e resterà quindi esente da imposte e contributi. Tuttavia, non verrà corrisposto mese per mese: l’intera somma sarà riconosciuta in un’unica soluzione con lo stipendio di dicembre 2026, una modalità che ne riduce l’impatto immediato sul bilancio familiare.
Per le madri con due figli il bonus spetta fino al mese in cui il secondo figlio compie 10 anni. In presenza di tre o più figli, invece, il beneficio è esteso fino al compimento dei 18 anni del figlio più giovane.
Congedi parentali: può essere richiesto fino a 14 anni dei figli
Accanto al bonus economico, la manovra interviene anche sulla disciplina dei congedi parentali per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti. La principale novità riguarda l’età dei figli: il congedo potrà essere richiesto anche oltre i 12 anni e fino ai 14 anni d’età.
Resta invariata la durata massima complessiva del congedo parentale, pari a 10 mesi, che può salire a 11 mesi se il padre utilizza almeno tre mesi. Durante il periodo di congedo è prevista un’indennità pari al 30% della retribuzione media giornaliera. Per i primi tre mesi, se fruiti entro i sei anni di vita del figlio, l’indennità sale all’80%.
Si tratta di un’estensione importante sul piano formale, che riconosce come le esigenze di cura non si esauriscano nei primissimi anni di vita dei figli. Resta però aperta la questione della reale accessibilità del congedo, soprattutto per le madri, che continuano a farsene carico in misura prevalente e spesso a rinunciarvi a causa della bassa indennità.
Malattia dei figli: più giorni e più tutele
Un’ulteriore modifica riguarda i congedi per malattia dei figli di età superiore ai tre anni. Il limite di giorni fruibili da ciascun genitore sale da cinque a dieci giorni lavorativi all’anno. Inoltre, la misura viene estesa ai figli di età compresa tra gli 8 e i 14 anni.
Anche in questo caso il congedo può essere utilizzato, per lo stesso giorno, alternativamente da uno dei due genitori. Una norma che riconosce la necessità di assistenza anche per figli più grandi, ma che continua a poggiare su un impianto familiare in cui la cura resta, nei fatti, prevalentemente sulle spalle delle donne.
Tra sostegno e limiti strutturali
L’aumento del bonus mamme e l’estensione dei congedi segnano un passo avanti nel riconoscimento del lavoro di cura e delle difficoltà che molte madri incontrano nel mercato del lavoro. ma è evidente la necessità di rivedere strutturalmente un sistema che continua a poggiare sui “superpoteri” delle madri, quelle capacità di resistenza e adattamento sulle quali uno Stato non può poggiare le basi del suo welfare.







