Essere madri con la partita Iva

A cura di Federica Frattani, commercialista e consulente di Macerata
Vivere da donna e libera professionista significa spesso fare del proprio lavoro una parte profonda della propria identità. Ma cosa accade quando arriva un figlio e la vita chiede di rallentare?In Italia, diventare madre e continuare a lavorare resta ancora oggi un percorso a ostacoli.
Ogni giorno le donne devono trovare un equilibrio complesso tra l’impegno professionale e la cura dei figli.
Per le professioniste e imprenditrici con partita Iva, queste sfide diventano ancora più evidenti: nonostante la dedizione e la capacità di adattarsi, la maternità continua a rappresentare un momento fragile, in cui la scelta di avere un figlio può trasformarsi in un sacrificio economico o professionale.
Maternità e autonomia professionale
Partiamo però da due principi generali:
I. il regime fiscale (ordinario, semplificato o forfettario) incide solo sul calcolo dell’imposta, ma non modifica la posizione previdenziale né i diritti alle prestazioni assistenziali o di maternità. In altre parole, le partite Iva in regime forfettario hanno pieno diritto all’indennità di maternità, purché risultino:
a. iscritte a una Cassa di previdenza professionale o alla Gestione Separata Inps;
b. in regola con i contributi;
c. e abbiano versato i contributi minimi o percentuali richiesti per il riconoscimento della prestazione.
II. È importante sottolineare che tutte le prestazioni di maternità — erogate dall’Inps o dalle Casse professionali — si applicano anche in caso di adozione o affidamento, sia nazionale che internazionale, con la stessa durata e le medesime tutele previste per la maternità biologica.
La maternità non interrompe la competenza professionale: conoscere diritti, tempi e strumenti consente di viverla con serenità.
Questo articolo vuole orientare le professioniste in un contesto tutt’altro che semplice ma non sostituisce la consultazione della documentazione ufficiale pubblicata dall’Inps, dalle Casse Professionali e/o da altri enti competenti.

L’indennità di maternità
Le tutele economiche per la maternità spettano anche alle libere professioniste e alle imprenditrici.
L’indennità di maternità è riconosciuta a tutte le donne lavoratrici autonome che risultino regolarmente iscritte a una gestione previdenziale obbligatoria e in regola con i versamenti contributivi.
Si applica dunque a tre principali categorie di destinatarie:
• Libere professioniste iscritte a una Cassa previdenziale privata (es. Cnpadc, Cnpr, Enpalc, Inarcassa, Enpav), cioè alle professioniste che esercitano un’attività ordinistica.
→ In questo caso, l’indennità è erogata direttamente dalla Cassa di appartenenza secondo le regole e i parametri previsti dal relativo regolamento.
• Professioniste o freelance iscritte alla Gestione Separata Inps, come consulenti, lavoratrici autonome non ordinistiche, collaboratrici coordinate e continuative o titolari di partita Iva individuale senza Cassa professionale.
→ Per loro, l’indennità è calcolata e corrisposta dall’Inps, sulla base dei compensi soggetti a contribuzione previdenziale.
• Imprenditrici artigiane, commercianti o agricole, iscritte alle rispettive Gestioni Inps di categoria.
→ Per queste lavoratrici, la prestazione è riconosciuta in misura fissa, indipendentemente dal reddito dichiarato, purché in regola con l’iscrizione e i versamenti contributivi.
Continuare a lavorare in maternità
A differenza delle lavoratrici dipendenti, per le lavoratrici autonome, professioniste e titolari di partita Iva non esiste l’obbligo di astensione dal lavoro durante il periodo di maternità.
L’indennità viene riconosciuta indipendentemente dalla sospensione dell’attività professionale o imprenditoriale:
• la professionista può continuare a lavorare, se lo desidera;
• la percezione del contributo non è subordinata all’interruzione dell’attività;
• l’obiettivo della misura è sostenere il reddito nel periodo di maternità, non vietare l’esercizio dell’attività.
Per ottenere l’indennità di maternità è necessario:
• Essere iscritte alla gestione previdenziale di riferimento;
• Essere in regola con i versamenti contributivi;
• Avere almeno una mensilità di contribuzione nei dodici mesi precedenti l’inizio del periodo di congedo (per le iscritte alla Gestione Separata Inps).
Quanto spetta?
• Casse professionali: l’indennità è pari all’80% di cinque dodicesimi del reddito professionale netto Irpef dichiarato nel secondo anno anteriore all’evento o, in alcuni casi, nell’anno precedente (si raccomanda di verificare il regolamento della propria Cassa di appartenenza);
• Gestione Separata Inps: pari all’80% del reddito medio giornaliero calcolato sui compensi soggetti a contribuzione dell’anno precedente;
• Gestione Artigiane/Commercianti: importo giornaliero fisso, stabilito ogni anno dall’Inps.
L’indennità non è subordinata alla sospensione dell’attività: la professionista può continuare a lavorare, se lo desidera.
L’indennità copre 5 mesi complessivi, di norma:
• 2 mesi prima del parto
• 3 mesi dopo il parto
È riconosciuta anche in caso di adozione o affidamento, per un periodo analogo, a decorrere dall’ingresso del minore in famiglia.

Presentare la domanda
È importante verificare attentamente il regolamento della propria Cassa di appartenenza — che si tratti di Cassa professionale, Gestione Separata o Gestione Artigiani e Commercianti — per conoscere con precisione:
• da quale momento può essere presentata la domanda;
• entro quale termine deve essere inoltrata;
• quale documentazione è richiesta per l’erogazione della prestazione.
Ogni ente previdenziale adotta infatti regole e procedure specifiche, con termini che possono variare da 180 giorni a un anno a seconda della gestione di riferimento.
Per le iscritte a Casse private:
• Compilare la domanda telematica attraverso il portale della propria Cassa (es. area riservata cassa professionale);
• Allegare certificato medico di gravidanza e, successivamente, certificato di nascita del figlio o della figlia;
• Conservare la documentazione per eventuali controlli.
Per le iscritte alla Gestione Separata Inps
• Presentare la domanda online tramite il portale Inps accedendo con Spid, Cie o Cns.
• oppure tramite Caf o patronato, che può assistere nella compilazione e nell’invio della pratica;
• Prima dell’inizio del periodo indennizzabile di maternità, la lavoratrice dovrà:
a. far pervenire all’Istituto il certificato medico di gravidanza, rilasciato da un medico del Servizio Sanitario Nazionale (o convenzionato), che provvederà all’invio telematico dello stesso;
b. comunicare entro 30 giorni dal parto la data di nascita e le generalità del figlio.
Per le imprenditrici artigiane e commercianti:
• Presentare la domanda online, tramite il portale Inps accedendo con Spid, Cie o Cns al seguente link: ;
• oppure tramite Caf o patronato, che può assistere nella compilazione e nell’invio della pratica.
Maternità anticipata e tutela della gravidanza a rischio
Anche le lavoratrici autonome possono richiedere l’indennità in caso di maternità anticipata. È necessario presentare certificazione Asl o medico Ssn che attesti il rischio. Se la gravidanza presenta complicazioni o condizioni che rendono necessario interrompere o limitare l’attività lavorativa, anche le lavoratrici autonome, professioniste e titolari di partita Iva possono accedere alla maternità anticipata.
Ecco cosa fare, passo dopo passo:
Rivolgiti al tuo medico
Il medico del Servizio Sanitario Nazionale (o convenzionato) può certificare che la prosecuzione dell’attività lavorativa costituisce un rischio per la gravidanza o per la tua salute.
Serve una certificazione medica specifica che attesti la necessità dell’interdizione anticipata.
Il certificato deve essere trasmesso telematicamente
Il medico invia il certificato all’Inps in via telematica. Tu non devi consegnare nulla manualmente, ma è utile conservare copia della documentazione.
Presenta domanda di indennità all’Inps o alla tua Cassa
A seconda della tua posizione previdenziale:
• Gestione Separata Inps: puoi richiedere l’indennità per maternità anticipata tramite il portale Inps.
• Gestione Artigiane/Commercianti: la maternità anticipata è riconosciuta con le stesse regole delle dipendenti, con importi fissi.
• Casse professionali: ogni Cassa applica regole proprie; molte riconoscono l’indennità anticipata con modulistica dedicata.
L’indennità copre tutto il periodo di interdizione e decorre dalla data indicata nel certificato medico e prosegue fino all’inizio dei 5 mesi complessivi di maternità “ordinaria” (se il periodo indennizzabile tutelato dall’accertamento medico della Asl dovesse ricadere parzialmente o totalmente nel periodo di maternità ordinario la nuova tutela è assorbita nella tutela ordinaria).
Puoi lavorare solo se il medico non vieta l’attività
Le professioniste possono, invece, continuare a lavorare, nella misura e con le modalità compatibili con le proprie condizioni di salute e con il prevalente interesse del figlio.
Consiglio pratico Donnemente
Conserva sempre tutta la documentazione medica e le ricevute delle domande presentate: potresti doverle esibire in caso di controllo.
In caso di dubbi, non esitare a chiedere supporto a un patronato o direttamente al tuo ente previdenziale.

Se l’indennità spetta al padre
La genitorialità condivisa riguarda entrambe le figure genitoriali, anche nel lavoro autonomo.
Spesso si pensa che le tutele economiche legate alla nascita dei figli siano previste solo per le madri.
In realtà, anche i padri autonomi, freelance e titolari di partita Iva hanno diritto a specifiche forme di sostegno, con regole che dipendono dalla loro gestione previdenziale. Ecco i principali diritti oggi riconosciuti.
Padri autonomi: quali tutele esistono davvero
Anche i padri lavoratori autonomi hanno diritto a specifiche forme di tutela economica in occasione della nascita o dell’ingresso in famiglia di un figlio, sebbene con regole diverse rispetto ai lavoratori dipendenti.
Nel lavoro autonomo non esiste un vero e proprio “congedo di paternità obbligatorio” come nel lavoro subordinato. Tuttavia, la normativa riconosce alcuni strumenti di sostegno anche ai padri con partita Iva sulla base della gestione previdenziale di appartenenza.
Paternità sostitutiva: quando il padre subentra alla madre
Se la madre non può fruire dell’indennità di maternità per cause particolari — come grave infermità, decesso, abbandono del minore o affidamento esclusivo al padre — il padre lavoratore autonomo ha diritto a percepire l’indennità di maternità in sostituzione della madre, per il periodo che non è stato ancora utilizzato.
Si tratta non di un nuovo diritto autonomo, ma del subentro nella tutela che sarebbe spettata alla madre, secondo le regole previste dalla gestione previdenziale di appartenenza (Inps o Cassa professionale).
Congedo parentale per i padri autonomi
Oltre alla paternità sostitutiva, anche i padri lavoratori autonomi hanno diritto al congedo parentale facoltativo, riconosciuto oggi in forma strutturale.
In particolare, è previsto:
• un periodo indennizzato (di regola al 30%) fruibile entro i primi anni di vita del figlio;
• una durata complessiva condivisa tra i genitori, entro i limiti stabiliti dalla legge;
• un trattamento economico che varia a seconda della gestione previdenziale:
◦ Gestione Separata Inps → percentuale sul reddito;
◦ Artigiani, commercianti e agricoltori → importi forfettari giornalieri;
◦ Casse professionali → regolamenti autonomi.
Congedo parentale per autonome e libere professioniste
Il congedo parentale è riconosciuto anche alle lavoratrici autonome. Per le iscritte alla Gestione Separata Inps l’indennità è pari al 30% del reddito medio giornaliero per un massimo di tre mesi entro i dodici anni del bambino o della bambina. Le professioniste con Cassa devono fare riferimento ai regolamenti interni che spesso prevedono indennità aggiuntive o agevolazioni.
Gestione Separata Inps
• Indennità pari al 30% del reddito giornaliero medio.
• Durata: fino a 3 mesi da utilizzare entro 12 anni del bambino.
• Richiesta telematica tramite portale Inps.
• Fonte ufficiale: Inps – Congedo parentale Gestione Separata
Artigiane e commercianti
• Previste misure per il congedo parentale, con importi fissi aggiornati annualmente da INPS.
• Fonte: Inps – Congedo parentale lavoratrici autonome
Libere professioniste iscritte a Cassa
• La disciplina varia da Cassa a Cassa (es. Cnpadc, Inarcassa e Enpacl).
• Molte Casse riconoscono:
◦ indennità aggiuntive;
◦ estensioni del congedo;
◦ contributi per baby-sitting;
◦ riduzione temporanea dei contributi minimi.
• Fonte: regolamenti delle singole Casse.
Agevolazioni contributive delle Casse professionali
Molte Casse professionali prevedono riduzioni o sospensioni dei contributi minimi per maternità. È necessario verificare il regolamento della propria Cassa per conoscere le agevolazioni disponibili.
Per le professioniste iscritte alle Casse di previdenza private, la maternità non riguarda solo l’indennità economica: molte Casse prevedono anche agevolazioni contributive per sostenere le iscritte in un periodo in cui l’attività può rallentare o interrompersi.
Si tratta di misure importanti, perché permettono di mantenere la regolarità previdenziale senza dover sostenere l’intero carico dei contributi minimi.
A seconda della Cassa professionale, possono essere previste:
• Riduzioni temporanee dei contributi minimi, applicabili nell’anno della maternità o in quello successivo;
• Sospensioni o proroghe delle scadenze contributive, senza sanzioni e interessi;
• Rateizzazioni agevolate per i contributi dovuti;
• Contributi aggiuntivi per la genitorialità, come rimborsi per baby-sitting, nido o servizi alla prima infanzia;
• Indennità integrative rispetto a quella erogata normalmente per maternità.
Ogni Cassa stabilisce autonomamente regole, importi, condizioni e tempistiche attraverso il proprio Regolamento di Previdenza e Assistenza.
Per questo motivo, è fondamentale consultare sempre il regolamento della propria Cassa, perché:
• le agevolazioni variano sensibilmente da un ente all’altro;
• gli importi e le condizioni possono essere aggiornati annualmente;
• alcune misure sono concesse solo su domanda e con termini perentori.
Consiglio pratico Donnemente
Entra nella tua area riservata o contatta direttamente la tua Cassa per verificare quali agevolazioni sono attive nell’anno di riferimento. La conoscenza delle regole ti permette di non perdere opportunità economiche e di vivere la maternità con maggiore serenità, senza rinunciare alla tua autonomia professionale.
(- fine prima parte)






