“Unite” torna a occupare gli spazi mediatici: al centro la violenza contro le donne nel lavoro
Dopo due anni dalla prima edizione, “Unite” torna a mettere luce sulle donne e sulle violenze che attraversano le loro vite, avviando una seconda campagna nazionale che sceglie ancora una volta di occupare gli spazi mediatici (giornali, web, radio e tv) per rompere il silenzio.
Nei luoghi di lavoro un attacco costante
Il tema di questa nuova edizione è quanto mai urgente e attuale: la violenza contro le donne nel lavoro e nello spazio pubblico. Una violenza diffusa, sistemica, che assume forme diverse – economiche, psicologiche, fisiche e sessuali – e che si manifesta a trecentosessanta gradi. Donne continuamente minacciate, azzittite, ostacolate, messe sotto giudizio. Un attacco costante che non riguarda singoli episodi, ma un intero sistema che richiede attenzione continua e presa di posizione.
Il quadro è allarmante. In molti Paesi, Italia compresa, si registra un ritiro delle donne dal mercato del lavoro, anche dove la partecipazione femminile è già storicamente bassa. E questo avviene in un momento storico particolarmente critico: sul piano internazionale la guerra torna a essere una minaccia concreta e il dibattito pubblico è dominato da uomini potenti, da una politica ancora largamente maschile o modellata su logiche patriarcali. Le parole d’ordine sembrano essere sempre le stesse: potere e sfruttamento delle risorse e delle persone. Ma dove sono le donne in tutto questo?
Mentre i media si concentrano su investimenti nella difesa, leva obbligatoria e scenari geopolitici, continuano ad arrivare – spesso soffocate dal rumore di fondo – denunce e racconti di donne mobbizzate, costrette a firmare dimissioni in bianco, spinte verso il part-time, impossibilitate a conciliare vita privata e lavoro senza pagare un prezzo altissimo in termini di fatica, precarietà e burn-out. A queste donne Unite vuole restituire spazio, attenzione e voce.
I numeri confermano la gravità della situazione. Secondo i dati Istat, l’occupazione delle donne under 35 è diminuita drasticamente negli ultimi vent’anni: nel 2004 erano 3,2 milioni, nel 2024 sono scese a 2,2 milioni. Un arretramento che racconta una violenza strutturale, spesso normalizzata, che colpisce la professionalità, il futuro e l’autonomia delle donne.
Il diritto delle donne a una vita dignitosa
La campagna Unite nasce proprio per contrastare queste forme di violenza inaccettabili e per affermare il diritto delle donne a una vita dignitosa, libera da soprusi e discriminazioni, anche – e soprattutto – nei luoghi del lavoro e nello spazio pubblico. Per due mesi, scrittrici e giornaliste torneranno a occupare i media per portare alla luce storie, analisi e testimonianze, restituendo centralità a ciò che troppo spesso viene reso invisibile.
La prima edizione, nel 2024, ha registrato una partecipazione ampia e un forte impatto mediatico, coinvolgendo nomi importanti del panorama culturale e giornalistico, insieme a molte altre donne che hanno scelto di unirsi e condividere la propria voce. Tra loro: Viola Ardone, Daria Bignardi, Maria Grazia Calandrone, Antonella Cilento, Viola Di Grado, Donatella Di Pietrantonio, Teresa Ciabatti, Valentina Farinaccio, Anna Giurickovic Dato, Irene Graziosi, Loredana Lipperini, Greta Olivo, Romana Petri, Sandra Petrignani, Rosella Postorino, Chiara Tagliaferri, Benedetta Tobagi, Alice Urciolo, Nadeesha Uyangoda.
Oggi Unite torna, perché il silenzio non è un’opzione e perché continuare a occupare gli spazi è un modo necessario per tenere alta l’attenzione.







