Altro che obbedienza, Maria di Nazareth riletta da Michela Murgia
Hanno fatto davvero discutere in questi giorni le parole dell’Arcivescovo di Conversano Giuseppe Laterza che durante un’ omelia ha pronunciato la frase “Maria è veramente libera perché sa obbedire, dovremmo dirlo alle femministe”. Ora, a voler sorvolare il tono, diventa impossibile, una volta accostate le parole “Maria” e “femministe” non pensare al podcast “Morgana” in cui Michela Murgia e Chiara Tagliaferri ci hanno offerto una visione assolutamente rivoluzionaria e fuori dagli schemi dell’immagine della madre del Cristo.
Perchè rileggere Maria di Nazareth attraverso lo sguardo di Michela Murgia non è un esercizio letterario né una provocazione fine a sé stessa: è un atto politico. È il tentativo di restituire parola e complessità a una donna che, più di ogni altra nella storia occidentale, è stata trasformata in simbolo, modello, strumento. Maria è stata raccontata per secoli come figura docile, silenziosa, pura perché obbediente. Ma Murgia ci insegna che dietro quel racconto c’è una precisa operazione di potere.
Morgana: scordiamoci la Maria dei santini

Nel podcast Morgana, progetto corale e profondamente femminista, Michela Murgia torna più volte sul tema di Maria, smontando l’immagine rassicurante costruita dalla tradizione patriarcale. Maria non è la figuretta vestita d’azzurro e con le guance rosee che siamo abituati a vedere: è una ragazza giovanissima che si trova a dover prendere una decisione enorme in una società che non le riconosce alcuna autonomia. Il suo “sì” non avviene in uno spazio neutro, ma dentro una struttura che punisce le donne che escono dai ruoli assegnati. In questo senso, il consenso di Maria non è romantico né spiritualizzato: è una scelta rischiosa, che mette in gioco il suo corpo, la sua reputazione, la sua vita.
Come sottolinea Murgia in Morgana, il problema non è Maria, ma l’uso che è stato fatto di Maria. La Chiesa ha costruito su di lei un modello femminile funzionale: la madre che accetta, che soffre in silenzio, che non chiede nulla per sé. Un modello impossibile e proprio per questo, oppressivo. Maria diventa così l’eccezione che serve a disciplinare tutte le altre donne: se lei ha obbedito, perché voi no?
Maria di Nazareth: il pericoloso potere di scegliere
La rilettura femminista proposta da Michela Murgia ribalta questa logica. Maria non è un corpo passivo attraversato dalla volontà divina, ma una donna che esercita il suo potere decisionale in un contesto che gliela nega. È una figura che ci costringe a interrogarci sul rapporto tra fede e potere, tra maternità e controllo sociale. Non è una madre idealizzata e disincarnata, ma una donna esposta, vulnerabile, sola.
In Morgana, Maria viene restituita alla sua dimensione politica: non come santa irraggiungibile, ma come donna che paga un prezzo altissimo per una scelta che non viene mai raccontata fino in fondo. Ed è proprio questo che rende Maria così attuale. Nella sua storia ritroviamo il destino di molte donne contemporanee: celebrate quando si sacrificano, giudicate quando rivendicano, cancellate quando non rientrano nei ruoli.
Il femminismo di Michela Murgia non cerca di “salvare” Maria rendendola moderna, ma di liberarla dalla gabbia simbolica in cui è stata rinchiusa. Restituirle la voce significa anche smascherare i dispositivi di potere che, attraverso di lei, hanno educato generazioni di donne all’obbedienza. Una Maria che parla, che sceglie, che forse dubita, è una figura scomoda. Ed è proprio per questo necessaria.
Riletta così, Maria di Nazareth non è più un’icona addomesticata, ma una storia viva. Una donna tra le donne. E riconoscerla come tale è uno dei gesti più radicalmente femministi che possiamo ancora compiere.
Michela Murgia: pensiero critico, studi religiosi e eredità culturale
Michela Murgia (1972–2023) è stata una delle voci più lucide e radicali del pensiero femminista italiano contemporaneo. Scrittrice, attivista e intellettuale pubblica, ha intrecciato per tutta la sua opera una riflessione profonda sul potere, sul linguaggio e sulle strutture simboliche che governano le nostre società. Centrale nel suo percorso è stato il rapporto con il cristianesimo e con gli studi religiosi: cresciuta in un contesto cattolico e formatasi anche attraverso lo studio della teologia, Murgia ha sempre affrontato la religione non come spazio di fede acritica, ma come campo politico e narrativo da interrogare. Michela è scomparsa il 10 agosto 2023, lasciando un’eredità intellettuale molto forte e ancora profondamente attiva: una pratica del pensiero che non separa mai la critica culturale dalla responsabilità politica.
Scrittrice, blogger digital strategist. Laureata in Scienze della Comunicazione, è fondatrice del blog “C'era una mamma”, dove racconta con ironia e autenticità il mondo della maternità e della crescita personale. Autrice di libri come “C’era una mamma – Una vita quasi da favola” e “La mia amica Guty” (favola ecologica per bambini) e formatrice, ha ideato progetti educativi su cittadinanza digitale e lotta al bullismo e parità di genere. Oltre alla scrittura, è un’attivista che ricopre il ruolo di presidente di CNA Impresa Donna Marche e Macerata, impegnata nella promozione dell’imprenditoria femminile e nell’empowerment delle donne italiane.







