A Ferrara un flash mob imponente per ricordare 500 vittime di femminicidio
Il centro storico di Ferrara ha visto sfilare, in occasione del 25 novembre, un lungo corteo studentesco composto da oltre 100 ragazze e ragazzi.
Protagonisti studentesse e studenti dell’Istituto Superiore Vergani-Navarra, che hanno scelto di portare il proprio impegno civico sul piano pratico e dare il proprio contributo alla giornata mondiale per il contrasto alla violenza sulle donne.
“Troppi nomi, una sola voce: donne vittime di femminicidio in Italia (2020–2025)“: questo il nome dell’iniziativa.
Un flash mob e un’esposizione
Ogni partecipante ha indossato, appeso al collo, un cartellone-manifesto con quattro biografie di donne vittime di femminicidio in Italia negli ultimi 5 anni, trasformando i propri corpi in veicoli di memoria e consapevolezza.
Si è trattato di un emozionante flash mob che ha alternato momenti di raccoglimento a momenti sonori facendo rumore simbolicamente contro la violenza di genere con fischietti, campanelli e voci.
Le vite spezzate delle donne uccise hanno così percorso vie e piazze, tornando per un momento ad esistere ed essere visibili: non più solo numeri e statistiche, ma nomi, vite, relazioni.
Certamente un segnale forte, specialmente perché vissuto e condiviso dalle generazioni più giovani, su cui è riposta la speranza per un futuro di cambiamento.

Mentre il corteo si svolgeva a Ferrara, copie dei cartelloni con le biografie delle vittime sono stati affissi lungo il perimetro esterno della sede della scuola di Ostellato, dove si è svolto un momento di riflessione sul fenomeno, con l’intervento della sindaca Elena Rossi.
La galleria a cielo aperto ha permesso quindi alla cittadinanza di vedere, in modo immediato e concreto, l’entità del fenomeno.
A Ferrara invece i cartelloni sono stati esposti all’interno delle sedi di via Sogari e di Malborghetto di Boara.

Dall’impegno alla consapevolezza
Per settimane studentesse e studenti sono stati coinvolti nel progetto promosso dal Dipartimento di Lettere, che ha voluto affrontare la piaga del femminicidio non con la retorica, ma con la memoria attiva.
Tutte le 56 classi dell’Istituto hanno partecipato, per un totale di 1500 ragazze e ragazzi che si sono impegnati nella ricostruzione delle biografie delle vittime.
L’obiettivo era quello di concentrarsi non sulla violenza subita, ma sulla bellezza dell’esistenza perduta, rendendo così ogni singolo partecipante custode di una storia interrotta.
«Abbiamo cercato nei notiziari, sui social, nelle testimonianze, sempre con rispetto e delicatezza, non i dettagli del dramma, ma i colori delle loro esistenze» racconta A. T., uno dei ragazzi coinvolti.
Dal lavoro di ricerca approfondita è così nata con forza la reale percezione del dramma che continua a coinvolgere ragazze e donne in tutto il mondo.
«Quando leggi solo il titolo di cronaca, provi rabbia. Quando ho scoperto che Chiara voleva fare l’avvocato come me, ho provato un dolore diverso e ho capito che è una cosa che ci riguarda davvero tutte e tutti» afferma L.B.

La conoscenza: la miglior strategia di prevenzione del femminicidio
Le docenti e i docenti che hanno guidato il lavoro hanno voluto trasmettere un messaggio potente, che non si è fermato solo alla trasmissione della memoria.
Impegnando i giovani in un rapporto diretto con le storie delle vittime e spingendoli alla ricerca, hanno voluto dimostrare che conoscere ed essere informati correttamente sono le uniche strategie efficaci per cambiare la mentalità.
In un contesto dove spesso gli stereotipi e i pregiudizi trovano terreno fertile, la scuola si pone dunque come baluardo.
Parafrasando Marguerite Yourcenar, ci auguriamo dunque che la scuola sia davvero il granaio pubblico, dove ammassare riserve contro un inverno dello spirito, che spesso sembra essere già tra noi.
È una studentessa del quarto anno a sottolineare infine ancora una volta l’essenzialità dell’educazione:
«Il vero cambiamento parte da noi, maschi e femmine, imparando a rispettare la libertà dell’altro. Solo l’educazione può spezzare questa catena di violenza che sembra non finire mai».

Digital Strategist e Social Media Manager, formatrice certificata sull’educazione digitale e su tematiche legate a libri, lettura e scrittura; blogger, fondatrice del portale mammemarchigiane.it (Premio Alumni Università degli Studi di Macerata 2024; Premio “Donna Impresa” Camera di Commercio di Macerata 2016; Golden Media Marche 2015); autrice dei saggi “Marche Stregate, viaggio nella stregoneria popolare marchigiana” e “Sani e liberi, la maternità nella tradizione marchigiana (sec. XVII-XX)” ; co-autrice della guida “Le Marche con i bambini”.
Ha collaborato con l'Osservatorio di Genere e scrive anche su Vitamine Vaganti, magazine dell’associazione Toponomastica Femminile, occupandosi di storia delle donne ed equità di genere. Laurea specialistica in Archivistica e Biblioteconomia, Laurea quadriennale in Lettere indirizzo Moderno.







