Le donne tedofore nel viaggio della fiamma olimpica per Milano Cortina 2026
Non hanno un nome inciso nella storia dello sport, eppure per alcuni minuti il loro passo diventa il passo delle Olimpiadi. Le donne tedofore – impiegate, studentesse, madri, lavoratrici, agenti, casalinghe, direttrici – accolgono la Fiamma come si accoglie una responsabilità silenziosa, con rispetto e orgoglio. Portano la gioia nel cuore e negli occhi. In alcuni di quei tratti di strada andiamo a incontrare storie di vita reale, di quotidianità, cura e presenza.
Abbiamo incrociato le parole e l’esultanza delle tedofore nella tappa toscana del viaggio della Fiamma olimpica verso Milano, dove il 6 febbraio si terrà la cerimonia di apertura di Milano Cortina 2026.
Fanno vite differenti, vivono in città e in regioni diverse, sono più e meno giovani ma tutte pronunciano la stessa parola: emozione. Tutte.

Benedetta Macchi e il rombo dei motori delle Vespe
Benedetta Macchi vive in provincia di Pisa e ha il numero quarantacinque sulla divisa ufficiale, sulla giacca del completo bianco, colori arancione e giallo con sfumature di rosso sulle spalle e lungo le braccia. L’orgoglio negli occhi, le lacrime della commozione mentre stringe la torcia tra le mani coperte con i guanti bianchi.
«Mi sentivo di volerlo fare, è essere parte di qualcosa che unisce. Porto la fiamma per rappresentare i valori che questo simbolo ispira, l’unione tra i popoli di cinque continenti, di tutto il mondo» racconta Benedetta.
Cinquantacinque anni, agente di commercio e una grande passione, la Vespa.
Percorre il suo tratto di strada con la fiamma olimpica in mano proprio a Pontedera, a poche centinaia di metri dalla fabbrica dove si costruisce la mitica due ruote. Ha intorno il rumore delle “vespe”, i motori che l’accompagnano al punto in cui accende la torcia.
«Anche la Vespa è una mia grande passione, da quando ero piccola – racconta -. Oggi sono presidente del Vespa Club di Pontedera e vivere l’esperienza della fiamma olimpica insieme a tanti amici mi riempie di gioia. E’ un viaggio simbolico che sa di uguaglianza, dà a tutti la possibilità di esprimere le proprie attitudini. Consiglio a chiunque di provarlo per vivere la sensazione di essere un piccolo tassello di una cosa enorme».
Benedetta Macchi sa di che cosa si tratta perché è stata tedofora già per le Olimpiadi di Torino 2006. «Partecipai per caso, inviai la candidatura dopo aver sentito una trasmissione alla radio. Credevo che fossero cose solo per sportivi, la buttai lì senza speranze e invece fui scelta per portare la fiamma nella zona fuori città, a Varramista. Oggi ho più consapevolezza, l’emozione è perfino cresciuta, è tanta e forte. Cerco di portare con me i valori che mi hanno insegnato i miei genitori. Cosa vedo nell’essere tedofora? Molta equità, è un momento di grande equità fra le persone. Emozionatissima di essere ancora qui con la torcia in mano».
Elisabetta Pellegrini e l’amore per lo sport
Che la fiamma olimpica sia un simbolo di comunione lo conferma Elisabetta Pellegrini, 51 anni, di Pistoia. «Mi sono candidata perché mi ritengo una rappresentante dello sport, amo e pratico il tennis da tanti anni. Lavoro da impiegata e quando ho saputo della fiamma non ci ho pensato un attimo e ho inviato la mia richiesta. Ora sono qui, emozionata e contenta».

Benedetta Musacchio e il valore di un simbolo
Tra le donne impegnate nel viaggio toscano, c’è una ragazza che da vent’anni ha in testa il sogno di essere in qualche modo alle Olimpiadi. Benedetta Musacchio ha 28 anni ed è una biotecnologa. «Ero piccolina quando furono a Torino nel 2006, ricordo i giochi alla televisione li guardavo con i miei genitori. Rimasi colpita, folgorata. Chissà cos’avrei dato per essere là. Questa volta non ci ho pensato un attimo a mandare la candidatura, per me era imperdibile e ora succede davvero, sono qui, proprio io».
Benedetta racconta l’emozione: «Il simbolo della Fiamma olimpica continua nel tempo dalla storia antica, nei tempi ellenici fermava addirittura le guerre e ancora, giorno dopo giorno, porta la fiamma nel futuro. Mi fa sentire parte dell’umanità. Quale equità in questo gesto? Siamo tutti uguali, non c’è distinzione di altezza né di etnia, donne e uomini, siamo una comunità. Lo dico in due parole: è un sogno perché mi sembra di non toccare terra dalla gioia; poi segno, perché è un segnale forte e chiaro contro le inimicizie e le tensioni”.
Alessandra Tardella, tedofora per rivalsa
Nella tappa da Grosseto a Firenze, incontriamo una storia di forza e gioia a dispetto di una vita complicata. Alessandra Tardella di Roma, vive in provincia di Firenze e ha 57 anni. Porta la fiamma olimpica seduta sulla sua sedia a ruote. Negli occhi ha la luce della festa. «Essere qui oggi è la mia rivalsa per la mia storia un po’ complicata. E’ dal ’99 che ho a che fare con i problemi di salute e oggi stare qui come tedofora è emozione allo stato puro. Per me è una giornata speciale, fuori dal comune, finalmente libera dalle mura di casa e dall’ospedale».
Alessandra è accompagnata dal marito. «Siamo tutt’uno, non ci separiamo mai. Due mesi fa quando ho ricevuto la risposta che mi avevano preso per portare la fiamma non ci credevo proprio, leggevo e rileggevo quella comunicazione. Sono qui, continuo a ripeterlo, sono qui. Mai provata un’emozione così bella, mi dimentico di tutto quello che ho e sorrido a quarantacinque denti.
Posso dire una cosa: oggi si spengono le difficoltà e i patimenti, si spegne tutto e si accende la fiamma che mi riempie il cuore di gioia e di energia positiva. Vedo il calore della gente e sento un grande senso di uguaglianza, di equità. Questo viaggio ci fa sentire tutti uguali, io come il campione di volley col quale mi sono appena fatta una foto. E’ un sogno meraviglioso che si avvera, io che da giovane e prima dei miei problemi adoravo lo sport e vivevo in maglietta e pantaloncini, sempre ad allenarmi. Oggi sono una tedofora con il sorriso in bocca».
Gli atleti accompagnatori, i lampeggianti accesi di auto e moto delle forze dell’ordine, le navette che trasportano i tedofori, è un corteo luminoso e festante quello che segue il viaggio della fiamma, un giorno dopo l’altro. Nella tappa di Pisa città, la squadra dei tedofori attraversa anche i luoghi iconici e conosciuti nel mondo, come i lungarni, la piazza dei Cavalieri con la Scuola Normale e avanti fino alla piazza dei Miracoli dove sotto alla torre pendente è pronto il braciere per l’accensione celebrativa della giornata.
Nicoletta Pizzi e il pensiero alle donne lavoratrici
Nicoletta Pizzi, 47 anni, di Lucca partecipa con un pensiero alle donne nei loro impegni lavorativi e nelle passioni. «Essere qui oggi con la fiamma è una gioia intensa. Sono sportiva da sempre in tante discipline, ho fatto tennis, piscina, pallavolo e più di recente mi sono appassionata allo sci. Felice di esserci proprio per Milano Cortina. E’ un momento di fratellanza. Mi sento di portare questo meraviglioso simbolo anche per le donne e il loro impegno per raggiungere ruoli lavorativi di responsabilità ma anche per seguire e coltivare le proprie passioni. A volte ci vuole sacrificio ma a tutte dico che se una cosa ci piace va perseguita a prescindere dalle opinioni degli altri, con coraggio».

L’emozione di Cristina Di Benedetto e Jovana Zrnic
Essere tedofora alle Olimpiadi è anche un modo per dare peso alle relazioni umane. Lo racconta Cristina Di Benedetto, 48 anni di Pietrasanta. «Portare la fiamma è vivere un’esperienza, un’emozione indescrivibile. E’ forza, passione è sentire davvero la persona umana, le relazioni, la comunità».
Jovana Zrnic è di Belgrado e vive a Milano. «Essere tedofora e portare la fiamma è un’emozione grande. È tenere in mano il simbolo di unione e inclusione. Come ci hanno detto in azienda, siamo parte della storia».
Pillole di concretezza
Seguendo il mood di Donnemente, equità in pratica, qualche pillola di concretezza che portiamo via dal viaggio della fiamma olimpica in vista di Milano Cortina 2026:
Equità è essere scelte, non essere famose
Portare la torcia significa riconoscere che i valori olimpici abitano la vita di tutti i giorni, delle persone comuni, donne e uomini di ogni età e provenienza, non solo le eccellenze dello sport
I simboli danno forza e aiutano a condividere, la fiamma è la forza del passaggio perché viene passata, accolta e restituita
Nessun cammino è solo, proprio come la fiamma che attraversa paesi, città, luoghi e comunità.
Giornalista e scrittrice, formatrice sul tema della comunicazione.
Ha scritto “Equilibriste” (AltreVoci), un libro che affronta con ironia il tema dell’equilibrio tra vita personale e professionale. E’ autrice di due romanzi gialli Alzati e corri, direttora (Mondadori) e Il silenzio dell’erba (Kobo Originals), tiene corsi di comunicazione e svolge ricerche sul tema donne e lavoro. Ha ideato e dirige i percorsi “Equilibri al centro” per crescere e migliorarsi tra vita e lavoro. Collabora con riviste e tv.
Il suo motto è #conleparole







