San Valentino nell'editoriale di Simona Cardinaletti

Amore e violenza, che confusione: San Valentino fa riflettere

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Simona Cardinaletti
Simona Cardinaletti

di Simona Cardinaletti*

Come tutti gli anni, secondo fonti storiche a partire dal 496 d.C, arriva San Valentino: la festa degli innamorati e saremo inondati da cuori rossi, rose rosse e da qualche parte ho visto anche le panchine dell’amore: rosse.

Strana somiglianza con i simboli rossi (panchine, scarpe, ecc.) che ricordano le donne uccise per mano di un uomo che diceva di amarle.

Molto meno strana se riflettiamo su come amore e violenza spesso si confondono.

Amore e violenza, due realtà inconciliabili

Ma che cosa crea una somiglianza tra due realtà apparentemente inconciliabili?

Innanzitutto il linguaggio, molto spesso si descrive la violenza con le parole dell’amore. Si è violenti per gelosia, per il dolore dell’abbandono, perché si ama troppo

E non sono solo chiacchere del popolo o dei media, ma le ritroviamo anche nelle sentenze ed i tempi recenti.

L’amore vede un primo periodo di attenzione reciproca, uno è il centro del mondo dell’altra e viceversa, anche nella violenza la vittima è al centro dell’attenzione di chi agisce violenza, ma non per la gioia di godere della presenza dell’altra (come nelle relazioni sane) ma per controllarla.

Il controllo cardine delle relazioni

D’altra parte il controllo del comportamento delle donne ha costituito per secoli il cardine su cui hanno appoggiato le relazioni tra uomo e donna. Se qualcuno pensa che tutto questo appartenga ad un passato lontano, vorrei ricordare che il potere dell’uomo su figlie/i e moglie nel ruolo di capofamiglia, è stato riconosciuto per legge fino al 1975, anno di approvazione del Nuovo Diritto di Famiglia.

Prendersi cura della famiglia per amore

Sempre per amore le donne sono state incoraggiate nei secoli, ad essere accoglienti, pazienti, sacrificali, non solo nei confronti dei figli/e, ma anche dell’adulto al loro fianco. Hanno il compito di prendersi cura della famiglia, sacrificando lo spazio personale e favore dello spazio degli altri membri.

Le donne vittime di violenza, nei loro racconti al momento della richiesta di aiuto, fanno spesso riferimento al loro fallimento di non avere una famiglia felice, il permanere nella violenza è il risultato della loro resistenza per tenere insieme la famiglia a dispetto di tutta la sofferenza vissuta.

Sacrificare il lavoro e l’autonomia economica

Il compito della cura della famiglia ha anche una ricaduta importante sull’accesso al mondo del lavoro, spingendo le donne a “scegliere” lavori meno retribuiti ma che consentono la conciliazione con la cura della famiglia. Spesso poi alla nascita del primo figlio si ricorre al part time o addirittura alle dimissioni.

Il tutto giustificato dalla “natura“ della donna che per amore “sceglie” di sacrificarsi.

Se qualcuno pensa che oggi in Italia questo non esista più, vorrei ricordare che secondo l’ultimo rapporto del Word Economic Forum 2025, sul gap tra i generi a livello mondiale, l’Italia si colloca al 117° posto su 148 paesi, per la partecipazione economica ed il divario retribuivo.

La mancanza di autonomia economica è uno dei fattori che ostacola la scelta delle donne vittime di violenza a lasciare il partner violento e a volte è anche la motivazione per tornare indietro, non è per amore che le donne restano nella violenza, ma per necessità.

Meccanismi perpetui di violenza

La confusione tra l’amore e la violenza è uno degli aspetti che perpetua i meccanismi della violenza.

Auguro a tutte e tutti che la festa di San Valentino diventi un momento di riflessione sull’amore, che è rispetto, reciprocità e condivisione. Esattamente il contrario della violenza.


*Simona Cardinaletti,  psicologa psicoterapeuta, coordinatrice e responsabile della casa rifugio Zefiro fino al 2024. Autrice del libro “Il sesso debole”


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