Atieh Mazi

Proteste in Iran, Atieh Mazi: «Più uniti che mai per un futuro libero, dignitoso e giusto»

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Fiumi di persone che protestano in strada contro il governo degli ayatollah ma anche migliaia di giovani donne e uomini uccisi. Sono queste le immagini dall’Iran che, in questi giorni, sono riuscite ad aggirare il blocco della connessione internet e a testimoniare cosa sta accadendo nel Paese.

Atieh Mazi, una storia di emancipazione

«Questa non è una rivoluzione di un solo giorno». È il commento di Atieh Mazi, capitana della squadra di calcio femminile iraniana di Torino. Atieh Mazi è arrivata in Italia nel 2019 per studiare al Politecnico di Torino. Amava il calcio sin da bambina e ha scoperto l’esistenza di una squadra di calcio iraniana proprio a Torino.

Per lei che ha sempre vissuto il calcio come una forma di autodeterminazione, praticare calcio in Italia, correre senza velo e sentire i capelli sulla schiena, è stato assaporare la vera libertà. Oggi è anche la capitana della squadra, è sposata ed ha una figlia.

Una unione senza precedenti

Come ha sempre fatto in questi anni, sta seguendo con attenzione quanto sta accadendo in Iran: «Da anni scendiamo in strada a mani nude per protestare – spiega – e da anni le nostre voci vengono soffocate con le armi. Giovani disarmati vengono affrontati con una violenza brutale, ma il desiderio di libertà non è mai stato spento.

Questa volta, però, la situazione è diversa. Oggi assistiamo a un’unione senza precedenti del popolo iraniano, al di là di ogni credo politico, ideologico o religioso. Un’unità che si è rafforzata anche grazie al ruolo e al sostegno dell’opposizione, in particolare di Reza Pahlavi, che ha contribuito a dare una direzione più chiara, un obiettivo comune e una voce più forte a questa lotta.

Oggi siamo più consapevoli, più determinati e più uniti che mai. Con fermezza e coraggio, il popolo iraniano si oppone a questo regime occupante, non solo per resistere, ma per reclamare il diritto a un futuro libero, dignitoso e giusto».

In questa situazione, per diversi giorni, Mazi ha anche perso i contatti con la famiglia: «Ieri, dopo diversi giorni di totale blackout di Internet, la mia famiglia è finalmente riuscita a contattarmi. Mi hanno detto chiaramente che ciò che sta accadendo ora è una guerra, qualcosa di completamente diverso dalle proteste del passato. Le persone sono pronte a stare di fronte alle armi pur di riprendersi i propri diritti».

Un futuro democratico per l’Iran

Il presidente degli Usa Donald Trump ha annunciato un prossimo intervento in aiuto al popolo che protesta. «Molti dei miei amici non iraniani – spiega Atieh Mazi – si chiedono perché chiediamo aiuto agli Stati Uniti per sostenere il popolo iraniano. Se si studia la storia dell’Iran, si capisce chiaramente che i veri nemici dell’Iran e degli iraniani sono stati l’ideologia islamista e la Russia, non l’America. Proprio oggi, infatti, sono la Russia e alcuni alleati a tendere la mano a questo regime che consideriamo occupante, contribuendo alla repressione e al massacro del popolo iraniano.

Noi lottiamo per la rinascita dell’Iran: vogliamo liberare il Paese da questa ideologia islamica imposta e, con il sostegno di Reza Pahlavi, arrivare a elezioni libere e trasparenti. Sarà allora che il popolo iraniano, unito, deciderà democraticamente il proprio futuro».

Atieh Mazi non risparmia critiche alla Sinistra europea: «Non si può essere difensori dei diritti umani e applicarli in modo selettivo. Ogni settimana assistiamo a grandi manifestazioni in sostegno di Gaza, ma di fronte ai crimini del regime della Repubblica Islamica e al massacro del popolo iraniano, troppo spesso cala il silenzio. I diritti umani non hanno colore politico né ideologico».

Alessandra Campedelli, un gesto di solidarietà

Restando in ambito sportivo, Alessandra Campedelli, allenatrice di pallavolo ed ex tecnica della nazionale di volley iraniana, si è unita simbolicamente alle proteste in Iran bruciando una immagine di Ruhollah Komehini.

Alessandra Campedelli
Alessandra Campedelli

Campedelli aveva vissuto in Iran dal 2 gennaio 2022 al 10 febbraio 2023 per poi decidere di chiudere quella esperienza. Laddove l’allenatrice credeva nello sport come strumento di emancipazione, il governo invece lo utilizzava come strumento politico.

Campedelli ha anche vissuto in prima persona il rafforzamento del controllo da parte delle autorità dopo le proteste di massa scaturite in seguito alla morte di Mahsa Amini, la ragazza curdo-iraniana arrestata dalla polizia morale per non aver indossato correttamente il velo, e poi morta in detenzione nel settembre del 2022.

A dicembre aveva visto nella maratona che le donne iraniane avevano corso senza velo a Kish un nuovo respiro di speranza per l’Iran. Oggi, con una foto torna a dare il suo contributo alla lotta del popolo iraniano per la libertà.

Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.

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