Alessandra Campedelli, dai campi di volley allena la parità di genere
Lo sport, la pallavolo in particolare, può diventare uno strumento di empowerment femminile. Lo ha dimostrato Alessandra Campedelli, insegnante ed allenatrice di volley, con le sue esperienze in realtà molto lontane da quella che possiamo definire la sua zona confort.
In Italia le donne allenatrici ma anche le atlete sono relegate a un livello inferiore rispetto agli uomini con un evidente gender gap, basti pensare che nel volley femminile di A1 e A2, c’è un’unica seconda allenatrice, gli altri sono tutti uomini.
Campedelli, dopo diverse esperienze di alto livello e dopo aver allenato, con ottimi risultati, la Nazionale Italiana Sorde, ha accettato la sfida di andare in Iran e Pakistan, dove ha allenato le rispettive Nazionali.
“Io posso”, la forza di avere una scelta
Ha raccontato le sue esperienze in culture tanto diverse e complesse nel libro “Io posso” in cui ripercorre con grande concretezza, attraverso i fatti e con uno stile asciutto e realistico, cosa ha dovuto affrontare e come lo ha fatto. Un libro in cui emerge quanto conta avere la possibilità di scegliere. È lì la differenza tra potere e non potere.
Della sua esperienza ha parlato nel fine settimana a Macerata, durante il festival Overtime di cui è stata una delle protagoniste.

Lezioni di vita dai campi
Tra i momenti più toccanti raccontati dall’allenatrice, il confronto con Rabia, atleta pakistana, che si allenava indossando maschera e hijab: «L’ho presa da parte – racconta Campedelli – e le ho chiesto almeno di toglierla ogni tanto per riprendere fiato, anziché doversi allontanare. Lei mi ha risposto che lo aveva promesso ai suoi familiari. Ho insistito, dicendole che in palestra c’eravamo solo noi e che non l’avrebbe vista nessuno.
Lei mi ha dato una grande lezione di vita dicendomi “Coach, io l’ho promesso”. se non avesse rispettato quella promessa e se fosse tornata a casa avrebbe dovuto sposarsi. Così anche se non era tra le atlete migliori, ho deciso comunque di convocarla. La mia è stata una scelta etica, ho voluto salvarne almeno una».
Tra mille difficoltà, dagli allenamenti durante il Ramadan alla scarsità di cibo e acqua in Pakistan, Campedelli si è anche trovata in Iran durante le proteste per la morte di Mahsa Amini di cui, nel libro, ricorda momenti di grande pathos emotivo.
Insieme alla Empower Sports Academy, sta cercando di far crescere il volley in questi Paesi, lavorando soprattutto sulle nuove generazioni e continua a credere nello sport come strumento di emancipazione femminile e di sviluppo sociale.

Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.







