Dea e Mirna Mastronardi
Dea e Mirna Mastronardi

Un anno senza Dea, Mirna Mastronardi: «I suoi sogni rubati forse da un algoritmo»

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E’ passato un anno da quando Dea non c’è più. Sono 365 giorni che possono sembrare una infinità. Mirna Mastronardi, la mamma della quindicenne di Pisticci, in provincia di Matera che si è tolta la vita in quel terribile 4 ottobre ha deciso di non sprecarne neanche uno di quei giorni e di dedicarli tutti ai giovani come sua figlia.

Il 4 ottobre

Partiamo da quel 4 ottobre: «Quel giorno – racconta Mastronardi – ho varcato la porta di casa e ho trovato il mio mondo andato in frantumi. Se sei una madre e una donna che, come me, ha messo al centro questa figlia, non ha avuto un compagno né altri figli per dedicarsi a lei.

Ho varcato l’uscio e non ho trovato lei che era il cuore pulsante. La prima cosa che ho provato è stata la voglia di tuffarmi in quel baratro e di non sentire più quel dolore sordo che ti picchia.

Poi però ci sono persone che ti guardano negli occhi, mio padre e mia madre che hanno trovato Dea, le sue amiche, i nostri familiari. Se fossi crollata io, sarebbero crollati tutti. Non potevo permetterlo».

Mirna Matronardi e Dea
Mirna Mastronardi e Dea

La ricerca di una motivazione

Per Mirna Mastronardi, si bloccano le lacrime, si spegne la luce. «Ho provato a trovare una motivazione nella sua lettera e non c’era. Nella mia ricerca è stata d’aiuto una puntata del programma “Presa diretta” che si chiama “Scatola nera” su come i social modificano il cervello umano.

La puntata raccontava la storia di Molly, una ragazza britannica, che si era tolta la vita inspiegabilmente, proprio come mia figlia Dea.

Proprio come lei il pomeriggio prima aveva fatto i compiti e li aveva caricati per farli trovare ai proff. A me sembrava spensierata, non dava segnali di disagio.
In Inghilterra sono riusciti a dimostrare come i contenuti visionati sui social di Molly avessero influito sulla sua decisione di togliersi la vita.

Io ho pensato alle somiglianze con Dea, ho pensato al suo stare in altalena con le cuffie, a quel telefono che si portava ovunque, in bagno, a letto.

Le immagini che avevano visto Molly erano le stesse che disegnava Dea e aveva visto da quache parte».

A quel punto la “mamma di Dea“, così si definisce, si è trovata a un bivio: «Potevo lasciarmi andare nel dolore o portare in alto il nome di Dea e i suoi 15 anni di vita cercandola negli occhi dei ragazzi e delle ragazze che sono un po’ Dea e che magari pensano le stesse cose e hanno lo stesso disagio silente che aveva lei, che può spezzare altre vite e altre famiglie. Dovevo fare per altri quello che Dea non mi ha permesso di fare per lei».

Mirna Mastronardi ad Asculum Festival con la giornalista Sara Pagnanelli
Mirna Mastronardi ad Asculum Festival con la giornalista Sara Pagnanelli

Nasce “Dea per sempre”

Ė nata così, quasi di getto, l’associazione Dea per sempre: «Dovevo farlo subito – spiega Mastronardi – se no non ci sarei più riuscita. L’ho fondata con le mie sorelle ma anche con le amiche di Dea e le loro famiglie. Il mio obiettivo è parlare ai ragazzi, portare la testimonianza di Dea e ascoltarli».

Ma come fare ad ascoltare ragazzi e ragazze che non vogliono parlare? «Abbiamo pensato ad un concorso per le scuole superiori. Si chiama Cara Dea. Gli studenti hanno risposto, hanno scritto e si sono raccontati e abbiamo scoperto un mondo fatto di social che le ragazze soprattutto percepiscono come una gabbia da cui non si può uscire.

“Una gabbia che ti risucchia in un pozzo”, come ha scritto una delle ragazze che hanno vinto il concorso. Tramite la scrittura hanno dato fondo al malessere che si portano dentro».

Dopo la premiazione, il giorno del 16mo compleanno di Dea, Mirna Mastronardi si è messa in cammino nelle scuole.
«Ho imparato a non smettere di parlare nonostante le lacrime. Sono entrata nelle scuole, raccontando Dea, la bellezza, il dolore e ciò a cui aveva rinunciato. Probabilmente per un algoritmo che ha rubato i suoi sogni e a cui non importa dei ragazzi, specula sulle loro fragilità, sono sempre più più ricchi di immagini che li fanno sentire invisibili e sbagliati in un mondo virtuale che diventa reale.


Quando i ragazzi si alzano e mi sussurrano il loro dolore all’orecchio dove solo io, mamma di Dea, posso ascoltarli e lì capisco, so che sto facendo la strada giusta. Io non ho più uno scopo nella vita, non ho più la bellezza di mia figlia e quel sorriso. Io Io non sono più Mirna ma sono madre di Dea».

Il disagio economico


L’associazione Dea per gli altri, che è stata presentata da Mirna Mastronardi anche nelle scorse settimane ad Asculum Festival, si occupa anche di sostenere ragazzi e ragazze che abbiano disagi di tipo economico. «A Dea non è mai mancato nulla, scarpe, gite concerti e anche l’Ipad da 600 euro che la scuola ci ha chiesto di acquistare. Nonostante questo ha avvertito la mia preoccupazione di mamma single e mi chiedeva “noi siamo povere?”.


Per questo con le donazioni raccolte, l’associazione si prende anche carico di questi problemi: «Se una famiglia non può permettersi una gita non è colpa della famiglia, chiedere aiuto non è chiedere l’elemosina ma chiedere il riconoscimento di un diritto e un dovere, quello all’istruzione. Se non si ricevono risposte dal dirigente e dal sindaco vado io a bussare con loro o all’occorrenza l’associazione si sostituisce alle istituzioni

Vado nelle scuole a tendere loro la mano, a dire che ogni problema è risolvibile e che, se hanno paura di essere giudicati, possono chiamare me. Mi arrivano mail e messaggi, questo mi conforta. Quando esco dalle scuole mi sento vuotata di energie ma con il cuore pieno».

Mirna Mastronardi con la presidente Giorgia Meloni
Mirna Mastronardi con la presidente Giorgia Meloni

La lettera alla presidente Meloni

Mirna Mastronardi ha manifestato il suo dolore anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni con una lettera: «Lei ha accolto il mio urlo di dolore. Mi ha invitato a Palazzo Chigi e così ha sdoganato il suicidio. Dopo mesi che era mancata Dea mi sono trovata sulle prime pagine dei giornali.
Un genitore scrisse “non mi è chiaro cosa abbia questa signora da insegnare agli altri”. Io non ho nulla da insegnare, io non ho paura di nulla ormai, non ho paura di morire. Nello statuto dell’associazione ci rivolgiamo anche ai genitori ma a loro possiamo raccontare poco perché non siamo digitali, quel mondo non lo capiamo. Noi parliamo ai giovani che capiscono quella realtà.

La presidente Meloni ha messo in campo la volontà di organizzare un gruppo di studio che vada a fondo sui social e il digitale perché questo mondo non lo conosciamo. Questo gruppo deve arrivare a insegnare i social in modo consapevole ai più piccoli o a capire se ci sono connessioni con i casi di autolesionismo

Come adulti, dobbiamo lavorare con le istituzioni e far rete per una formazione consapevole degli strumenti digitali. All’improvviso, dopo il covid in cui tutto era permesso, ce li siamo ritrovati in un mondo diverso».

La cerimonia per Dea

Domani a Pisticci Dea sarà ricordata con una cerimonia: «Non sarà la dolorosa commemorazione dell’atto finale di Dea ma un inno alla vita. Pregheremo per i ragazzi e le ragazze che si sentono fragili. Perché abbiano la forza di alzare la testa dal cellulare e scoprano quanto sono belli e unici».

Giornalista professionista, cofondatrice di Cronache Maceratesi. Per quattro anni è stata vice presidente dell'Ordine dei giornalisti delle Marche, di cui è attualmente consigliera. E’ docente di corsi su giornalismo ed educazione digitale. Cura il progetto Cronache Junior che propone informazione per ragazzi e ragazze. Da anni privilegia le storie di donne e le valorizza nelle sue interviste. Si occupa di linguaggio inclusivo.

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