La violenza oltre il genere
La locandina del convegno di Senigallia

“La violenza oltre il genere”: il discusso convegno di Senigallia

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Il 19 novembre è la Giornata internazionale dell’uomo. In Italia si festeggia dal 2013 anche se non è riconosciuta dall’Onu ed è portata avanti da una minoranza di associazioni ed enti.
Gli obiettivi? Secondo gli “organizzatori” promuovere modelli maschili positivi, ricordare il contributo positivo dato dalla componente maschile alla società, alla comunità, alla famiglia, al matrimonio, all’infanzia e all’ambiente, promuovere per l’uomo diritti riproduttivi, migliorare la salute e il benessere degli uomini e evidenziare l’esistenza di discriminazioni nei confronti degli uomini e così via. Oltre a promuovere la parità di genere e qui è facile immaginare quale sia il genere discriminato.

Ebbene, nelle Marche c’è una associazione particolarmente attiva e da anni in questo campo. Si tratta della Aprosir (Associazione promozione sviluppo individuale e relazionale) di San Benedetto del Tronto, guidata da Antonella Baiocchi, ex assessora alle Pari Opportunità del Comune di San Benedetto, psicoterapeuta, specializzata in Criminologia.
L’associazione gestisce il “Centro anti-violenza oltre il genere”, che accoglie uomini e persone Lgbt+ e uno spazio rieducativo per donne maltrattanti.

Quello che più colpisce degli incontri e convegni promossi dall’associazione, è il tentativo di rovesciamento della realtà e dei dati ufficiali. In particolare, secondo gli attivisti di Aprosir, ci sarebbe un fenomeno rilevante di uomini maltrattati da madri, mogli e compagne che non emerge, rimane sotto traccia.

Il motto di Aprosir è “Violenza oltre il genere: tutela inclusiva per tutte le vittime sia donne che uomini”: una dichiarazione di intenti che tenta di vestire di nobiltà un approccio inaccettabile per chi conosce la realtà di innumerevoli donne maltrattate da ogni punto di vista o semplicemente di discriminazioni verso il genere femminile in tanti ambiti.

«La violenza di genere non ha genere e può essere inserita nel più ampio e generico contesto della violenza». È questa la visione che propone l’associazione che propone, con il coinvolgimento e la collaborazione del Comune di Senigallia, l’ evento “La violenza oltre il genere: la discriminazione verso le donne non si combatte discriminando gli uomini” che si terrà, guarda caso, proprio il 19 novembre, quella che è riconosciuta come Giornata dell’Uomo.

È organizzato dalla psicoterapeuta Antonella Baiocco ed è stato inserito dell’assessora alle Pari Opportunità, Cinzia Petetta nel programma delle iniziative per il 25 novembre (Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne).

L’evento è stato percepito da numerose realtà politiche e associative come un modo di “annacquare” o “ridurre” il tema della violenza contro le donne, integrandolo con la questione della violenza «di genere» in senso esteso. Ne è nato un dibattito tra i sostenitori della linea «la violenza non ha genere» e chi ritiene che chiamare le cose col proprio nome, cioè «violenza contro le donne», sia un passaggio essenziale per riconoscere la disparità strutturale fra uomini e donne nella società.

violenza, Cinzia Petetta
L’assessora Cinzia Petetta

L’assessora Petetta tra provocazioni politiche e impegno

«Anzitutto io non ho mai parlato di festa dell’uomo – precisa subito l’assessora Petetta – e non compare oggi neanche la dicitura Giornata Internazionale dell’Uomo».

L’assessora aveva annunciato la Festa dell’Uomo questa estate durante un Consiglio comunale ma oggi sottolinea: «È stato il frutto di una provocazione che mi fu lanciata dalla consigliera Chantal Bomprezzi (segretaria regionale del Pd che in questo momento non naviga in buone acque politiche ndr) nella quale, ammetto, non sarei dovuta cadere. In quella sede annunciai un evento dedicato all’uomo per il 19 novembre, evento che nel contenuto rivendico tuttora ma che, con il senno del poi, avrei potuto fare in un altro momento dell’anno, avendo probabilmente anche più consenso. Lo ribadisco sono caduta nella provocazione della consigliera Bomprezzi ma mi sono sentita davvero offesa dalle sue parole».

L’assessora Petetta tiene comunque a ricordare l’impegno del Comune sul tema del supporto alle donne con lo Sportello Donna aperto nel 2022, un servizio di consulenza psicologica gratuita offerto a chi ne avesse bisogno.

violenza, Antonella Baiocchi
Antonella Baiocchi, psicoterapeuta ed ex assessora di San Benedetto

La violenza come fenomeno bidirezionale: le teorie di Antonella Baiocchi


Da parte sua, Antonella Baiocchi, porta avanti la sua teoria di violenza come fenomeno bidirezionale e ha inviato a Donnemente un “paper” in cui spiega il suo approccio al problema. Ne riportiamo alcuni stralci.
«Sto cercando da tempo di far comprendere che l’attuale cultura della violenza è contaminata da gravi “falle ideologiche” che indeboliscono i nobili obiettivi di comprensione, prevenzione e fronteggiamento che tutti noi ci prefiggiamo.
Una grave falla dell’attuale cultura della violenza, riguarda il binomio “donna vittima – uomo carnefice”.
Mi riferisco al fatto che l’opinione pubblica, istituzionale e mediatica tende a ritenere la violenza e la prevaricazione aspetti insiti nell’uomo; l’amore, l’umiltà e il rispetto aspetti insiti nella donna.
Pochi sono consapevoli che queste sono credenze tossiche che non si basano su alcuna evidenza scientifica».

Ampliare il problema a tutti i generi, sarebbe secondo Baiocchi la soluzione:
«Osservando il problema dalla prospettiva che propongo, è chiaro che chiunque può diventare vittima di uomini e donne “analfabeti psicologici” in posizione di potere che si credono possessori di verità assoluta. Solo riconoscendo la violenza come fenomeno bidirezionale e fondato sul rapporto potere/vulnerabilità, possiamo costruire politiche efficaci, proteggere davvero tutte le vittime (affinché non ci siano più vittime di serie A e vittime di serie B), sanzionare tutti gli autori e, soprattutto, avviare.
È tempo di una prospettiva inclusiva, scientifica e non ideologica, capace di riportare al centro la persona, la psiche e una riconciliazione autentica tra uomini e donne».

Violenza di genere: i dati italiani


Cosa dicono le statistiche? Per avere una visione d’insieme, richiamiamo alcuni dati italiani recenti.
• Secondo l’Istat, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della vita almeno una forma di violenza fisica o sessuale.
• Sempre Istat: nel primo trimestre del 2025, del numero di chiamate al numero 1522 (servizio pubblico di assistenza antiviolenza) il 68,7% delle vittime dichiara che la violenza si consumava in casa; il 49,7% indicava il partner attuale come autore, il 21,6% l’ex partner.
• Ancora: sempre nel primo trimestre 2025, il 75% circa delle vittime che si sono rivolte al 1522 non ha denunciato la violenza.
• Un altro dato: nel 2023 le donne accolte nei Centri antiviolenza della rete hanno una prevalenza di forme di violenza psicologica (oltre 80%) e fisica (oltre 56%) secondo il report di D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza.
Questi dati confermano diverse cose che vanno sottolineate: cioè che la modalità prevalente è che la violenza avvenga in ambito relazionale (partner o ex partner), non “random” da parte di sconosciuti. Le vittime sono donne e il contesto è quello della casa/famiglia, non solo della “strada”. La mancata denuncia resta un’enorme barriera. Infine, le forme di violenza non sono solo fisiche: sono psicologiche, economiche, sessuali.


“La violenza ha un genere”: il comunicato del Cif di Senigallia

Il dibattito sul convegno si è acceso assumendo toni politici che non si adattano assolutamente al problema della violenza di genere. Tutto questo accade, mentre finalmente è stato approvato l’emendamento su stupro e consenso, un passaggio storico che mostra come la politica non può e non deve dividersi su questi temi.

A sottolineare che non stiamo parlando di una questione politica è il Cif di Senigallia.
«La violenza di genere è ‘speciale’ perché è manifestazione estrema della cultura discriminatoria che la crea, la nutre, la reitera in tante forme ed espressioni. Ribadire e approfondire questo assunto non è secondario e tacciare di partigianeria chi dice questo significa essere corresponsabili, ognuno per le sue competenze, ruoli e responsabilità, della persistenza di quel terreno, tutt’altro che bonificato, sul quale questa tipologia di fenomeno si innesta.

Siamo nel Paese in cui anche questa verità scientifica – sì, perché gli studiosi del diritto studiano da tempo tutto ciò e la sentenza del caso Turetta ne è conferma – viene strattonata per rendere anche questo tema oggetto di scontro politico. Proporre un approccio alla violenza sulle donne con i colori della ‘sinistra’ o della ‘destra’ è miope, oltre che pericoloso, così come non evidenziarne le peculiarità. Un dibattito semplificato, non approfondito è dannoso per tutti e tutte. Con l’aggravante di non custodire pienamente la memoria di quante, proprio in nome di questo veleno sociale, non hanno più nemmeno il diritto di vedere la propria sofferenza, se non la propria morte, almeno come occasione per fare passi avanti e alleanze positive».

Scrittrice, blogger digital strategist. Laureata in Scienze della Comunicazione, è fondatrice del blog “C'era una mamma”, dove racconta con ironia e autenticità il mondo della maternità e della crescita personale. Autrice di libri come “C’era una mamma – Una vita quasi da favola” e “La mia amica Guty” (favola ecologica per bambini) e formatrice, ha ideato progetti educativi su cittadinanza digitale e lotta al bullismo e parità di genere. Oltre alla scrittura, è un’attivista che ricopre il ruolo di presidente di CNA Impresa Donna Marche e Macerata, impegnata nella promozione dell’imprenditoria femminile e nell’empowerment delle donne italiane.

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