Meryl Streep e Anne Hathaway ne "Il Diavolo veste Prada"
Meryl Streep e Anne Hathaway ne "Il Diavolo veste Prada"

Quanto pesano le scelte: “Il Diavolo veste Prada” docet

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Vi è capitato di soffermarvi a pensare a quante scelte facciamo nell’arco di una giornata? E quando invece dobbiamo armarci di un certo coraggio e fare scelte che ci tengono in subbuglio anche giorno e notte? Avete presenti quei momenti in cui è chiarissimo che scegliere o non farlo fa davvero una differenza enorme?

Dalla mattina alla sera, a casa come al lavoro, quante volte: vado o non vado, pago o non pago, chiamo o non chiamo, cambio lavoro o no, faccio un figlio o no, spesa al supermercato o acquisti nei negozi specializzati, shopping online o compere nelle botteghe di quartiere, ritorno in palestra o no, mi separo o riproviamo, mi sposo o no, e via così. L’elenco è praticamente infinito e riguarda tutti.


Proprio mentre l’anno nuovo sta cominciando, sottopongo un’alternativa all’elenco dei buoni propositi (che pure, se ne abbiamo, male non fanno). Per cosa? Per prenderci uno spazio tutto nostro che poi è uno strumento che a che fare con le decisioni da prendere. Fisicamente prende poco spazio, ma in testa e nel cuore ha dimensioni importanti.

Facciamo un salto al cinema e scopriamo che le storie dei film ci servono anche a ricordare l’importanza di scegliere, il valore e il peso di una scelta.
Sarà nelle sale la prossima primavera uno dei film più attesi del 2026, il “due” de Il Diavolo veste Prada, seguito del film iconico di vent’anni fa. Nei giorni scorsi è uscito il primo trailer che immediatamente ha dato una scossa al web e ai social: il passaggio con Meryl Streep e Anne Hathaway, una a fianco all’altra nell’ascensore, riaccende l’attenzione non solo su Miranda e Andy, le protagoniste della storia, ma su ciò che il primo film ha rappresentato: una riflessione potente sul peso delle decisioni.

Perché le nostre vite non sono fatte solo di talenti, occasioni o coincidenze, ma di scelte che – una dopo l’altra – deviano il percorso, ridefiniscono chi siamo, trasformano il nostro lavoro, le relazioni, l’idea stessa di successo. Scelte che a volte sono rumorose, visibili e perfino apprezzate; altre silenziose, intime e spesso incomprese. Eppure sono proprio queste a cambiare radicalmente la traiettoria di una vita.

Andy sceglie di non diventare la versione di sé che il ruolo le stava chiedendo di interpretare. Decide di non sacrificare tutto in nome di un’idea di carriera che non le somiglia più.

Ripartire oggi da quel finale, mentre aspettiamo il nuovo capitolo, significa interrogarsi su quanto siamo disposte a scegliere davvero. Non il successo in astratto, non il consenso, non l’aspettativa altrui. Ma ciò che orienta le nostre giornate, il nostro tempo, le nostre energie. Perché alla fine, più dei risultati, sono le scelte a raccontare chi siamo diventate.

Scegliere se stessi. Non si può nemmeno annoverare tra i buoni propositi per il nuovo anno, tanto è forte come missione. Eppure è una delle poche cose che contano e a cui dovremmo porre attenzione ogni giorno, perfino ogni ora. La scelta è uno strumento irrinunciabile.

Sempre dal cinema arriva uno spunto di riflessione sulla questione che scegliere non è una possibilità e figuriamoci se può essere un vezzo. Prendere una decisione piuttosto che un’altra cambia totalmente le nostra strada, tutti i giorni.

Preferiamo lasciarci andare al caso e con la borsa piena di fatalismo andare incontro al destino o procediamo passo dopo passo per diventare ogni giorno qualcosa che vogliamo?

Il protagonista di No other Choice
Man-su è il protagonista di “No other choice“

Restiamo al cinema. E’ appena uscito nelle sale “No other choice”, il film del coreano Park Chan-wook, pellicola già candidata all’Oscar e ad altri premi internazionali. La scelta è il macro tema che guida la storia. Man-su è un uomo ordinario come ce ne sono milioni, un tizio attaccato alla famiglia, dedito al lavoro, affezionato alla sua casa eppure un evento fuori dall’ordinario mette sotto un faro le decisioni che prenderà di lì in poi. La trama del film, grande atteso di questo inizio d’anno, si dipana intorno alle conseguenze che ogni decisione del protagonista produce, a tutto ciò che succederà via via dopo ogni suo “sì” o ogni suo “no”.
Anche “No other choice” ci ricorda che ogni scelta apre una strada e ne chiude altre.

Secondo il mood di Donnemente, equità in pratica, qualche pillola di concretezza da trattenere dalle storie del cinema.

Scegliere non è rinunciare, è posizionarsi. Andy non sceglie di fare un po’ meno ma sceglie altro, decide chi vuole essere prima di decidere cosa fare.

Scegliere se stessi è un atto di lucidità. Ripartiamo dalla necessità di fare scelte pensate, precise, intenzionali. Non tra lavoro o vita privata, ma per una vita in cui proviamo a farci stare tutto ciò che per noi conta davvero.

Quando sembra non esserci alternativa, la scelta conta ancora di più.
“No Other Choice” ci ricorda che anche nelle situazioni più scomode – economiche, professionali o di relazione – esiste sempre una responsabilità individuale. Non tutte le scelte sono libere, ma tutte hanno conseguenze. Ignorarle non le annulla.

L’equilibrio non è automatico ma è una decisione quotidiana.
L’equilibrio tra lavoro, vita, ambizione e affetti non è un risultato finale, ma una pratica continua. Si costruisce scegliendo ogni giorno dove mettere tempo, energia e attenzione.

Giornalista e scrittrice, formatrice sul tema della comunicazione.
Ha scritto “Equilibriste” (AltreVoci), un libro che affronta con ironia il tema dell’equilibrio tra vita personale e professionale. E’ autrice di due romanzi gialli Alzati e corri, direttora (Mondadori) e Il silenzio dell’erba (Kobo Originals), tiene corsi di comunicazione e svolge ricerche sul tema donne e lavoro. Ha ideato e dirige i percorsi “Equilibri al centro” per crescere e migliorarsi tra vita e lavoro. Collabora con riviste e tv.
Il suo motto è #conleparole

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