Una stanza tutta per sé “Vilma legge sul sofà” (1912) Tavik František Šimon
“Vilma legge sul sofà” (1912) Tavik František Šimon

Una stanza tutta per sé e cinquecento sterline l’anno

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Una stanza tutta per Sé, Miria Ricci e Barbara Malaisi
Miria Ricci e Barbara Malaisi

di Barbara Malaisi e Miria Ricci

Nell’ormai lontano 1928, Virginia Woolf scrive il celeberrimo “Una stanza tutta per sé”, rivendicando la necessità, per una donna che voglia scrivere, di uno spazio intimo e riservato in cui esercitare la propria creatività. La sua riflessione, tuttavia, non si limita a questo.

Aggiunge anche che si deve avere a disposizione del denaro, sufficiente a garantire autonomia e libertà creativa, ciò che si traduce, in ultima analisi, nella libertà di poter esprimere sé stesse e di coltivare i propri talenti. Di sviluppare pienamente la persona che siamo, diremmo noi oggi, citando l’articolo 3 della Costituzione.

Il tema dell’autonomia economica delle donne appare cruciale. Nella “piramide della violenza di genere” elaborata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, al cui vertice sta il femminicidio e alla cui base si trova l’utilizzo di un linguaggio discriminatorio e sessista, la violenza economica si colloca quasi in cima, appena sotto lo stupro e in compagnia della violenza psicologica, dello stealthing e della coercizione riproduttiva.

Sul piano normativo, il riconoscimento di questa subdola forma di violenza è relativamente recente, comparendo per la prima volta nella Convenzione di Istanbul del 2011, che all’art. 3, lett. b), ricomprende nell’espressione “violenza domestica” tutti gli atti di violenza di genere “che implicano o possono implicare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica”.

Tuttavia, anche in assenza di un esplicito richiamo positivo, tale tipologia di violenza non sarebbe certo meno reale o invalidante, né si potrebbe negare che essa trovi terreno fertile nella quotidiana svalutazione del ruolo sociale delle donne, le quali con grande fatica e a costo di dure battaglie culturali tentano di riappropriarsi di una dignità continuamente lesa.

Sul piano pratico, le competenze finanziarie sembrano appannaggio più del genere maschile che del genere femminile. Molte donne lasciano che siano i partner a occuparsi degli aspetti finanziari della coppia e della famiglia; spesso non hanno un conto corrente a loro intestato, oppure è cointestato con il compagno o coniuge, pur avendo loro stesse un’occupazione retribuita.

Una stanza tutta per sé, Virginia Woolf
Virginia Woolf



Dunque, al fine di evitare che, quello che in prima battuta si presenta come uno sgravio di oneri, si trasformi in una sottile forma di abuso, è fondamentale che le donne siano in grado di gestire in maniera autonoma il proprio stipendio, le spese familiari, gli investimenti; che abbiano un fondo per le spese impreviste; che conoscano le differenze tra carta di debito, carta di credito, conto corrente, conto di deposito e conto titoli; che siano in grado di programmare un piano previdenziale e scegliere polizze assicurative adatte alle loro esigenze.

L’occasione per riflettere su tali temi si presenta proprio in questo periodo dell’anno, poiché nel mese di novembre si svolge il cosiddetto “Mese dell’Educazione Finanziaria”, il cui slogan è “Educazione finanziaria: oggi per il tuo domani”. Il progetto, giunto alla sua ottava edizione, è promosso e coordinato dal Comitato Educazione Finanziaria con numerose iniziative organizzate da associazioni, istituzioni, imprese, università, scuole, fondazioni, pubbliche amministrazioni, fondi pensione, associazioni di consumatori, casse previdenziali e imprese di assicurazione.

L’obiettivo consiste nel promuovere la conoscenza delle cittadine e dei cittadini in materia finanziaria, previdenziale e assicurativa per varie tipologie di destinatari e a diversi livelli di approfondimento: sono organizzati, ad esempio, eventi specifici per le donne e altri per le scuole, per sensibilizzare e informare bambine, bambini, ragazze e ragazzi sull’importanza del risparmio e della gestione del denaro.

L’Educazione finanziaria, inoltre, a partire dall’anno scolastico corrente è stata introdotta in modo obbligatorio nei programmi scolastici di ogni ordine e grado nell’ambito dell’Educazione civica dal disegno di legge Capitali del 2024, convertito nella legge 5 marzo 2024, n. 21, con lo scopo di rendere le ragazze e i ragazzi cittadini consapevoli, capaci di partecipare pienamente alla vita economica del Paese anche attraverso i principi legati al “diritto alla salute, al benessere della persona e all’educazione finanziaria, con particolare riguardo alla finanza personale, al risparmio e all’investimento“. 

È positivo che al giorno d’oggi ci siano molti più strumenti rispetto al passato per creare le competenze finanziarie per le donne, ma soprattutto che ci sia la consapevolezza che tale formazione è utile per tutta società nel suo complesso, al di là delle distinzioni di genere.
Creare le competenze finanziarie per le donne è possibile, quindi, ed è necessario che ciò sia fatto sin dalla più tenera età, perché una donna consapevole anche della gestione delle proprie “cinquecento sterline” è una donna che saprà meglio far valere i propri diritti fondamentali di persona.

*Barbara Malaisi e Miria Ricci, Dipartimento di Economia e DirittoUniversità degli Studi di Macerata

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