Donna che fuma una sigaretta

Tabagismo, in Italia fuma una donna su cinque

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In Italia il tabagismo continua a rappresentare un problema di salute pubblica rilevante anche per la popolazione femminile. Secondo i dati più recenti dell’Istituto Superiore di Sanità (Sorveglianza Passi), circa il 20% delle donne tra i 18 e i 69 anni fuma, una quota pari a una donna su cinque).

In termini assoluti si stima che oltre 5 milioni di donne in Italia fumino abitualmente. Il divario di genere, tuttavia, si è progressivamente ridotto rispetto al passato e in alcune fasce di età più giovani i livelli di consumo femminile risultano ormai vicini a quelli maschili.

Gli effetti sanitari di questa diffusione emergono oggi con maggiore chiarezza, tanto che il tumore del polmone è oggi una delle principali cause di morte oncologica tra le donne. La grande maggioranza dei casi è attribuibile direttamente al consumo di sigarette.


La prevenzione rimane quindi strettamente legata alla sospensione del consumo di tabacco. Smettere di fumare, infatti, riduce progressivamente il rischio di sviluppare la malattia.

Sigarette più care per spegnere il tabagismo? La proposta di legge che accende il dibattito sulla prevenzione

In Italia il fumo continua a rappresentare una delle principali sfide di sanità pubblica. Nonostante decenni di campagne di sensibilizzazione, il tabagismo resta diffuso: circa il 24% degli adulti fuma regolarmente e tra i più giovani l’abitudine non accenna a diminuire con la rapidità sperata. Un dato che continua a preoccupare medici e ricercatori, perché dietro ogni sigaretta non c’è solo una scelta individuale, ma un problema sanitario che coinvolge l’intera collettività.

Dati su fumatrici e fumatori della sorveglianza Passi
Dati su fumatrici e fumatori della sorveglianza Passi


È in questo contesto che l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), insieme a Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi, ha promosso una raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che mira ad aumentare il prezzo delle sigarette e di tutti i prodotti da fumo di 5 euro a confezione.

L’intervento non riguarderebbe soltanto le sigarette tradizionali, ma anche i dispositivi di nuova generazione, come sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato. Per portare la proposta all’attenzione del Parlamento saranno necessarie almeno 50mila firme sul sito del Ministero della Giustizia. L’obiettivo dichiarato è duplice: ridurre il numero dei fumatori e generare nuove risorse economiche da destinare al Servizio Sanitario Nazionale, attraverso una maggiore tassazione dei prodotti del tabacco.

Il peso del fumo sulla salute


Il tema non riguarda soltanto le scelte individuali, ma un impatto sanitario enorme. Il fumo di sigaretta è infatti riconosciuto come il principale fattore di rischio oncologico evitabile. Non è legato solo al tumore del polmone, ma anche a numerose altre neoplasie, tra cui quelle del cavo orale, del pancreas, dell’intestino e di diversi altri organi.

Secondo le stime riportate dagli oncologi, circa 100mila nuovi casi di tumore ogni anno in Italia sono attribuibili al tabacco. Numeri che spiegano perché la prevenzione primaria – cioè l’insieme delle strategie volte a ridurre l’insorgenza delle malattie prima ancora che si manifestino – sia oggi considerata una priorità. Valeria Pusceddu, presidente regionale di Aiom, Associazione Italiana di Oncologia Medica, sottolinea come intervenire sul consumo di tabacco significhi agire direttamente su uno dei fattori di rischio più rilevanti e modificabili per la salute pubblica.

La leva del prezzo come strumento di prevenzione

L’aumento del prezzo delle sigarette non è soltanto una misura fiscale. Nella prospettiva della sanità pubblica rappresenta uno degli strumenti più studiati e utilizzati per ridurre il consumo di tabacco.

Numerose ricerche internazionali hanno dimostrato che quando il costo dei prodotti da fumo cresce in modo significativo, il consumo tende a diminuire, soprattutto tra i giovani e tra i fumatori occasionali. Il motivo è semplice, la sensibilità al prezzo è più alta proprio nelle fasce di popolazione che si avvicinano al fumo o che non hanno ancora sviluppato una dipendenza consolidata.

In diversi Paesi europei, dove il prezzo di un pacchetto di sigarette è nettamente superiore a quello italiano, la prevalenza dei fumatori è progressivamente diminuita negli ultimi anni. L’Italia, al contrario, mantiene ancora costi relativamente più bassi rispetto alla media europea, e questo secondo molti esperti rappresenta un fattore che non aiuta a contrastare il tabagismo.

Il nodo dei prodotti “alternativi”

Un aspetto centrale della proposta riguarda l’inclusione dei prodotti di nuova generazione, come sigarette elettroniche e tabacco riscaldato. Negli ultimi anni questi dispositivi hanno conquistato una quota crescente di mercato, soprattutto tra i più giovani. Il messaggio della proposta di legge è chiaro: la dipendenza da nicotina non cambia natura a seconda del dispositivo utilizzato.

Dati su fumatrici e fumatori della sorveglianza Passi

Anche se il profilo di rischio può differire rispetto alla combustione tradizionale, nessun prodotto contenente nicotina può essere considerato neutro dal punto di vista della salute.
Intervenire su questi dispositivi significa quindi cercare di prevenire l’emergere di una nuova generazione di consumatori dipendenti dalla nicotina.

Le criticità della proposta

Come spesso accade quando si parla di tassazione e salute pubblica, il dibattito è complesso. Alcuni osservatori sollevano il timore che un aumento consistente del prezzo possa favorire il contrabbando o il mercato illegale. Altri sottolineano il rischio di colpire in modo più marcato le fasce economicamente più fragili, tra le quali il tabagismo è spesso più diffuso.

Sono obiezioni che non possono essere ignorate. Gli esperti di sanità pubblica ricordano infatti che l’aumento del prezzo da solo non è sufficiente. Per essere davvero efficace deve essere accompagnato da politiche integrate: centri antifumo accessibili, programmi di supporto alla cessazione, campagne informative e interventi educativi nelle scuole. La leva economica può rappresentare un forte incentivo al cambiamento, ma non può sostituire una strategia complessiva di prevenzione.

Una questione che riguarda tutti e tutte

Il tema del tabagismo va oltre il singolo gesto quotidiano di accendere una sigaretta. Riguarda la sostenibilità del sistema sanitario, il peso crescente delle malattie croniche e la qualità di vita di milioni di persone. In questo senso, la proposta di aumentare il prezzo delle sigarette di cinque euro assume anche un valore simbolico e la volontà di considerare la prevenzione una priorità concreta. Il dibattito è aperto e probabilmente continuerà ad animare il confronto pubblico nei prossimi mesi. Ma una cosa appare sempre più evidente: il costo sanitario ed economico del tabagismo è ormai troppo grande per essere ignorato.

Claudia Brattini, farmacista con specializzazione in nutrizione e chimica degli alimenti, laureata in Scienze della Nutrizione. È Giornalista pubblicista e si occupa di comunicazione nel mondo della salute. Ha conseguito un master in Comunicazione della Salute & Digital Marketing Sanitario, Giornalismo e Data
Journalism organizzato dal Corriere della Sera. È autrice del libro di cucina per bambini "Gustosissimo, favole ricette ed emozioni da impastare".

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