Kristi Noem
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MAGA make up: quando il trucco fa politica e al centro c’è il corpo delle donne

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Può uno stile di make up servire per sottolineare un messaggio politico? A quanto pare si.

In un mondo dominato dalle immagini ciò che è visivamente esplicito comunica prima e meglio di tante parole, dunque l’estetica non è più solo rincorsa del bello (più o meno soggettivo), ma può essere una potente arma di comunicazione.

Sono queste le considerazioni che da tempo si stanno facendo negli Stati Uniti relativamente alla crescente popolarità che, nel 2025, ha assunto la tendenza di trucco ormai sinonimo delle donne vicine all’ambiente di Donald Trump.

Si tratta di un trend cosmetico, noto anche col nome di “Mar-a-Lago face”, che ha spopolato a Washington, estendendo la sua influenza poi in tutti gli Stati Uniti, complici ovviamente anche i social network.

Cos’è il MAGA make up

Make America Great Again – MAGA – è l’arcinoto slogan del presidente Trump, utilizzato in campagna elettorale e rivendicato con forza anche poi, tanto da creare un vero e proprio movimento di persone che si riuniscono sotto quell’acronimo per mostrare il loro schieramento.

MAGA Make up, Republican Make Up, Maga Beauty o Conservative girl make up sono le diverse espressioni utilizzate per intendere un trucco pesante con occhi scuri, ciglia finte, labbra carnose (spesso ottenute tramite filler), botox, fondotinta pesanti e aranciati, contouring labbra evidenziato, accostato a capelli ondulati, lunghi e freschi di piega.

Effetti che rimandano ad un’apparenza mista tra le mode di fine anni ’80 e ’90 del XX secolo e l’estetica country alla Dolly Parton, ma con un pizzico di sensualità in più, sempre però al limite dell’esplicito perché non si può tradire l’ancestrale anima puritana d’oltreoceano.

Secondo quanto riportato dal Daily Mail e da altre testate sembra che Trump abbia manifestato spesso il suo apprezzamento per chi sembra provenire da un casting di Hollywood e per un’estetica iper-femminile, spesso vista come uno status symbol legato alla sua cerchia.

Il trend ha spinto diverse donne di spicco ad adattarsi a questa tipologia estetica, sottoponendosi ad un restyling, un “make over”, per uniformarsi ad una precisa iconografia.

Ne sono esempio personaggi come Kristi Noem, governatrice del South Dakota, di cui il New York Times ha raccontato la “Trumpification”, Tricia McLaughlin, assistente segretaria per gli affari pubblici, Laura Loomer, influencer americana di estrema destra, Kimberly Ann Guilfoyle, personaggio televisivo e diplomatica, ma anche molte altre.

Si tratta di donne accomunate da un cambio piuttosto evidente nel loro aspetto, modificato in base ai canoni tacitamente rappresentativi di un certo pensiero tradizionalista, a prescindere da personalità, ruolo, gusti personali.

kristi noem maga make over
Kristi Noem prima e dopo il MAGA Make over

Non è solo trucco

Lo psicologo Jordan Conrad, intervistato ancora dal Daily mail al riguardo, ha spiegato come il MAGA make over, cioè la trasformazione in stile MAGA, sia scelta dalle donne che desiderano rafforzare tratti femminili classici e stereotipati, mosse anche dal desiderio di sentirsi del tutto incluse in quell’ambiente, di certo selettivo e molto esigente da quel punto di vista.

Le donne che fanno questa scelta (se di scelta si può parlare) in un certo senso segnalano il loro status di appartenenti al gruppo sfoggiando un aspetto uniformato.

Non necessariamente sono peggiori, ma di fatto sono molto diverse da come erano prima e soprattutto sembrano indossare una divisa.

Le scelte estetiche dunque come messaggio potente, in linea con le classiche strategie di marketing che da sempre indicano l’identificabilità con uno stile preciso come modo per posizionarsi nella mente del pubblico, rendersi riconoscibili, rassicurare e ispirare fiducia nei confronti di chi condivide le proprie idee.

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Il MAGA make over di Laura Loomer

Estetica maschiocentrica

Secondo alcuni opinionisti americani, quello che il MAGA makeover collettivo sta trasmettendo è l’esibizione di uno specifico modello di donna, inteso come l’unica incarnazione possibile della femminilità, escludendo di fatto tutte le altre.

Si tratta nello specifico di un aspetto femminile sensibile allo sguardo maschile dell’estrema destra politica.

Per certi versi è un’estetica non lontana da quella di un altro trend in crescita negli USA e che inizia ad espandersi anche oltreoceano: quello delle Trad Wife, donne che scelgono di fare solo le mogli e le madri, assoggettandosi al marito capofamiglia.

Questo tipo di femminilità, che enfatizza l’ambito domestico, la sessualità controllata, la bellezza stereotipata, si sottometterebbe alla fantasia femminile idealizzata dell’uomo conservatore, che predilige una donna docile, immediatamente riconoscibile secondo certi canoni e per questo rassicurante.

In questo senso un certo tipo di make up e gli interventi di chirurgia estetica diventano strumenti che le donne utilizzano per dimostrare la loro lealtà all’ideale patriarcale insito nel conservatorismo.

Partecipare a una struttura progettata per bloccare la propria ascesa è apparentemente meglio che essere al di fuori di qualsiasi struttura.

Fiorella Mannoia cantava: “come si cambia, per non morire” ma anche, potremmo aggiungere, per non sparire e tenersi stretta la posizione sociale conquistata.

Kimberly Ann Guilfoyle maga make up trasformazione make over
La trasformazione di Kimberly Ann Guilfoyle

La parodia sul web

Tutto questo è divenuto centrale nei video che hanno spopolato su Tik Tok, lanciati dalla creator e stand up comedian Suzanne Lambert, di area democratica, utilizzati come parodia del trucco usato dalle donne conservatrici.

Il trend MAGA Make up o Republican Make up è stato condiviso da moltissime persone, dunque se da un lato è diventato canone, dall’altro è scivolato nella parodia e, sebbene la satira politica sia sempre esistita, è evidente che l’attenzione al corpo delle donne rimane sempre oggetto di giudizio qualitativo, molto più di quello degli uomini.

La riflessione al riguardo dunque si allarga e va a comprendere molti altri aspetti, tutti legati alla centralità dell’esteriorità femminile, usata comunque strumentalmente.

C’è da dire che la “Mar-a-Lago-face” è stata adottata anche da diversi uomini, come il politico Matt Gaetz, che ha fatto ampio ricorso alla chirurgia estetica, tuttavia le attenzioni nei confronti della controparte maschile sono una minima percentuale.

Il corpo delle donne

Di fatto, a prescindere dalla natura delle opinioni al riguardo, forse ci si dovrebbe chiedere per quanto ancora l’aspetto e il corpo delle donne debba essere giudicato, costretto a cambiare, condizionato e posto al centro dell’attenzione in contesti dove il tema è tutt’altro che quello della bellezza, come nella politica.

Posto che non ci dovrebbe essere nulla da dire riguardo alle scelte estetiche di ognuna, sia che voglia apparire come una barbie, sia che si lasci la chioma grigia, è un dato di fatto che la questione sia ancora centrale in tutte le culture.

In Italia da sempre ci barcameniamo tra soubrette che non possono invecchiare, giornaliste che vengono criticate per non aver fatto la tinta ai capelli e vallette di bell’aspetto che fanno aumentare l’audience dei quiz in tv.

Di fatto si stanno delineando nuove dinamiche tra immagine e potere, tra estetica e affermazione identitaria, che mettono al centro del dibattito politico ancora i corpi delle donne, usati spesso come riprova sociale di una dialettica ancora tutta incentrata sul maschile.

Digital Strategist e Social Media Manager, formatrice certificata sull’educazione digitale e su tematiche legate a libri, lettura e scrittura; blogger, fondatrice del portale mammemarchigiane.it (Premio Alumni Università degli Studi di Macerata 2024; Premio “Donna Impresa” Camera di Commercio di Macerata 2016; Golden Media Marche 2015); autrice dei saggi “Marche Stregate, viaggio nella stregoneria popolare marchigiana” e “Sani e liberi, la maternità nella tradizione marchigiana (sec. XVII-XX)” ; co-autrice della guida “Le Marche con i bambini”.
Ha collaborato con l'Osservatorio di Genere e scrive anche su Vitamine Vaganti, magazine dell’associazione Toponomastica Femminile, occupandosi di storia delle donne ed equità di genere. Laurea specialistica in Archivistica e Biblioteconomia, Laurea quadriennale in Lettere indirizzo Moderno.

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