Adele Tomassini
Adele Tomassini

Adele Tomassini, in moto d’acqua oltre gli stereotipi

Condividi:

Adele Tomassini arriva da Monte San Pietrangeli, un paese lontano dal mare, ma abbastanza vicino ai sogni da permettere a una ragazza di inseguirli attraverso l’acqua, la velocità e la libertà.

Campionessa italiana giovanile di moto d’acqua nel 2022, Adele, a 17 anni, rappresenta una generazione di giovani donne che non accetta etichette né confini prestabiliti. La sua è una storia fatta di passione precoce, sacrifici, burocrazia affrontata con tenacia e una grande capacità di credere in sé stessa. L’abbiamo intervistata per farci raccontare cosa significa scegliere uno sport “non convenzionale” e trasformarlo in una strada possibile.

Quando e come hai scoperto la tua passione per la moto d’acqua?
«Ho scoperto la mia passione per la moto d’acqua grazie a un amico che, quando avevo solo 11 anni, mi ha portata a fare un giro. È stato un colpo di fulmine. Appena ho sentito la velocità sull’acqua e l’adrenalina che ti attraversa il corpo, ho capito che quello non era solo un divertimento: era qualcosa che mi faceva sentire viva».

Essendo di Monte San Pietrangeli, un paese non proprio “di mare”, come è nata l’idea di avvicinarti a uno sport acquatico?
«Non è stato affatto semplice. Vivere lontano dal mare significa dover affrontare più difficoltà, soprattutto logistiche e burocratiche. Per guidare un mezzo nautico serve la patente, che si può conseguire solo a 18 anni e da minorenne allenarsi richiede permessi, organizzazione e tanta pazienza. Ma la distanza non ha mai spento la mia voglia di provarci».

Adele Tomassini premiata dal Coni

Quali emozioni hai provato la prima volta che sei salita su una moto d’acqua?
«All’inizio paura ed eccitazione si mescolavano. Avevo il cuore che batteva fortissimo. Poi, man mano che prendevo confidenza, quella paura si è trasformata in una sensazione potentissima di libertà. L’adrenalina diventa quasi una compagna di viaggio».

Cosa ha significato per te diventare campionessa italiana giovanile nel 2022?
«È stato un momento incredibile. Dietro quel titolo c’erano allenamenti, sacrifici, rinunce e tanta determinazione. Vedere realizzato un obiettivo per cui avevo lavorato così duramente è stato come dire a me stessa: “Ce l’hai fatta davvero”».

Quali sono state le sfide più grandi che hai dovuto affrontare?
«La sfida più difficile è stata quella mentale. Gestire la pressione delle gare, le aspettative, lo stress. Ho dovuto imparare a trovare il giusto equilibrio tra concentrazione e rilassatezza, a conoscere le mie emozioni e a non farmi travolgere».

Adele Tomassini in moto d'acqua

Quanto impegno richiede allenarsi in uno sport come la motonautica?
«Mi alleno circa due o tre volte a settimana, tra palestra e mare. Serve molta organizzazione per far convivere sport, scuola e vita quotidiana. Non è sempre facile, ma credo molto nell’equilibrio e cerco di non trascurare mai gli studi».

La motonautica è spesso considerata uno sport “da uomini”. Come vivi questa realtà?
«La mia categoria è mista, gareggiano uomini e donne insieme. Questo mi ha permesso di dimostrare che anche le donne possono essere competitive e forti in uno sport che richiede resistenza fisica e mentale. I pregiudizi esistono, ma i risultati parlano più forte».

Cosa diresti a una ragazza attratta da uno sport considerato “inusuale”?
«Le direi di non ascoltare chi cerca di metterle dei limiti. Se senti una passione dentro, seguila. Non aspettare il permesso di nessuno».

Adele Tomassini

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
«Il mio prossimo grande obiettivo è gareggiare a livello internazionale. Vorrei rappresentare l’Italia e dimostrare che le donne italiane possono raggiungere traguardi importanti anche in sport poco esplorati».

Cosa speri cambi nel mondo della motonautica per le donne?
«Spero ci siano più strutture accessibili e più incoraggiamento. Serve maggiore consapevolezza: le donne devono sentirsi legittimate a scegliere questo sport senza sentirsi “fuori posto”».

Come ha influito questo percorso sulla tua crescita personale?
«Mi ha resa più forte, più sicura di me. Mi ha insegnato a non mollare, a credere nelle mie capacità anche quando sembra difficile».

Quanto conta il supporto delle persone che ti circondano?
«Conta tantissimo. Sapere che famiglia, amici e il tuo paese credono in te ti dà una forza enorme. Non ti senti mai sola».

Che messaggio vorresti lasciare alle lettrici di Donnemente?
«Non abbiate paura di essere diverse. Seguite ciò che vi fa sentire libere e felici. Nessuno può decidere al posto vostro».

Cosa significa per te “libertà sportiva”?
«Significa poter scegliere lo sport che ami senza essere giudicata. Essere te stessa, senza dover chiedere scusa o giustificarti».

La storia di Adele Tomassini ci ricorda che la libertà non è un concetto astratto, ma una scelta quotidiana. È fatta di allenamenti all’alba, di chilometri per raggiungere il mare, di coraggio nel rispondere agli stereotipi con i fatti.

Adele non corre solo sull’acqua: corre verso un futuro in cui il talento non ha genere e i sogni non chiedono il permesso.

Scrittrice, blogger digital strategist. Laureata in Scienze della Comunicazione, è fondatrice del blog “C'era una mamma”, dove racconta con ironia e autenticità il mondo della maternità e della crescita personale. Autrice di libri come “C’era una mamma – Una vita quasi da favola” e “La mia amica Guty” (favola ecologica per bambini) e formatrice, ha ideato progetti educativi su cittadinanza digitale e lotta al bullismo e parità di genere. Oltre alla scrittura, è un’attivista che ricopre il ruolo di presidente di CNA Impresa Donna Marche e Macerata, impegnata nella promozione dell’imprenditoria femminile e nell’empowerment delle donne italiane.

Condividi:

Forse ti interessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *